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La Penisola Sorrentina sotto attacco: fiamme a Le Tore e frana al Pezzolo. Ora servono prevenzione e manutenzione

Una domenica di ordinaria emergenza in Costiera: il fuoco devasta la collina di Sorrento, mentre a Vico Equense crolla un pezzo di costone a pochi passi dai bagnanti. Il territorio grida aiuto.

La Penisola sorrentina si scopre ancora una volta fragile, stretta in una morsa che va dal fuoco delle colline al dissesto delle sue falesie. Quella di ieri è stata una giornata convulsa, drammatica, che ha riproposto con forza il tema della sicurezza ambientale in uno dei comprensori più belli e visitati al mondo. Nel giro di poche ore, il territorio è stato colpito su due fronti: prima un vasto incendio boschivo nella riserva delle Tore a Sorrento, poi una frana sulla spiaggia del Pezzolo a Vico Equense. Un doppio campanello d’allarme che impone una riflessione seria sulla necessità di una costante prevenzione e manutenzione del territorio.

Notte di fuoco a Le Tore: l’ombra del dolo

Il primo allarme è scattato nel cuore della notte. Un rogo di vaste proporzioni ha avvolto la località Le Tore, l’area collinare di Sorrento al confine con Massa Lubrense, affacciata sul versante del golfo di Salerno e della costiera amalfitana. Le fiamme, alte e visibili da chilometri di distanza, hanno illuminato il buio, scatenando il panico tra i residenti che temevano il fuoco potesse raggiungere le abitazioni.

Il bilancio:

Diversi ettari di preziosa macchia mediterranea sono andati in cenere. Il peggio è stato scongiurato solo grazie a un lunghissimo intervento congiunto dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Piano di Sorrento, delle forze dell’ordine e della Protezione Civile locale.

Le operazioni di spegnimento sono state rese estremamente complesse dall’impervietà della zona, irraggiungibile per le autobotti. Domate le fiamme dopo ore di fatica, sono partiti i rilievi: l’ombra del dolo è più che concreta. Le modalità del rogo ricordano da vicino l’incendio che lo scorso 22 maggio ha devastato la vicina area protetta di Punta Campanella a Massa Lubrense. La firma dei piromani sembra essere la stessa.

Paura al mare: frana il costone al Pezzolo

Passano poche ore e l’emergenza si sposta dalla montagna al mare. Intorno alle 11:00 di ieri, il fragore di un crollo ha scosso la spiaggia del Pezzolo, sul litorale di Vico Equense. Alcuni metri cubi di terreno e roccia si sono staccati dal costone, franando verso il basso e sollevando una fitta nube di polvere a pochissima distanza dalla battigia, in quel momento affollata di bagnanti.

Il panico è stato immediato, con fughe repentine dalla spiaggia. Fortunatamente non si registrano feriti, ma solo perché il tratto interessato dal crollo era già ufficialmente interdetto per rischio idrogeologico.

Il nodo dell’incoscienza e dei controlli

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale e i militari della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia per mettere in sicurezza l’area. L’episodio ha però riacceso i riflettori su un comportamento tanto diffuso quanto pericoloso: nonostante i cartelli di divieto affissi dal Comune di Vico Equense, molti bagnanti continuano a ignorare il pericolo posizionandosi sotto la falesia instabile. Solo nei giorni scorsi la Guardia Costiera era dovuta intervenire per sgomberare l’area interdetta.

Il punto:

serve un piano straordinario per il territorio
Gli eventi di ieri dimostrano che la Penisola sorrentina non può più permettersi di rincorrere le emergenze. Il mix tra l’azione criminale dei piromani e la fragilità intrinseca delle pareti rocciose rischia di compromettere non solo l’incolumità pubblica, ma anche l’economia turistica su cui si regge l’intera costiera.

Contro gli incendi:

È urgente potenziare i sistemi di videosorveglianza boschiva e i presidi territoriali, specialmente nei punti più isolati e sensibili come Le Tore e Punta Campanella.

Contro il dissesto:

Non bastano più le ordinanze di divieto. Servono interventi strutturali di messa in sicurezza dei costoni e, al contempo, una vigilanza serrata per impedire l’accesso alle aree a rischio.

La natura ha lanciato l’ennesimo avvertimento. Alle istituzioni e alla cittadinanza il compito di rispondere prima che sia troppo tardi.