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La fiera del “già visto”: benvenuti nella Costiera in franchising

In Costa d’Amalfi basta aspettare che arrivi un qualunque fine settimana estivo, per poter partecipare ad un mirabolante viaggio nel tempo e nello spazio, planando direttamente sull’immancabile copione: il carrozzone itinerante del “fritto misto e souvenir” rifilato ai turisti come “artigianato tipico a km zero”.

​L’unico aspetto davvero “tipico” di queste kermesse è la coreografia urbana. Chiunque sogni una romantica passeggiata sul lungomare, viene prontamente catapultato in un percorso a ostacoli tra i fumi degli stend omologati.

Il tutto incorniciato da un classico dell’arte contemporanea locale: auto parcheggiate audacemente su ogni millimetro di asfalto e residenti felicemente barricati in casa in modalità “sopravvivenza“.

​L’ecosistema del “Copia e Incolla”

​Ma perché ostinarsi a inaugurare festival dai nomi altisonanti proprio in alta stagione, quando la Costiera è già s-piacevolmente congestionata dall’overtourism?

Semplice: perché siamo davanti a una macchina d’ingegno politico regionale ben collaudata.

Le sue regole doro

Il voto a chilometro zero: Quale modo migliore per coccolare l’elettorato se non regalargli una sagra estiva?

Il vanto del bando: un fondo della Regione Campania (POC o simili) c’è per tutti; l’effettiva utilità dell’evento o il collasso della viabilità sono solo dettagli.

La filiera del “chiavi in mano”: agenzie e solerti direttori artistici sono sempre pronti con un pacchetto di intrattenimento fotocopiato al costo previsto dal bando; per la tutela del territorio c’è tempo, nel prossimo programma elettorale.

​Concorrenza “creativa” e identità sbiadite

​Mentre il vip di turno si prepara alla sua comparsata sul palco, i commercianti locali assistono allo spettacolo degli espositori itineranti che – con costi di gestione ben più leggeri – offrono mercanzia di provenienza dubbia. Prestigiosi brand del Made in Italy si trasformano così nel generoso ombrello sotto cui riparare merci esposte al sole cocente, con buona pace della catena del freddo, per la gioia di chi invece sul territorio paga le tasse e investe sulla qualità tutto l’anno.

Un tempo l’ospitalità in Costiera era un’arte sartoriale, un legame intimo tra il luogo e chi lo abitava.

Oggi, i “diversamente giovani” della Costa, con gli anticorpi e l’ironia necessari, sorridono perplessi davanti a queste operazioni travestite da “recupero delle tradizioni“, perchè sanno che continuando di questo passo, anche l’ultimo granello di autenticità della Costiera finirà per dissolversi.

Forse insieme all’odore di frittura e col primo soffio di brezza autunnale.

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