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Grazie all’intervento della restauratrice Alessandra Cacace e al mecenatismo del Hotel bellevue Syrene , il dipinto del maestro fiammingo torna a splendere, rivelando dettagli inediti e figure di cacciatori finora celate dall’oscurità del tempo.

SORRENTO – C’è un momento magico nel restauro di un’opera d’arte: è quando la pazienza, la tecnica e la storia si incontrano per restituire a un dipinto la sua voce originale. È quanto sta accadendo in queste settimane nei meravigliosi saloni del Syrene, sotto gli occhi dei turisti ospiti e  sotto le mani esperte di Alessandra Cacace, impegnata nella fase conclusiva del restauro del dipinto di David de Coninck, preziosa testimonianza della pittura fiamminga del XVII secolo.

Un intervento in punta di pennello

«Siamo nella fase finale», racconta la restauratrice. «Il dipinto si presentava fortunatamente in buone condizioni strutturali, senza grandi lacune. Il nostro lavoro si è concentrato sulla risoluzione delle diffuse micro-cadute di colore». Un intervento minuzioso, definito dalla Cacace come un paziente lavoro «in punta di pennello», volto a ricucire le piccole mancanze della materia pittorica per ridare unità e piena leggibilità all’intera composizione.

La riscoperta dei dettagli

Ma è nelle zone del primo piano, dedicate alla cacciagione, che il restauro ha regalato le sorprese più emozionanti. Liberata dall’opacità dei secoli, la superficie pittorica ha svelato la straordinaria maestria di de Coninck, artista capace di un’attenzione al particolare che rasenta il virtuosismo.

«Abbiamo potuto finalmente apprezzare la qualità tecnica che caratterizza l’artista fiammingo», spiega ancora la restauratrice. «Oggi è possibile distinguere nettamente la ruvidezza del pelo del cinghiale dalla morbidezza di quello del coniglio o del cervo. Anche gli uccelli in secondo piano e i cani da caccia sono tornati a una vividezza sorprendente».

Il ritorno dei protagonisti

Il risultato più eclatante, tuttavia, riguarda la narrazione dell’opera. Le due grandi figure dei cacciatori, che fino a prima dell’intervento risultavano quasi invisibili, sono emerse con chiarezza, riconquistando il loro ruolo centrale nel dipinto. «Adesso siamo in grado di leggere non solo la loro presenza, ma anche l’espressività dei volti e la raffinata qualità pittorica che era rimasta celata», conclude la Cacace.

Il restauro, oltre a preservare un bene prezioso per le future generazioni, si trasforma così in una vera e propria operazione di riscoperta critica. Grazie a questo attento lavoro conservativo, il capolavoro di de Coninck non è più soltanto un reperto da ammirare, ma un racconto vivo, dove la maestria seicentesca torna finalmente a dialogare con il pubblico.

Generico luglio 2026

La “K” di Sorrento

Mentre nel resto del mondo l’artista fiammingo è universalmente noto come David de Coninck, tra le pareti del prestigioso museo sorrentino il suo cognome è stato storicamente trascritto con la “K”. Una variante che, lungi dall’essere un semplice refuso, si inserisce nel solco di una tradizione documentaria locale che spesso ha adattato le grafiche dei grandi maestri stranieri. Che si tratti di Coninck o Koninck, l’essenza del pennello resta la stessa, ma questa curiosa differenza grafica sottolinea il legame unico e quasi intimo che lega questa tela alla storia della Penisola Sorrentina.

Un restauro nel segno della continuità

Il progetto, sostenuto con lungimiranza e generosità dal Bellevue Syrene, rappresenta un esempio virtuoso di come il mecenatismo privato possa dialogare proficuamente con le istituzioni pubbliche, in questo caso il Museo Correale.

Sotto la guida attenta delle restauratrici Alessandra Cacace e Angela Pepe, l’opera è stata trattata con quella «pazienza, precisione e profondo rispetto» che solo un intervento conservativo di alto profilo può garantire. Lavorando «in punta di pennello», le professioniste hanno operato una paziente ricucitura delle micro-cadute di colore, liberando la tela dall’opacità accumulata nel tempo.

Emozioni emerse dal buio

I risultati sono, nelle parole di chi sta seguendo i lavori, una vera meraviglia. La pulitura ha permesso di distinguere finalmente la matericità del mondo naturale dipinto dal fiammingo: la ruvidezza del pelo del cinghiale, la morbidezza di quello del coniglio e del cervo, e la precisione chirurgica dei dettagli ornitologici e dei cani da caccia.

Tuttavia, il colpo di scena più significativo riguarda il fulcro della narrazione: le due grandi figure dei cacciatori, prima pressoché invisibili, sono riemerse dal buio. Adesso, il visitatore potrà finalmente cogliere l’espressione dei volti e l’incredibile qualità pittorica che era rimasta celata per secoli.

Un impegno condiviso

«Within the historic interiors of Bellevue Syrene, the restoration continues as a quiet act of continuity», commentano i promotori. L’intervento non è solo un atto tecnico, ma un gesto di amore verso la cultura: un impegno condiviso per il patrimonio, preservato con cura e sostenuto nel tempo.

Mentre il restauro volge al termine, la Scena di Caccia del Museo Correale si prepara a tornare al suo antico splendore, confermandosi uno dei tesori più affascinanti e riscoperti della nostra terra. Un capolavoro che, con la sua “K” distintiva, racconta una storia che è, allo stesso tempo, fiamminga e profondamente sorrentina.

Dal 1924, tra le sale del Museo Correale di Terranova, una Scena di Caccia di David De Koninck strega i visitatori. Al centro del mistero, lo sguardo magnetico di un bracco da caccia, protagonista di una leggenda che sfida i secoli.

SORRENTO – C’è un’opera, tra le prestigiose collezioni del Museo Correale, che da oltre un secolo esercita un potere ipnotico su chiunque varchi la soglia delle sue sale. È la Scena di Caccia di David De Koninck, un capolavoro fiammingo che, fin dall’apertura del museo nel 1924, è diventato un vero e proprio punto di riferimento per i visitatori, alimentando curiosità e suggestioni che si tramandano di generazione in generazione.

Non un dalmata, ma un bracco

Protagonista indiscusso della composizione — insieme alla selvaggina e alle figure dei cacciatori — è un cane. Spesso, nel tempo, è stato confuso dai profani con un dalmata, richiamando alla memoria la celebre estetica del film La carica dei 101. Ma gli esperti e gli osservatori più attenti sanno bene che non è così: il nobile animale dipinto dal maestro fiammingo è in realtà un bracco da caccia, ritratto con quella precisione anatomica che ha reso celebre il talento dell’artista.

Uno sguardo che ti segue

Ciò che ha reso leggendario questo bracco non è solo la sua impeccabile fattura, ma il suo sguardo. Una credenza popolare, radicata fin dai primi anni di vita del museo, narra che il cane abbia la capacità di seguire il visitatore con gli occhi. Spostandosi da una parte all’altra della sala, il pubblico avverte la sensazione netta che l’animale non sia una figura statica, ma una presenza vigile, pronta a osservare i movimenti di chiunque si avvicini alla tela. Un “effetto Monna Lisa” declinato nel mondo della caccia seicentesca, che ha trasformato un semplice dipinto in un’icona del Museo Correale.

Il restauro: la riscoperta di un prodigio

Oggi, questo mistero si arricchisce di nuove scoperte. Grazie al recente intervento di restauro, sostenuto dal Bellevue Syrene e condotto dalle restauratrici Alessandra Cacace e Angela Pepe, la tela ha ritrovato una limpidezza straordinaria.

Il lavoro di fino, eseguito «in punta di pennello», non solo ha sanato le micro-cadute di colore, ma ha restituito alla luce dettagli che erano rimasti celati per decenni. E se prima lo sguardo del bracco era immerso in un’atmosfera leggermente opaca, oggi brilla di una vividezza che rende l’interazione con il visitatore ancora più intensa e perturbante.

La riscoperta della matericità del pelo, la vividezza degli uccelli e la ritrovata espressività dei cacciatori hanno dato nuova forza all’intera composizione. Eppure, il cane rimane il fulcro emozionale dell’opera. Che sia suggestione o una magistrale tecnica prospettica dell’artista, una visita al Museo Correale non può dirsi completa senza un “duello” visivo con questo bracco seicentesco. Un incontro che, a distanza di cent’anni dall’apertura del museo, continua a confermare la magia senza tempo dell’arte.

Dalle botteghe di Anversa ai palazzi romani: il viaggio artistico e la riscoperta di un talento che ha saputo immortalare la vitalità del regno animale e il fascino della natura morta.

Sebbene il nome di David de Coninck (1636–1687) non occupi sempre la prima pagina dei manuali di storia dell’arte dedicati ai giganti del Seicento, la sua parabola creativa rappresenta una delle testimonianze più autentiche del talento fiammingo capace di varcare i confini nazionali per confrontarsi con il respiro europeo del Barocco.

Nato ad Anversa nel 1636, de Coninck si formò sotto l’egida di Pieter Boel, uno dei maestri indiscussi del genere animale. La sua crescita professionale fu rapida: nel 1663, il suo ingresso nella prestigiosa Lukasgilde (la Gilda di San Luca di Anversa) sancì il suo definitivo inserimento nell’élite artistica dell’epoca.

Un cosmopolita del pennello

Quello di de Coninck non fu un percorso stanziale. La sua cifra stilistica si nutrì costantemente del confronto con altre culture visive. Il pittore fu, a tutti gli effetti, un instancabile viaggiatore: i suoi spostamenti lo condussero in Germania e in Francia, ma fu il lungo soggiorno a Roma, iniziato nel 1670, a marcare un punto di svolta. Nella Capitale, cuore pulsante dell’arte europea, de Coninck poté affinare la sua sensibilità, arricchendo la solida tradizione nordica con la luce e la drammaticità del gusto barocco italiano.

Erede di Jan Fyt

La critica d’arte concorda nel riconoscere in de Coninck un interprete raffinato della maniera di Jan Fyt. Le sue opere non sono mere rappresentazioni statiche: i suoi quadri trasudano vita, che si tratti della composizione meticolosa di una natura morta o del dinamismo convulso di una scena di caccia. La sua capacità di rendere la consistenza del piumaggio, la profondità degli sguardi degli animali e la ricchezza materica dei frutti e degli oggetti lo resero uno degli artisti più richiesti dai collezionisti dell’epoca.

Un’eredità diffusa

Nonostante una vita conclusasi prematuramente — dopo il ritorno ad Anversa nel 1687 e il successivo spostamento a Bruxelles, dove morì nello stesso anno — il corpus delle sue opere ha superato indenne i secoli. Oggi, la sua maestria è testimoniata da una collezione di capolavori dispersi nelle principali istituzioni culturali europee e internazionali. Dai musei di Amsterdam, Praga, Vienna e Bamberga, fino alla suggestiva cornice di Sorrento, le tele di David de Coninck continuano a raccontare il legame profondo, quasi ancestrale, tra l’uomo e la natura.

Osservare un’opera di de Coninck oggi significa compiere un viaggio nel tempo: una finestra aperta su un Seicento che, tra il rigore della tecnica fiamminga e l’esuberanza del viaggio, non ha mai smesso di stupire.

Generico luglio 2026

David de CONINCK   (Anvers – Amsterdam , 1699 )  Nature morte aux lapins  Museo Fesh di Ajaccio

MFA 852.1.504   Huile sur toile  68 x 133 cm

Historique :
Rome, collection du cardinal Fesch; légué par le cardinal Fesch à la ville d’Ajaccio en 1839; transaction entre le comte de Survilliers (Joseph Bonaparte) et la ville d’Ajaccio en 1842.Localisation :
[2-05] Galerie des natures mortes
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CONINCK David de    Nature morte de fruits et de fleurs avec des animaux

David de CONINCK (Anvers – Amsterdam , 1699 ) Nature morte de fruits et de fleurs avec des animaux  Museo Fesh di Ajaccio

MFA 852.1.290 Huile sur toile 89 x 122 cm

 Historique :
Rome, collection du cardinal Fesch; légué par le cardinal Fesch à la ville d’Ajaccio en 1839; transaction entre le comte de Survilliers (Joseph Bonaparte) et la ville d’Ajaccio en 1842.Localisation :
[2-05] Galerie des natures mortes

Un paradiso di seta e natura: l’eleganza barocca in una “natura morta” che incanta

Un viaggio nel cuore di un giardino seicentesco dove la precisione dell’ordine incontra l’estro dell’esotico. Tra fontane, frutta e animali, un’opera che racconta il prestigio e la maestria di un’epoca.

Esistono dipinti che non si limitano a essere osservati, ma che invitano a un vero e proprio passeggio interiore. È il caso di quest’opera di rara eleganza, una composizione che ci trasporta in un parco dove la natura non è selvaggia, ma armoniosamente pensata, ordinata in carrés di bosso e scandita dalla nobiltà di busti antichi e urne marmoree.

L’armonia di un giardino ideale

Immergersi in questo quadro significa seguire un’allée ombrata da alti alberi, dove il suono cristallino di una fontana sembra risuonare nell’aria. Il pittore ci guida con mano sapiente verso una seconda fontana, ai cui piedi si svela il cuore pulsante della composizione: una vera e propria esplosione di vita.

Qui, in un vaso finemente cesellato, un bouquet di rose, tulipani e garofani sfida il tempo con la sua freschezza. Ai piedi del recipiente, una natura morta che è un inno all’abbondanza: pesche vellutate, un melone maturo, grappoli d’uva succosi e una melagrana aperta, quasi a voler offrire i suoi chicchi allo spettatore. A coronare questa scena, la grazia dei convolvoli che si intrecciano alle volute della fontana, creando un gioco di linee che è pura poesia visiva.

L’esotico nell’ordine aristocratico

Se l’atmosfera generale è di un lusso calmo e misurato, senza alcuna ostentazione, il pittore concede all’occhio una nota di imprevedibile stravaganza. Tra i viali, un pavone passeggia con superba alterigia; un piccolo scimmiotto è colto nell’atto di gustare chicchi d’uva, mentre un pappagallo, posato sul bordo della vasca, osserva la scena con vivace curiosità.

Questi elementi non sono casuali. Nel XVII secolo, tali “quadri d’apparenza” erano veri e propri simboli di prestigio destinati alle dimore dell’aristocrazia. Lungi dal voler trasmettere messaggi morali o religiosi, queste opere miravano a celebrare l’abbondanza e la prosperità del proprietario terriero, spesso residente in città ma desideroso di circondarsi della bellezza di una natura padroneggiata.

La virtù del pennello

Per l’artista, il dipinto era una sfida tecnica suprema. Il fondo scuro, giocato su delicate mezze tinte, funge da palcoscenico perfetto: esalta la luce che scivola sui petali, rendendo i frutti così tangibili da stimolare il gusto e il pelo degli animali così soffice da invitare al tocco.

È una pittura che vive di dettagli microscopici, una virtuosità che trasforma oggetti quotidiani in icone di bellezza assoluta. Osservare quest’opera non è solo un esercizio estetico: è un modo per regalarsi un momento di pace, un invito a lasciarsi cullare dalla bellezza e a godere, per un istante, del piacere degli occhi.

L’equilibrio tra la rigida geometria del parco e la libertà degli animali è l’elemento che più colpisce in questa composizione.

 

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Tra Natura e Dominio: Il “Natura Morta” di David de Coninck alla National Gallery

Un’analisi dell’opera “Dead Birds and Game with Gun Dogs and a Little Owl”, capolavoro del maestro fiammingo che interroga il rapporto tra uomo, cacciatore e preda.

LONDRA – Nelle silenziose sale della National Gallery di Londra, tra le tele che hanno fatto la storia della pittura europea, si cela un’opera di straordinario impatto visivo e psicologico: Dead Birds and Game with Gun Dogs and a Little Owl (Uccelli morti e selvaggina con cani da caccia e una civetta) di David de Coninck (1643/5–1699).

Sebbene attualmente non sia esposta al pubblico, il dipinto rimane una testimonianza fondamentale della maestria fiamminga nel genere della natura morta venatoria, un filone che nel XVII secolo non si limitava a celebrare la ricchezza delle tavole nobiliari, ma indagava profondamente la condizione animale e la gerarchia della natura.

L’estetica del trionfo e la fragilità della preda

La composizione, realizzata tra il 1672 e il 1694, cattura una scena intrisa di realismo brutale. Al centro, un accumulo di selvaggina — tordi, ghiandaie, un codirosso, un’anatra e una pernice — compone una sorta di monumento alla caducità. Sopra questo mucchio svetta una lepre, ritratta con una precisione che ne esalta la rigidità post-mortem, proprio accanto a un fucile da caccia, simbolo inequivocabile della mano umana che ha imposto la propria supremazia sul bosco.

De Coninck non si limita alla cronaca della battuta di caccia: egli costruisce una narrazione carica di tensione. Sullo sfondo di un tramonto che tinge l’orizzonte di malinconia, tre cani da caccia attendono: due sono incatenati, uno osserva il vuoto, mentre il terzo volge uno sguardo interrogativo verso una civetta. Quest’ultima, usata all’epoca come richiamo per attrarre le prede, fissa lo spettatore con uno sguardo fisso e inquietante, rompendo la “quarta parete” del quadro.

Un gioco di sguardi e gerarchie

Ciò che rende l’opera di De Coninck un oggetto di studio affascinante è il ribaltamento di prospettiva che l’artista impone al visitatore. Non siamo solo di fronte a una mostra di trofei: siamo spettatori di un sistema gerarchico. Da un lato la sottomissione dei cani e della civetta, strumenti nelle mani dell’uomo; dall’altro, la libertà effimera degli uccelli che, nel cielo sopra la scena, continuano a volare.

L’artista, nato ad Anversa e attivo tra Roma e Parigi, fonde in questa tela la precisione analitica nordica con la drammaticità luminosa appresa durante i suoi soggiorni italiani. Ogni piuma, ogni venatura del pelo della lepre, ogni macchia di sangue sulla livrea degli animali è resa con una perizia tecnica che sfida il tempo.

Un’eredità conservata

Donata alla National Gallery nel 1902 da Sir Edwin Durning-Lawrence, l’opera con numero di inventario NG1903 è un esempio perfetto di come la pittura barocca sapesse trasformare il tema della morte in una riflessione filosofica. Anche se oggi l’olio su tela (96,2 × 133,5 cm) riposa nei depositi del museo, la sua potenza narrativa continua a interrogare chiunque si avvicini alla sua storia: il confine sottile tra la maestria del cacciatore e la tragica vulnerabilità del vivente.

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DAVID DE CONINCK  E LE CASE D’ASTA

Il fascino intramontabile di David de Coninck: il trionfo nelle case d’asta del pittore fiammingo

Tra rigore barocco e vivacità naturalistica, il maestro di Anversa continua a sedurre i collezionisti internazionali, segnando risultati sorprendenti nelle aste di tutto il mondo.

ZURIGO/VIENNA – Il mercato dell’arte antica vive di riscoperte costanti, ma pochi artisti hanno saputo mantenere un’attrattiva così solida e costante come David de Coninck (1636–1701). Pittore cosmopolita, allievo di Pieter Boel e Jan Fyt, De Coninck non è solo un nome di riferimento per gli studiosi di natura morta e pittura animalista, ma è divenuto una vera “certezza” per i collezionisti che frequentano le principali case d’asta europee.

Un autore riscoperto e celebrato

Con oltre 170 passaggi in asta registrati, l’opera di De Coninck gode oggi di una salute invidiabile. Dalle prime vendite degli anni ’80 fino ai recenti successi del 2026, il suo valore ha attraversato diverse fasi, consolidandosi grazie all’instancabile lavoro di autenticazione dei maggiori esperti, primo fra tutti Fred G. Meijer del RKD (L’Aia), che ha contribuito a ripulire il catalogo dell’artista da attribuzioni incerte, restituendo al pubblico la piena portata della sua maestria.

Perché il mercato ama De Coninck?

La fortuna di De Coninck nelle aste — dalle prestigiose sedi di Zurigo, come Koller Auctions, ai grandi incanti di Vienna, come il Palais Dorotheum — risiede nella versatilità del suo stile. Le sue composizioni barocche, che fondono il rigore analitico fiammingo con la luminosità scenografica appresa durante il suo lungo soggiorno romano, offrono un equilibrio perfetto tra eleganza decorativa e vigore narrativo.

Un esempio emblematico è stato il risultato ottenuto a Vienna nel 2020: una sua grande tela con frutti e animali è stata aggiudicata per 62.800 euro, superando ampiamente le stime iniziali e confermando come il gusto per le “nature morte all’aperto” — popolate da pappagalli, conigli e scenari di ville italiane — sia ancora oggi uno dei motivi più ambiti dal collezionismo di alto profilo.

Dalle collezioni storiche al mercato globale

La provenienza delle sue opere è spesso un valore aggiunto: i dipinti di De Coninck portano con sé storie di nobili famiglie — dai Boncompagni-Ludovisi alle prestigiose collezioni private — che ne certificano il prestigio storico. Che si tratti di piccole tele raffiguranti cani da caccia o monumentali scene di giardini arcadici, l’artista rimane una voce autorevole del Barocco europeo.

Oggi, mentre i dati del 2026 segnalano un particolare vigore del mercato svizzero per l’artista, David de Coninck continua a dimostrare che la qualità tecnica e la capacità di raccontare il mondo naturale con occhio sapiente non passano mai di moda. Per chi desidera investire nell’arte antica, il maestro fiammingo non è solo un pezzo di storia, ma una firma che garantisce eleganza e profondità culturale a ogni collezione.

Descrizione dell’Opera

  • Soggetto: Jagdhunde mit Beute (Cani da caccia con preda).

  • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 49 x 65,3 cm.

  • Attribuzione: Opera autografa confermata dallo studioso Fred G. Meijer (RKD, L’Aia).

Dati di Mercato e Provenienza

  • Asta: Venduto presso la casa d’aste Koller Auctions (Zurigo, Svizzera) il 26 marzo 2014.

  • Stima e aggiudicazione: L’opera era stimata tra 4.000 e 6.000 CHF.

  • Provenienza: Collezione privata svizzera.

Nota Critica L’esperto Fred G. Meijer ha sottolineato la natura autografa del dipinto, mettendolo in relazione con una versione di dimensioni maggiori (79 x 120 cm) caratterizzata da una composizione analoga, censita nel database RKD con il numero 15879.

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Descrizione delle Opere Si tratta di un pendant di due oli su tela di grandi dimensioni (171,5 x 121,5 cm e 171,5 x 125,5 cm), che esemplificano la maestria dell’artista nel genere della natura morta e del ritratto animale:

  • Selvaggina sorvegliata dai cani in un paesaggio boschivo: raffigura il bottino di una battuta di caccia con i cani posti sulla destra.

  • Pavone, pappagallo, tacchino, galli, lepri e porcellino d’India in un parco: una composizione ricca che accosta specie animali esotiche e domestiche in un ambiente naturale.

Profilo dell’Artista David de Coninck, allievo di Pieter Boel e probabilmente di Jan Fyt, fu una figura chiave che influenzò profondamente i pittori di nature morte in Francia, Italia e nei Paesi Bassi. La sua carriera fu internazionale: divenne maestro ad Anversa nel 1663, visse a lungo a Roma (dove fu accolto nell’Accademia nel 1686) e si stabilì infine a Bruxelles, dove fu ammesso alla gilda locale nel 1701. Il suo stile è caratterizzato da tonalità calde e piene, in linea con l’eredità compositiva di Jan Fyt.

Provenienza e Storia Le opere vantano una prestigiosa provenienza aristocratica, con ogni probabilità riconducibile alla collezione Boncompagni-Ludovisi di Roma. Successivamente, sono passate attraverso gli eredi della famiglia a Foligno, per poi essere acquisite dal Marchese Laureati e, infine, confluire in una collezione privata europea. L’autografia dell’artista è stata confermata dallo studioso Fred Meijer.

Dati di Mercato Il lotto è stato battuto il 17 aprile 2013, registrando un prezzo di aggiudicazione di 85.700 EUR (circa 98.000 USD), collocandosi all’interno della stima iniziale prevista tra 80.000 e 120.000 EUR.

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Descrizione dell’Opera

  • Soggetto: Un pappagallo, meloni, pesche, melograni, uva e ciliegie in un parco all’italiana.

  • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 147 x 194 cm.

  • Composizione: Il dipinto riflette la maturità barocca dell’artista. Al centro, un pappagallo rosso è posato su un piedistallo che sostiene il busto di una divinità (probabilmente Venere), circondato da rose e un’abbondante varietà di frutti. Sullo sfondo si apre un giardino all’italiana con balaustre e vasi monumentali.

Storia, Esposizioni e Riferimenti

  • Provenienza: Collezione Bornos (Spagna); acquistato nel 2010 presso Christie’s, Londra.

  • Mostre e Bibliografia: Esposto nel 2019 presso Palazzo Martinengo Cesaresco a Brescia (Gli animali nell’arte); l’opera è catalogata nel database RKD (n. 0000279699).

  • Autenticità: Attribuito a David de Coninck, esperto di riferimento: Mark MacDonnell.

Contesto Artistico e Stile

  • Periodo romano: Realizzato durante il lungo soggiorno di De Coninck a Roma (1672–1694), il dipinto mostra un’eccezionale sintesi tra la vigorosa tradizione fiamminga (influenzata da Rubens e Jan Fyt) e il gusto barocco romano.

  • Tecnica compositiva: L’artista utilizza elementi ricorrenti del suo repertorio, come il pappagallo (presente anche nelle collezioni di Basilea e Nantes) e dettagli preziosi come il vassoio ornamentale.

  • Interscambi culturali: A Roma, De Coninck fu in contatto con importanti specialisti della natura morta dell’epoca, come Giacomo Galli (“Lo Spadino”) e Michelangelo del Campidoglio, con i quali condivise modelli e invenzioni, contribuendo alla definizione del repertorio barocco romano.

Note Biografiche Formatosi ad Anversa sotto Pieter Boel (e probabilmente Jan Fyt), De Coninck divenne maestro della Gilda di San Luca nel 1664. Dopo un periodo a Parigi, visse a Roma per oltre vent’anni, lavorando per le più illustri famiglie nobiliari e corti europee, prima di fare ritorno nelle Fiandre.

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Descrizione dell’Opera

  • Soggetto: Un cane che ringhia a un gatto sopra della selvaggina.

  • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 93,5 x 130,5 cm.

  • Caratteristiche: Il dipinto è un esempio magistrale della produzione di De Coninck, considerato il principale pittore animalista e di nature morte nelle Fiandre del tardo XVII secolo. La composizione è stata identificata dallo studioso Fred Meijer come la versione più elaborata tra due varianti esistenti.

Analisi Iconografica L’opera si distingue per la raffinatezza tecnica e il profondo simbolismo barocco:

  • Scontro simbolico: Il cane a sinistra rappresenta il coraggio e la lealtà, mentre il gatto a destra incarna la malizia e la falsità.

  • Vanitas: La tensione tra i due animali si svolge sopra una natura morta di uccelli abbattuti, richiamo alla caducità della bellezza naturale (vanitas).

  • Stile: Caratterizzato da una vivace tavolozza (rossi, blu e gialli) e da simmetrie compositive brillanti, il quadro è accostato per qualità ai capolavori dell’artista, tra cui l’opera conservata alla National Gallery di Londra.

Provenienza e Autenticità

  • Attribuzione: Autografia confermata dallo studioso Fred Meijer dopo l’esame diretto dell’opera.

  • Provenienza: Passato in asta da Christie’s nel 2011, è stato successivamente in collezioni private in Spagna e sul mercato dell’arte in Belgio.

Note Biografiche David de Coninck (Anversa 1636 – Bruxelles 1701) ebbe una carriera cosmopolita:

  • Formazione: Apprendista di Pieter Boel ad Anversa, divenne maestro della Gilda di San Luca nel 1663.

  • Viaggi e carriera: Lavorò a Parigi con Nicasius Bernaerts e visse a Roma per oltre vent’anni (1671-1694), entrando a far parte dei Bentvueghels (il circolo di pittori nordici). Dopo un periodo a Vienna, rientrò nelle Fiandre, stabilendosi a Bruxelles, dove fu ammesso nuovamente alla Gilda nel 1701.

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  • Ecco una sintesi dell’opera di David de Coninck:

    Descrizione dell’Opera

    • Soggetto: Frutta in un piatto d’argento con conigli e una scimmia accanto a un capitello spezzato, con un’urna ornamentale e un paggetto di colore che nutre un pappagallo.

    • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 122,5 x 175,5 cm.

    • Caratteristiche: Un esempio monumentale dello stile Barocco maturo, che combina elementi di natura morta, pittura di animali e figure umane in un ambiente arcadico. La scena è ricca di dettagli opulenti: dal vassoio in argento traboccante di frutta agli elementi architettonici classici, fino alla vivace presenza del pappagallo, della scimmia e del giovane paggetto.

    Provenienza e Storia Espositiva

    • Prestigio: L’opera vanta una storia illustre, essendo appartenuta alla celebre collezione di William Randolph Hearst a San Francisco. È stata inoltre esposta in prestito al Los Angeles County Museum of Art.

    • Riferimenti: L’opera è censita nel database RKD (n. 16007). Esiste un dipinto comparabile dell’artista passato in asta nel 2020 presso il Dorotheum di Vienna.

    Contesto Artistico e Stile

    • Influenze: Il dipinto riflette la solida formazione fiamminga dell’artista (con rimandi a Rubens, Frans Snyders e Jan Fyt) unita all’esperienza maturata durante il quasi trentennale soggiorno a Roma.

    • Collaborazioni e Motivi: A Roma, De Coninck lavorò a stretto contatto con artisti come Giacomo Galli (“Lo Spadino”) e Michelangelo di Campidoglio, scambiando con loro modelli e invenzioni compositive. L’uso di elementi ricorrenti (come il pappagallo, presente anche in opere al Kunstmuseum di Basilea) è tipico della sua pratica artistica.

    Dati di Mercato

    • Aggiudicazione: Il dipinto è stato battuto all’asta il 10 novembre 2020 presso il Palais Dorotheum di Vienna.

    • Risultato: Ha superato le stime iniziali (30.000 – 50.000 EUR), aggiudicandosi il prezzo di 62.800 EUR (circa 72.000 USD).

    • Generico luglio 2026

Ecco una sintesi dell’opera di David de Coninck:

Descrizione dell’Opera

  • Soggetto: Una lepre e selvaggina con due spaniel in un paesaggio.

  • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 94,5 x 133,5 cm.

  • Attribuzione: L’autografia dell’artista è stata confermata dallo studioso Fred G. Meijer; esperto di riferimento: Dr. Alexander Strasoldo.

  • Stile: Il dipinto rappresenta un esempio tipico della produzione dell’artista, specializzato in scene di caccia e soggetti animalisti (cani e uccelli). La composizione richiama tematiche e stilemi presenti in altri suoi capolavori, come l’opera Dead birds and game with gun dogs and a little owl conservata presso la National Gallery di Londra.

Note Biografiche David de Coninck (Anversa, c. 1636 – Bruxelles, dopo il 1701) è stato un protagonista della pittura fiamminga del tardo XVII secolo, caratterizzato da un percorso professionale internazionale:

  • Formazione: Apprendista di Pieter Boel ad Anversa, ottenne il titolo di maestro nella Gilda di San Luca nel 1663.

  • Carriera Europea: Lavorò a Parigi al fianco di Nicasius Bernaerts. Successivamente visse a Roma per oltre vent’anni (1671–1694), dove fu un attivo membro della Bentvueghels, il celebre circolo di artisti nordici.

  • Ultimi anni: Dopo un soggiorno a Vienna, fece ritorno nelle Fiandre e si stabilì a Bruxelles intorno al 1701, divenendo maestro nella locale Gilda di San Luca.

  • Generico luglio 2026
  • Descrizione dell’Opera

    • Soggetto: Cani da caccia e la loro preda.

    • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 121 x 165 cm.

    • Autenticità: L’attribuzione a David de Coninck è stata confermata dallo studioso Fred G. Meijer dopo un esame diretto dell’opera.

    • Riferimenti: Il dipinto è catalogato nel database RKD con il numero 15868; esperto di riferimento per l’opera: Mark MacDonnell.

    Note sulla Provenienza L’opera presenta una storia collezionistica che include:

    • Una collezione privata nel 1962 (periodo in cui veniva erroneamente attribuita a Jan Fyt).

    • Il mercato d’arte di Monaco, dove è stata successivamente acquisita dall’attuale proprietario.

  • Generico luglio 2026

Descrizione dell’Opera

  • Soggetto: Composizione di frutta e fiori all’aperto, con un tendaggio e un pappagallo.

  • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 96 x 132 cm.

  • Caratteristiche: Un eccezionale esempio di natura morta fiammingo-romana. L’opera è ambientata in un giardino di una villa italiana, elemento ricorrente nell’artista, ed è caratterizzata dalla presenza di un distintivo recipiente in argento a forma di conchiglia, vero e proprio “marchio di fabbrica” dell’autore.

Attribuzione e Storia Critica

  • Evoluzione critica: Il dipinto presenta un’interessante storia attributiva: in passato fu assegnato ad Abraham Brueghel dallo stesso Federico Zeri, che successivamente ne corresse l’attribuzione a favore di David de Coninck all’interno della propria fototeca.

  • Confronti: La composizione è strettamente correlata a una tela di dimensioni maggiori (120 x 170 cm) conservata al Musée des Beaux-Arts di Nantes, la quale presenta varianti nel gruppo di frutta in primo piano ma conferma lo stile e il repertorio iconografico (animali e elementi scultorei) tipici del maestro.

Contesto Artistico e Importanza

  • Formazione e stile: Allievo di Jan Fyt ad Anversa, De Coninck giunse a Roma nel 1672, dove metabolizzò e trasformò i modelli di Abraham Brueghel, unendovi una spiccata competenza nella pittura animalista.

  • Eredità: Dopo la partenza di Brueghel da Roma (1675), De Coninck ne divenne di fatto l’erede, sia per la tipologia di composizioni che per la committenza aristocratica. Le sue “nature morte all’aperto” influenzarono profondamente il gusto pittorico romano tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, ispirando artisti come Christian Berentz.

Generico luglio 2026

Descrizione dell’Opera

  • Soggetto: Fichi, pere, un’anguria, zucche, uve e altri frutti, con una scimmia ed un pappagallo, tra recipienti, elementi ornamentali ed un piano di pietra, in un giardino.

  • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, formato orizzontale di notevoli dimensioni (70 x 245 cm).

  • Attribuzione: L’autografia di David de Coninck è stata confermata dallo studioso Fred Meijer.

Analisi e confronti stilistici L’attribuzione è stata supportata da confronti con altre opere di De Coninck che, in passato, erano state erroneamente assegnate ad altri maestri:

  • Due opere conservate presso la Bachofen-Burchardt Stiftung di Basilea (in precedenza attribuite a Jan Fijt).

  • Un dipinto venduto presso Sotheby’s a New York nel 1995 (in precedenza attribuito ad Abraham Brueghel).

Questi confronti confermano la mano dell’artista e la sua collocazione nel filone della natura morta fiammingo-romana, caratterizzata da composizioni ricche, ambientazioni da giardino e una sapiente integrazione di elementi animali e decorativi.

Generico luglio 2026

Descrizione dell’Opera

  • Soggetto: Pavone, galline e conigli in un paesaggio.

  • Tecnica e dimensioni: Olio su tela, 71 x 96 cm.

  • Caratteristiche: Un raffinato esempio della capacità descrittiva dell’artista, con particolare attenzione alla resa dei piumaggi e alla palette cromatica. La composizione è costruita con eleganza, dove la silhouette del pavone detta il ritmo diagonale dell’intero dipinto.

Analisi Comparativa L’opera si inserisce perfettamente nel catalogo dell’artista, trovando stringenti analogie con altri dipinti noti:

  • Impianto compositivo: Condivide elementi chiave (pavone e conigli) con il Pavone sopra un vaso, pappagallo sull’albero, due conigli e tralci di uva (Christie’s, Amsterdam, 2014).

  • Dettagli iconografici: Presenta forti affinità (posa delle galline, nuances delle pellicce dei conigli) con il Paesaggio con pavone, pappagallo, pollo, tacchino, due conigli e un porcellino d’India (Sotheby’s, New York, 2021).

Contesto Artistico e Carriera

  • Formazione: Formato ad Anversa sotto la guida di maestri come Jan Fyt e Pieter Boel.

  • Percorso internazionale: Dopo esperienze a Parigi, in Baviera e a Vienna, visse a Roma per oltre vent’anni (1672–1694), diventando membro dei Bentvueghels e dell’Accademia di San Luca (1686).

  • Successo e committenza: La sua maestria fu molto ricercata dall’aristocrazia romana (famiglie Imperiali, Ruspoli, Pamphilj, Chigi, Colonna). Un segno tangibile del suo prestigio internazionale è dato dall’acquisto di numerose sue opere da parte del quinto Conte di Exeter durante il suo Grand Tour, dipinti oggi conservati a Burghley House.

  • Generico luglio 2026
  • Profilo Artistico e Dati Statistici

    • Vita: L’artista è nato nel 1636 e, secondo i dati in vostro possesso, è deceduto nel 1687 (nota: la critica storica e i documenti di asta solitamente estendono la sua attività fino al 1701/1703 circa).

    • Volume di mercato: Sono state registrate 170 aggiudicazioni all’asta, con una netta prevalenza per la categoria Pittura.

    • Storico vendite: Il primo passaggio in asta registrato risale al 1983 (con il dipinto Vase de fleurs, perroquet, lapin, fruits et oiseau sur un entablement presso Ader-Picard-Tajan); il più recente, Hunting dogs and their prey, è avvenuto nel corso del 2026.

    Performance Recente e Indicatori

    • Performance geografica: Nel corso dell’anno corrente, le vendite di maggior rilievo dell’artista si sono concentrate principalmente in Svizzera.

    • Analisi Algoritmica: Il sistema Intuitive ArtMarket® elabora le valutazioni e i trend dell’artista sulla base dell’intero storico delle 170 aggiudicazioni censite.

  • David de CONINCK (Anvers 1642-Bruxelles 1701)

    Jun. 18, 2014

    David de CONINCK (Anvers 1642-Bruxelles 1701)

    Est: €6000 – €8000

    David de CONINCK (Anvers 1642-Bruxelles 1701) Chiens gardant le gibier Toile 85 x 117 cm (Restaurations)

    Piasa

  • CONINCK, DAVID DE(Antwerpen um 1644 - um 1700

    Mar. 26, 2014

    CONINCK, DAVID DE(Antwerpen um 1644 – um 1700

    Est: CHF4000 – CHF6000

    CONINCK, DAVID DE (Antwerpen um 1644 – um 1700 Brüssel) Jagdhunde mit Beute. Öl auf Leinwand. 49 x 65,3 cm. Provenienz: Schweizer Privatsammlung. Fred G. Meijer vom RKD, Den Haag, identifiziert dieses Gemälde als eine eigenhändige Arbeit von David de Coninck, wofür wir ihm danken, und verweist auf eine grössere Version (79 x 120 cm) des Künstlers mit ähnlicher Komposition, die sich in einer Privatsammlung befindet (RKD Nr. 15879).

    Koller Auctions

  • Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A

    Dec. 10, 2013

    Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A

    Est: £800 – £1200

    Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A cockerel, rabbits, a turkey, a goose alarmed by a cat; oil on canvas, 92×127.5cm

    Roseberys

  • Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A

    Aug. 03, 2013

    Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A

    Est: £1200 – £1800

    Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A cockerel, rabbits, a turkey, a goose alarmed by a cat; oil on canvas, 92×127.5cm

    Roseberys

  • Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A

    Jun. 11, 2013

    Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A

    Est: £2000 – £3000

    Follower of David de Coninck, Flemish 1644-1701- A cockerel, rabbits, a turkey, a goose alarmed by a cat; oil on canvas, 92×127.5cm

    Roseberys

  • Artwork by - David de Coninck

    Apr. 17, 2013

    Artwork by – David de Coninck

    Est: €80.000 – €120.000

    Artwork by – David de Coninck

    Dorotheum

  • David de Coninck, 1636 Antwerpen - 1700 Brüssel, zug.

    Apr. 11, 2013

    David de Coninck, 1636 Antwerpen – 1700 Brüssel, zug.

    Est: €6000 – €8000

    David de Coninck, 1636 Antwerpen – 1700 Brüssel, zug. ALLEGORIE DER WACHSAMKEIT Öl auf Leinwand. Doubliert. 80 x 106 cm. Ohne Rahmen. Der Maler hat unterschiedliches Federvieh neben drei Kaninchen stillebenhaft arrangiert. Im Zentrum ein geflochtener Henkelkorb mit Tauben, von denen zwei aufgeregt aufflattern. Auf dem Henkel eine Taube mit weit ausgebreiteten Flügeln. Daneben hoch aufgestellt ein italienischer Hahn, der als Symbol der Wachsamkeit bereits eine Katze bemerkt, die sich von der linken oberen Ecke über ein Gesims heranschleicht. Die Vögel in großer Aufregung, lediglich die drei Kaninchen am Boden sowie ein pickendes Huhn in der rechten unteren Bildecke ignorieren die Gefahr. Die Szenerie mit landschaftlichem Hintergrund unter nach oben sich abdunkelndem, blauem Himmel mit rosafarbenem Lichtstreif der untergehenden Sonne. Das Gemälde von hoher Qualität rechtfertigt durchaus die Eigenhändigkeit des Malers. (871722) David de Coninck, 1636 Antwerp – 1700 Brussels, attributed to Oil on canvas. Relined. 80 x 106 cm. Without a frame.

    Hampel Fine Art Auctions

  • David de Cooninck, 1636 Antwerpen - 1700 Brüssel, zug.

    Sep. 20, 2012

    David de Cooninck, 1636 Antwerpen – 1700 Brüssel, zug.

    Est: €12.000 – €15.000

    David de Cooninck, 1636 Antwerpen – 1700 Brüssel, zug. ALLEGORIE DER WACHSAMKEIT Öl auf Leinwand. Doubliert. 80 x 106 cm. Ohne Rahmen. Der Maler hat unterschiedliches Federvieh neben drei Kaninchen stillebenhaft arrangiert. Im Zentrum ein geflochtener Henkelkorb mit Tauben, von denen zwei aufgeregt aufflattern. Auf dem Henkel eine Taube mit weit ausgebreiteten Flügeln. Daneben hoch aufgestellt ein italienischer Hahn, der als Symbol der Wachsamkeit bereits eine Katze bemerkt, die sich von der linken oberen Ecke über ein Gesims heranschleicht. Die Vögel in grosser Aufregung, lediglich die drei Kaninchen am Boden sowie ein pickendes Huhn in der rechten unteren Bildecke ignorieren die Gefahr. Die Szenerie mit landschaftlichem Hintergrund unter nach oben sich abdunkelndem, blauem Himmel mit rosafarbenem Lichtstreif der untergehenden Sonne. Das Gemälde von hoher Qualität rechtfertigt durchaus die Eigenhändigkeit des Malers. (871722) David de Cooninck, 1636 Antwerp – 1700 Brussels, attributed to Oil on canvas. Doubled. 80 x 106 cm. Without a frame.

    Hampel Fine Art Auctions

  • DAVID DE KONINCK

    Jan. 26, 2012

    DAVID DE KONINCK

    Est: $50.000 – $70.000

    ANTWERP 1644 – 1701 BRUSSELS STILL LIFE WITH GAME oil on canvas 38 1/8 by 52 1/2 in.; 96.9 by 133.4 cm.

    Sotheby’s

  • David de Coninck (Anversa 1636-1687 Bruxelles)

    Nov. 25, 2011

    David de Coninck (Anversa 1636-1687 Bruxelles)

    Est: €35.000 – €55.000

    David de Coninck (Anversa 1636-1687 Bruxelles) Fiori e animali da cortile su sfondo di paesaggio olio su tela 123×174 cm

    Christie’s

  • David de Coninck (Antwerp 1636-1699 Brussels)

    Jul. 06, 2011

    David de Coninck (Antwerp 1636-1699 Brussels)

    Est: £15.000 – £25.000

    David de Coninck (Antwerp 1636-1699 Brussels) A spaniel, with dead birds in a basket and a dead rabbit, in a landscape oil on canvas 24 1/8 x 29 5/8 in. (61.2 x 75.3 cm.)

    Christie’s

  • David de Coninck

    May. 15, 2011

    David de Coninck

    Est: –

    David de Coninck (Um 1642-46 Antwerpen – um 1701-1705 Brüssel) Kaninchen mit Rüben In einer… Taxe € 5.500,-

    Kunstauktionshaus Schloss Ahlden

  • DAVID DE CONINCK

    Nov. 16, 2010

    DAVID DE CONINCK

    Est: €40.000 – €60.000

    DAVID DE CONINCK ANVERSA 1636 – 1699 BRUXELLES NATURA MORTA CON PAVONE, CONIGLIO E TACCHINO olio su tela 121 x 168 cm

    Sotheby’s

  • David de Coninck (Antwerp 1636-1699 Brussels) Rabbits with cockerels and a parrot in a park landscape; and A dog (2)

    Jul. 07, 2010

    David de Coninck (Antwerp 1636-1699 Brussels) Rabbits with cockerels and a parrot in a park landscape; and A dog (2)

    Est: £8000 – £12.000

    Rabbits with cockerels and a parrot in a park landscape; and A dog startling cockerels before a fountain with a peacock a pair, oil on canvas 49.3 x 65.6cm (19 7/16 x 25 13/16in). (2)

    Bonhams

  • David de Coninck (Antwerp 1636- c. 1705 Brussels)

    Jul. 06, 2010

    David de Coninck (Antwerp 1636- c. 1705 Brussels)

    Est: £70.000 – £100.000

    David de Coninck (Antwerp 1636-c. 1705 Brussels) A parrot, melons, peaches, pomegranates, grapes, cherries and trailing blossoms in an Italianate park oil on canvas 58 x 77 1/8 in. (147.3 x 197.8 cm.)

    Christie’s

  • David de Coninck (Antwerp c.1644-after 1701 Brussels)

    Apr. 13, 2010

    David de Coninck (Antwerp c.1644-after 1701 Brussels)

    Est: €40.000 – €60.000

    David de Coninck (Antwerp c.1644-after 1701 Brussels) Waterfowl under attack by two Springer Spaniels and a buzzard, in a river landscape oil on canvas 117 x 171.5 cm.

    Christie’s

  • David de Coninck (Antwerp 1636- c. 1705 Brussels)

    Dec. 09, 2009

    David de Coninck (Antwerp 1636- c. 1705 Brussels)

    Est: £80.000 – £120.000

    David de Coninck (Antwerp 1636-c. 1705 Brussels) A hare, ducks, other fowl and a brace of hounds, in a forest landscape, a mountain range beyond with signature ‘Joannes FyT’ (left centre) oil on canvas 48 3/8 x 68¾ in. (122.8 x 174.7 cm.)

    Christie’s

  • -David de Coninck (Antwerpen 1636 -um 1701 Br

    Mar. 31, 2009

    -David de Coninck (Antwerpen 1636 -um 1701 Br

    Est: €25.000 – €30.000

    -David de Coninck (Antwerpen 1636 -um 1701 Brⁿssel) Kaninchen und ein Meerschweinchen neben einem Korb mit V÷geln und einem Falken, von einer Katze belauert, ╓l auf Leinwand (relined), 60 x 73 cm, ungerahmt, (GS) E 25.000 -30.000 US$ 31.900 -38.30

    Dorotheum

  • Hunting still life with slain hare and feathered game.

    Nov. 16, 2007

    Hunting still life with slain hare and feathered game.

    Est: – €4400

    Oil on canvas. Laid down on wood. 87 x 91cm. Framed.

    Van Ham Kunstauktionen

  • CONINCK, DAVID DE

    Sep. 18, 2007

    CONINCK, DAVID DE

    Est: CHF7000 – CHF10.000

    CONINCK, DAVID DE (Antwerp 1646 – after 1699 Brussels) Rooster, hen, hare and squirrel. Oil on canvas. 47.5 x 63 cm. Expertise I. Bergström, 1988. Literature: – possibly the painting in Greindl, E.: Les Peintres Flamands de Nature Morte au XVIIème s., Brussels 1936, p. 155, from a Roman private collection. – Hoogewerff: De Schilder David de Coninck te Rome 1671 – 1699 Brussels, in Jaarboek der koniklijke Musea voor Schoone Kunsten van Belgie, Bd. IV 1943 – 44, p. 95, illustration plate LXIII, Fig. 5. CONINCK, DAVID DE (Antwerpen 1646 – nach 1699 Brüssel) Hahn, Henne, Hase und Eichhörnchen. Öl auf Leinwand. 47,5 x 63 cm.

    Koller Auctions

  • CONINCK, DAVID DE

    Sep. 22, 2006

    CONINCK, DAVID DE

    Est: CHF10.000 – CHF15.000

    CONINCK, DAVID DE (Antwerp 1646 – after 1699 Brussels) Rooster, hen, hare and squirrel. Oil on canvas. 47.5 x 63 cm. Expertise I. Bergström, 1988. Literature: – possibly the painting in Greindl, E.: Les Peintres Flamands de Nature Morte au XVIIème s., Brussels 1936, p. 155, from a Roman private collection. – Hoogewerff: De Schilder David de Coninck te Rome 1671 – 1699 Brussels, in Jaarboek der koniklijke Musea voor Schoone Kunsten van Belgie, Bd. IV 1943 – 44, p. 95, illustration plate LXIII, Fig. 5. CHF 10 000.- / 15 000.- € 6 460.- / 9 690.-

    Koller Auctions

  • *CONINCK, DAVID DE

    Sep. 22, 2006

    *CONINCK, DAVID DE

    Est: CHF30.000 – CHF40.000

    *CONINCK, DAVID DE (Antwerp circa 1636 – circa 1699 Brussels) Pair of works: hunting still lifes. Oil on canvas. 47 x 34 cm. Expertise: Dr. Klaus Ertz. CHF 30 000.- / 40 000.- € 19 390.- / 25 850.-

    Koller Auctions

  • *CONINCK, DAVID DE

    Nov. 13, 2005

    *CONINCK, DAVID DE

    Est: CHF35.000 – CHF45.000

    *CONINCK, DAVID DE (Antwerp circa 1636 – circa 1699 Brussels) Pair of works: hunting still lifes. Oil on canvas. 47 x 34 cm. Expertise: Dr. Klaus Ertz. CHF 30 000.- / 40 000.- € 19 390.- / 25 850.-

    Koller Auctions

  • David de Coninck (Antwerp 1636-1699 Brussels)

    Jul. 08, 2005

    David de Coninck (Antwerp 1636-1699 Brussels)

    Est: £40.000 – £60.000

    A spaniel, an eagle, a hare and a wicker basket with a jay, finches and other birds overlooked by two hounds, a mountainous landscape beyond oil on canvas 48 5/8 x 68 in. (123.5 x 172.7 cm.)

    Christie’s

  • DAVID DE CONINCK (Antwerp 1643/5?-c.1699 Brussels)

    Jun. 07, 2002

    DAVID DE CONINCK (Antwerp 1643/5?-c.1699 Brussels)

    Est: $25.000 – $35.000

    A hunting dog guarding dead game oil on canvas 39 x 46 in. (99 x 116.8 cm.) PROVENANCE with Douwes Brothers, Amsterdam, 1925, as Jan Fyt. Anon. Sale, Grnpeter, Berlin, 10 December 1927, lot 14, as Jan Fyt. NOTES We are grateful to Mr. Fred Meijer of the Rijksbureau voor Kunsthistorisches Documentatie, The Hague, for informing us of the early provenance of the present lot and noting that a copy after it was sold in Cologne in 1926 (private communication, 14 August 2001). On the basis of a transparency, Mr. Meijer believes it to have been executed by an artist in the circle of Jan Fyt.

    Christie’s

  • DAVID DE CONINCK (Antwerp 1643/5?-c. 1699 Brussels)

    Oct. 03, 2001

    DAVID DE CONINCK (Antwerp 1643/5?-c. 1699 Brussels)

    Est: $30.000 – $50.000

    A hunting dog guarding dead game oil on canvas 39 x 46 in. (99 x 116.8 cm.) PROVENANCE with Douwes Brothers, Amsterdam, 1925, as Jan Fyt. Anon. Sale, Grnpeter, Berlin, 10 December 1927, lot 14, as Jan Fyt. NOTES We are grateful to Mr. Fred Meijer of the Rijksbureau voor Kunsthistorisches Documentatie, The Hague, for informing us of the early provenance of the present lot and noting that a copy after it was sold in Cologne in 1926 (private communication, 14 August 2001). On the basis of a transparency, Mr. Meijer believes it to have been excuted in the circle of Jan Fyt.

    Christie’s

LIECHTENSTEIN. The Princely Collections, Vaduz–Vienna

Fürstliche Sammlungen Art Service GmbH   Fürstengasse 1  1090 Vienna, Austria

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