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I “contadini volanti” della Costiera Amalfitana: la tecnologia salverà l’agricoltura eroica

​Il sole picchia duro sul selciato del Villaggio Torre di Minori, terra antica di confine, tra due borghi, che qui in alto sembrano rimanere estranei alla vita spasmodica della costa. Cerco un po’ di tregua all’ombra del grande platano, davanti alla Chiesa di San Michele.

Seduto sulla panchina, c’è un giovane-anziano, per terra due grandi sacchi tirati giù dal suo orto verticale, un carico che pesa più degli anni che si porta sulle spalle: «Non ce la faccio più», mi confessa con la voce sottile, senza però voler ammettere la resa, contento di poter raccontare del peso dei gradini, di quella terra che non rende abbastanza affinché i figli restino ad accogliere il suo testimone, alla fine anche il colpo di grazia dei cinghiali sulle macere, che scavano e tutto crolla giù, dopo la gran fatica per tenerli in piedi…

​Elle incarna l’anima fiera di un mondo che sta scomparendo sotto i colpi del tempo, eppure in quegli occhi vissuti c’è ancora la scintilla di chi è pronto a lottare per i propri diritti: il riconoscimento di uno stipendio dignitoso a chi ogni giorno lavora per salvare questo nostro pezzo di paradiso.

Ascoltandolo, ho provato una fitta di dispiacere mista ad un lucido interrogativo, rimasto sospeso nell’aria calda: come si può aiutare questi ultimi custodi del paesaggio verticale della Costa d’Amalfi, prima che sia troppo tardi?

La risposta non l’ho trovata nel passato, ma in un futuro che sembra fantascienza.

I “contadini volanti” stanno ancora combattendo, “a mani nude”, in difesa dei loro terrazzamenti, devastati da una crisi che troppo spesso culmina nell’abbandono.

L’invecchiamento della popolazione e il ricambio generazionale mancato, pesano come macigni: oggi i figli dei contadini scelgono la strada del turismo – decisamente più redditizia e meno faticosa – lasciando la terra perché non può garantire più il sostentamento di una famiglia.

Con l’abbandono delle “macere”, il territorio si scopre fragile di fronte al cambiamento climatico, al dissesto idrogeologico e agli incendi.

​Per decenni ci si è affidati a convegni, libri e alla retorica del “contadino eroico” — una narrazione nata già negli anni ’30 con studiosi come Nestore Grippo e le storiche “Cattedre Ambulanti di Agricoltura“.

Ma le parole non hanno fermato lo spopolamento né il dissesto idrogeologico. La vera svolta per non far morire questo sapere millenario, non è né la nostalgia né il turismo ma solo l’innovazione.

​Una nuova “Cattedra Ambulante” ad alta tecnologia

​Introdurre la robotica e l’intelligenza artificiale tra le macere (i muretti a secco) non è un sacrilegio, ma l’unico modo per liberare le nuove generazioni dei contadini volanti da sforzi disumani. È il moderno proseguo di quanto previsto anche dai fondi europei (PAC e PSR), che puntano a far risorgere l’assistenza tecnica in chiave 4.0. Non parliamo dei classici trattori da pianura, ma di strumenti creati su misura per l’agricoltura eroica:

• ​Robot quadrupedi e cingolati: Macchine agili capaci di salire gradinate e trasportare casse di limoni senza danneggiare i terrazzamenti.

• Esoscheletri indossabili: Supporti per schiena e gambe che riducono lo sforzo fisico nel trasportare a spalla i saddoni (fino a 40 kg di limoni).

• ​Droni autonomi: Utilizzati per il monitoraggio idrogeologico e la distribuzione di trattamenti biologici di precisione, azzerando il rischio di caduta per l’uomo.

​Digitalizzare la tradizione

​La tecnologia non serve solo a ridurre la fatica dei futuri contadini ma anche a preservare e tramandare il sapere dei vecchi maestri:

• ​Motion Capture: Tute sensorizzate registrano i movimenti dei contadini durante la potatura dello Sfusato Amalfitano per “insegnarli” agli algoritmi.

• ​Digital Twins e AI: Modelli 3D dei Monti Lattari prevedono il rischio frane e indicano dove intervenire chirurgicamente.

• ​Robot muratori: Bracci meccanici capaci di analizzare pietre irregolari per ricostruire i muretti a secco senza cemento, rispettando la tecnica tutelata dall’UNESCO.

​Dalla produzione dello Sfusato fino alla filiera del Limoncello e al turismo esperienziale — sostenuti da enti e GAL locali — la robotica non vuole sostituire l’uomo, ma proteggerlo.

È questa l’unica strada per garantire che la bellezza della Costiera Amalfitana continui a vivere.

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