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Svolta nell’omicidio di Luca Esposito: presunto killer fermato in un casolare. Resta il giallo del cellulare sparito

La svolta nella notte dopo una serrata caccia all’uomo. Il killer ha ammesso l’omicidio davanti al pm. Dettagli agghiaccianti dall’autopsia: il giornalista 53enne è stato brutalmente picchiato e dato alle fiamme quando era ancora in vita.

EBOLI  ( Salerno ) – Il cerchio si è chiuso nella tardissima nottata di ieri. L’omicidio di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista di 53 anni trovato senza vita lo scorso 19 luglio nelle campagne ebolitane, ha ora un reo confesso. Si tratta di un 26enne di nazionalità tunisina, senza fissa dimora e irregolare sul territorio nazionale. L’uomo, braccato dalle forze dell’ordine, ha ceduto durante l’interrogatorio, raccontando i dettagli di un delitto dalla ferocia inaudita. A farcelo sapere sui social è l’informatissimo Gabriele Bojano, ma aspettiamo gli sviluppi, ricordiamo che vi deve essere una sentenza e al di là della sentenza capire come sia possibile questa efferatezza e se possa aver fatto tutto questo una persona sola.

Le indagini lampo e il quadro indiziario

Le indagini, condotte nel massimo riserbo dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno e coordinate dalla Procura, si sono indirizzate quasi subito verso il giovane extracomunitario. A incastrarlo è stata una combinazione di tracce fisiche e digitali: un’impronta digitale isolata sull’autovettura della vittima ha fornito il primo, fondamentale riscontro. Successivamente, l’analisi dei tabulati telefonici ha rivelato plurimi contatti tra i due uomini, mentre l’incrocio dei dati delle celle telefoniche ha posizionato il 26enne esattamente sul luogo e nell’ora del delitto.

Il sospettato era incensurato, noto alle forze dell’ordine solo per un banale controllo effettuato in passato in un casolare abbandonato, occasione in cui i militari gli avevano scattato delle foto segnaletiche.

La caccia all’uomo e la cattura

Con i risultati dell’autopsia che confermavano la morte violenta di Esposito, è scattata una caccia all’uomo durata due giorni, resa possibile grazie a un dispiegamento di forze eccezionale. Attraverso una complessa attività di tracciamento geo-satellitare, supportata dal Reparto Indagini Tecniche del ROS, i militari hanno localizzato il fuggitivo in località Cioffi.

La cattura, tuttavia, si è rivelata complessa. L’uomo aveva trovato rifugio in un edificio isolato e in gravissime condizioni di degrado igienico-strutturale. Per circondare l’area è stato necessario l’intervento dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia. Alla vista delle divise, il 26enne ha tentato una disperata fuga per poi barricarsi all’interno della struttura, finendo però per arrendersi poco dopo. Durante la perquisizione del covo, i Carabinieri hanno trovato la “pistola fumante”: il cellulare e una carta di credito appartenenti a Luca Esposito erano nella diretta disponibilità del fermato.

Una morte atroce: bruciato vivo

La ricostruzione dei fatti, unita all’esito dell’esame autoptico, ha restituito uno scenario da incubo. Vittima e carnefice si conoscevano da qualche tempo. Sabato scorso, dopo essersi sentiti telefonicamente, si erano incontrati. Proprio durante questo appuntamento è scoppiata una lite furibonda, culminata nella violenza.

Il 26enne ha colpito Esposito con estrema brutalità, causandogli fratture in diverse parti del corpo. Poi, in un impeto di lucida follia, ha utilizzato del materiale plastico, una coperta e delle sterpaglie per dare fuoco al corpo. L’autopsia ha rivelato il dettaglio più macabro e tragico dell’intera vicenda: quando le fiamme lo hanno avvolto, il giornalista 53enne non era ancora morto.

La confessione

Condotto presso gli uffici del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, il giovane è crollato. Davanti al Pubblico Ministero che ha coordinato le indagini, e alla presenza del proprio difensore di fiducia, ha reso un’ampia e dettagliata confessione, spiegando i motivi che hanno scatenato una simile furia omicida.

Al termine dell’interrogatorio, il 26enne è stato trasferito presso la casa circondariale di Salerno. Si attende ora l’udienza di convalida del fermo da parte del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), già formalmente richiesta dall’ufficio della Procura.