Logo
Capri Revolution: il mare torna pubblico ad Anacapri, col 55% della costa libera. Una scelta per salvare l’autenticità.

Da uno dei luoghi simbolo dell’Isola Azzurra, la suggestiva Baia di Punta Carena, parte il nuovo corso dell’amministrazione di Anacapri verso la riconquista di una vivibilità perduta.

Il nuovo Piano Attuativo Demaniale (PAD), presentato in questi giorni, segna una svolta storica: il 55% della superficie totale sarà destinato a spiaggia libera, invertendo radicalmente il vecchio equilibrio dell’area costiera e lasciando solo il restante 45% in concessione ai privati.

​Una scelta forte che si inserisce perfettamente nel solco della recente e strategica alleanza tra Capri, Sorrento e Amalfi, nate per riaffermare la regia pubblica nella gestione dei flussi, del territorio e della vivibilità dei grandi attrattori internazionali.

​Sull’esempio della visione pubblica tracciata dal sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, il primo cittadino di Anacapri, Franco Cerrotta, ha deciso di andare ben oltre la “riserva pubblica” minima del 30% prevista dalle linee guida regionali, garantendo la prevalenza dell’interesse collettivo su quello privato.

​Al di là dell’aspetto urbanistico, questo piano contiene il germe di una vera e propria rivoluzione culturale per il turismo di qualità.

​Nelle mete storiche del turismo, si assiste spesso a una parabola triste e ricorrente: comunità locali accoglienti e desiderose di aprirsi ai visitatori, finiscono decennio dopo decennio, per sentirsi espropriate della propria terra. Sopraffatti dal carovita e dall’impossibilità di accedere ai propri beni naturali, i residenti diventano inevitabilmente respingenti.

​Il rischio di questo “effetto rebound” è letale: distrugge l’empatia, inaridisce il tessuto sociale e spaventa proprio quel turismo di fascia alta in cerca di esperienze umane autentiche e non di riserve artificiali per soli paganti ricchi.

Restituire alla libertà il mare, significa spezzare questo circolo vizioso, preservando l’anima dell’isola e garantendo un’interazione sana e calorosa tra chi vive il territorio e chi viene a scoprirlo.

​I numeri del cambiamento: l’area ad accesso libero passa dagli attuali 500 metri quadrati a circa 1.700, determinando una contrazione dello spazio storicamente occupato dal Lido del Faro, che scenderebbe da circa 150 a soli 50 lettini.

​Questo PAD intende contrastare l’occupazione quasi totale della costa da parte dei grandi gestori privati e frenare il fenomeno dei prezzi alle stelle, garantendo un accesso trasparente e democratico. L’area sottratta alla concessione privata diventerà in parte una spiaggia libera attrezzata, la cui gestione sarà affidata tramite bando pubblico. Il nuovo gestore dovrà garantire:

● ​Tariffe calmierate per il noleggio di lettini e ombrelloni.

● ​Manutenzione e pulizia dell’intera area.

● ​Assistenza e salvataggio ai bagnanti.

● Inclusività e accessibilità: la creazione di un secondo varco di accesso al mare e un servizio dedicato alle persone fragili o con mobilità ridotta.

● Navetta interna: ​il Comune offrirà un servizio di trasporto specifico per facilitare il raggiungimento della Baia.

Un’isola spaccata: ​come prevedibile, la proposta sta accendendo il dibattito pubblico tra i movimenti per i beni comuni e la categoria dei balneari, con questi ultimi che temono ripercussioni sull’offerta luxury e rischi di degrado.

​Tuttavia, si registra un’importante apertura al dialogo da parte del comparto alberghiero. Federalberghi Capri, guidata dal presidente Lorenzo Coppola, ha assunto una posizione di responsabilità promozionando un incontro pubblico tra il sindaco Franco Cerrotta, i cittadini e le imprese turistiche. Il settore ricettivo riconosce infatti la necessità indifferibile di adeguare la gestione del demanio alle normative europee, cercando una sintesi matura tra l’esclusività dell’accoglienza caprese e il fondamentale diritto di cittadinanza.

​A sostegno della linea pubblica si sono schierati diversi esponenti politici e le principali associazioni ambientaliste.

La tesi è chiara: il mare deve smettere di essere un privilegio riservato a pochi, regolato da tariffe sproporzionate a fronte di canoni di concessione statali storicamente irrisori.

​Il piano resterà in fase di consultazione fino al 7 agosto, termine entro il quale cittadini, associazioni e operatori economici potranno presentare osservazioni e proposte prima dell’approvazione definitiva.