Riceviamo e pubblichiamo
|Se il Costa d’Amalfi scompare, la responsabilità avrà molti nomi e molti silenzi
Riceviamo e pubblichiamo:
“Le notizie circolate nelle ultime ore sul futuro del Costa d’Amalfi hanno generato preoccupazione, rabbia e smarrimento tra tifosi, famiglie e giovani del territorio. Da un lato le indiscrezioni riportate dalla stampa sportiva, secondo cui sarebbero in corso valutazioni sul futuro del titolo sportivo; dall’altro la nota ufficiale della società che smentisce categoricamente ogni ipotesi di cessione e lancia un accorato appello alle istituzioni e alle forze economiche della Costiera.
Ma davanti a questo scenario una domanda sorge spontanea: dove sono le amministrazioni comunali?
Dove sono i sindaci, gli assessori allo sport, i consiglieri comunali che in questi anni hanno più volte riconosciuto il valore sociale e identitario del Costa d’Amalfi? Dove sono gli albergatori, gli imprenditori, le eccellenze economiche che rappresentano una delle realtà turistiche più importanti d’Italia? Dove sono coloro che, nei convegni e nelle manifestazioni pubbliche, parlano continuamente di valorizzazione del territorio, di giovani e di futuro?
Oggi il Costa d’Amalfi non sta chiedendo privilegi. Sta chiedendo attenzione. Sta chiedendo di non essere lasciato solo davanti a difficoltà organizzative ed economiche che rischiano di compromettere anni di sacrifici e di lavoro.
Ancora più grave è il fatto che il club abbia evidenziato come il prossimo campionato dovrà fare i conti anche con l’indisponibilità del campo San Martino per i lavori programmati. Una situazione che rende ancora più complessa la pianificazione della nuova stagione e che avrebbe dovuto già da tempo mobilitare tutte le istituzioni del territorio.
E allora è inevitabile ricordare le parole e le promesse formulate negli anni dal presidente Nicola Savino. Parole che parlavano di crescita, di consolidamento, di un progetto sportivo capace di rappresentare l’intera Costiera Amalfitana. Oggi, davanti a questa fase delicata, è legittimo chiedersi: che fine hanno fatto quegli impegni? Che fine hanno fatto le alleanze territoriali che avrebbero dovuto sostenere il progetto? Chi ha raccolto davvero quell’appello?
La verità è che il Costa d’Amalfi non è soltanto una squadra di calcio.
È un presidio sociale.
È un punto di riferimento per centinaia di ragazzi e famiglie.
È un luogo dove i giovani imparano il rispetto delle regole, il sacrificio, il senso di appartenenza e il valore del gruppo.
Perdere il Costa d’Amalfi significherebbe perdere molto più di una categoria sportiva o di un titolo calcistico. Significherebbe impoverire l’intera Costiera Amalfitana di una delle poche realtà capaci di unire i comuni sotto un’unica bandiera sportiva. Significherebbe togliere ai giovani un simbolo e un’opportunità. Significherebbe cancellare anni di passione, investimenti e sacrifici.
Per questo motivo chiediamo pubblicamente che le amministrazioni comunali della Costiera, gli operatori turistici, gli imprenditori e tutte le forze vive del territorio escano dal silenzio e assumano una posizione chiara.
Non si può attendere che il problema diventi irreversibile.
Non si può intervenire soltanto quando sarà troppo tardi.
Se davvero il Costa d’Amalfi rappresenta un patrimonio della Costiera, come in tanti hanno sostenuto negli anni, questo è il momento di dimostrarlo con i fatti e non con le dichiarazioni di circostanza.
Il futuro di una comunità si misura anche dalla capacità di difendere i propri presìdi educativi, sociali e sportivi. E il Costa d’Amalfi è uno di questi.
Eppure basterebbe una piccola quota della tassa di soggiorno di tutti i comuni costieri, in cui la maggior parte dei sindaci è giovane e crede nei giovani, per sostenere questo progetto e tanti altri…Volere è potere!
La domanda resta una sola, semplice e inevitabile: la Costiera Amalfitana vuole davvero salvare il Costa d’Amalfi o si accorgerà del suo valore soltanto quando non ci sarà più?”


