Positano, Montepertuso e Nocelle isolate: la soluzione non è una strada che devasta il territorio per Agerola
L’isolamento che stanno vivendo Montepertuso e Nocelle ripropone un tema antico: come garantire collegamenti efficienti alle frazioni alte di Positano senza compromettere uno dei paesaggi più preziosi della Costiera Amalfitana.
In queste ore si torna a parlare della possibilità di realizzare una strada verso Agerola. Un’ipotesi che riteniamo una vera e propria follia, peraltro prevista dal Piano Urbanistico Territoriale. Proprio quel PUT che oggi appare ampiamente obsoleto, costruito su cartografie e normative risalenti a più di mezzo secolo fa. Un piano che per anni ha imposto rigidissimi vincoli ai privati, consentendo però, al tempo stesso, opere pubbliche potenzialmente devastanti per il territorio.
Fra queste vi è la cosiddetta dorsale sorrentina e l’idea di una strada rotabile che da Nocelle doveva arrivare ad Agerola e a Vico Equense. Un intervento che comporterebbe un impatto ambientale enorme, alterando in modo irreversibile l’equilibrio paesaggistico dell’area e mettendo a rischio una delle principali risorse turistiche del territorio: il Sentiero degli Dei. Il fascino di questo percorso, conosciuto in tutto il mondo, risiede proprio nella sua immersione nella natura e nella sua autenticità. Una strada carrabile ne cambierebbe radicalmente l’identità.
Piuttosto che inseguire progetti invasivi, sarebbe opportuno studiare soluzioni moderne e sostenibili. I vettori meccanici potrebbero rappresentare una risposta concreta alle esigenze di mobilità dei residenti e dei visitatori, utili anche per decongestionare il traffico veicolare ed alleggerire il trasporto pubblico. In qualche modo l’esperienza dell’ascensore di Liparlati ha già dimostrato come infrastrutture leggere possano migliorare sensibilmente i collegamenti. Chi scende da Montepertuso verso Positano attraverso Via Grado a piedi, visto che la provinciale per Positano è chiusa per la frana , una volta raggiunta la zona del cimitero, può utilizzare l’ascensore riducendo notevolmente tempi e fatica rispetto a qualche anno fa.
La storia di queste comunità insegna che l’ingegno spesso ha saputo superare ostacoli che sembravano insormontabili. Molto prima che Nocelle fosse raggiunta dalla strada provinciale, venne realizzato il celebre montacarichi che tutti chiamavano “ò cap”. Fu un nocellese, conosciuto come Gilio ò Curt, a studiare e realizzare quasi da solo l’intera opera: dal posizionamento dell’impianto alla stesura della fune d’acciaio che attraversava il Vallone Porto, collegando Nocelle con Arienzo sulla Statale Amalfitana.
Un’opera enorme e complessa, portata avanti successivamente da Pasquale, noto a tutti come Pascal e Nucell. Un’infrastruttura essenziale per la vita quotidiana della comunità, tanto che il compianto dottor Vito Fiorentino, quando doveva raggiungere urgentemente Nocelle, saliva nel cestello del montacarichi coprendosi la testa con una coperta per non guardare gli strapiombi sopra, come scriveva il compianto Luca Vespoli.
Sono storie che raccontano il carattere straordinario degli abitanti di queste frazioni. Del resto, molti montepertusani e nocellesi ricordano ancora quando, per andare a scuola o al lavoro, affrontavano ogni giorno oltre mille scalini tra andata e ritorno. Una vita fatta di sacrifici che ha contribuito a formare generazioni di persone forti, determinate e capaci.
Naturalmente la situazione attuale va affrontata e studiata con attenzione. Nessuno può ignorare i disagi che derivano dall’isolamento. Ma proprio perché si tratta di territori unici al mondo, le soluzioni devono guardare al futuro senza cancellare ciò che rende speciali Montepertuso e Nocelle. La sfida non è costruire nuove strade che feriscano il paesaggio, ma trovare sistemi innovativi e sostenibili che consentano alle comunità di crescere e vivere meglio, preservando al tempo stesso il patrimonio ambientale e culturale che hanno ereditato.

