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le trasformazioni sociali influenzano la costruzione dell’identità individuale e attualmente la società è diventata una sorta di “officina” collettiva nella quale famiglie, scuola, media e piattaforme digitali contribuiscono, spesso inconsapevolmente, a costruire soggetti orientati all’esibizione di sé più che alla conoscenza interiore

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“L’officina dei narcisi”. Lo psicologo De La Ville spiega come la società contemporanea alimenta il narcisismo

30 giugno 2026 | 11:33
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“L’officina dei narcisi”. Lo psicologo De La Ville spiega come la società contemporanea alimenta il narcisismo

Carlo De La Ville sur Illon, psicologo stabiese di fama ed esperienza consolidate, esce con il suo nuovo libro, “L’officina dei narcisi”, a cura di Armando Editore, nella collana Psicologia. Il testo si può definire un saggio divulgativo di psicologia sociale. L’autore affronta il tema del narcisismo, ma non quale disturbo clinico individuale, quanto nella prospettiva di fenomeno culturale e sociale. Lo studioso sostiene che la società contemporanea favorisca la costruzione di identità fondate su aspetto esteriore, visibilità, prestazione ed autoesposizione e trasformi il bisogno umano di riconoscimento in una dipendenza cronica dall’approvazione altrui. Social media, modelli educativi, trasformazioni della scuola e cultura mediatica vengono analizzati come fattori che alimentano una crescente centralità dell’immagine di sé. Secondo la tesi del libro, le trasformazioni sociali influenzano la costruzione dell’identità individuale e attualmente la società è diventata una sorta di “officina” collettiva nella quale famiglie, scuola, media e piattaforme digitali contribuiscono, spesso inconsapevolmente, a costruire soggetti orientati all’esibizione di sé più che alla conoscenza interiore. Secondo l’autore, l’architettura stessa dei social network favorisce processi di confronto sociale continuo, incentivando meccanismi ascrivibili al pattern della ricompensa e del rinforzo: like, follower e visualizzazioni funzionano come rinforzi intermittenti che possono aumentare la ricerca di validazione esterna. L’originalità del testo è lo spostamento del narcisismo dall’individuo alla società: non viene più interpretato esclusivamente come una struttura patologica della personalità, bensì come il prodotto di un contesto culturale che premia la continua autopromozione e la ricerca costante di riconoscimento. In questa prospettiva, il narcisismo non appare come un eccesso di autostima, bensì come un’identità fragile, che necessita continuamente di conferme, dipende dal riconoscimento esterno ed è costantemente esposta al giudizio degli altri. È una lettura coerente con molta letteratura psicodinamica contemporanea, secondo la quale dietro l’apparente sicurezza del soggetto narcisista si nasconde frequentemente una struttura emotiva vulnerabile. Questa dinamica produce secondo De La Ville effetti psicologici significativi: aumento della solitudine; senso di inadeguatezza; fragilità dell’identità personale; impoverimento delle relazioni autentiche; difficoltà a costruire desideri e progetti autonomi. Il tema viene affrontato con approccio interdisciplinare, intrecciando psicologia, sociologia e analisi culturale. E’ un’intuizione brillante dell’autore l’attenzione alla dimensione culturale del disagio psicologico, il collegamento tra fenomeni individuali e trasformazioni collettive, la riflessione sulle conseguenze educative dei nuovi modelli di successo e visibilità. Ne deriva un testo prezioso per i clinici, ma anche divulgativo e utile per i non addetti ai lavori a chiarire dinamiche mentali a rischio di deriva disfunzionale. Carlo De La Ville centra un tema attualissimo, essendo l’impatto dei social network e della cultura della performance uno dei temi più discussi nelle scienze umane contemporanee. Il testo si staglia con dignità al fianco di altre opere memorabili incentrate sulla critica alla società dell’apparenza, da autori fondamentali come Christopher Lasch, , autore de “La cultura del narcisismo”; Zygmunt Bauman e la sua teoria della “società liquida”; Byung-Chul Han, che ha analizzato la società della prestazione; Heinz Kohut e la psicologia del Sé. Questo testo ha le potenzialità per diventare strumento di riflessione critica, discussione e approfondimento per psicologi, educatori, sociologi, insegnanti, genitori, fruitori di social media. La domanda che attraversa il libro è semplice ma profonda: in una società che invita continuamente a mostrarsi, quanto spazio rimane per diventare davvero se stessi?
Carlo Alfaro