L’addio commovente di Danilo Aversa a “La Sonrisa”: “Non era solo lavoro, ma una vera famiglia”
L’addio commovente di Danilo Aversa a “La Sonrisa”: “Non era solo lavoro, ma una vera famiglia”
L’operatore turistico originario di Piano di Sorrento affida ai social una toccante lettera di saluto alla storica struttura di Sant’Antonio Abate. Un messaggio carico di gratitudine verso la famiglia Polese e di amarezza per la fine di un’epoca.
PIANO DI SORRENTO / SANT’ANTONIO ABATE – La chiusura de “La Sonrisa”, la celebre struttura ricettiva di Sant’Antonio Abate nota al grande pubblico come il Castello delle Cerimonie, non rappresenta soltanto la fine di un fenomeno televisivo e di costume. Dietro i cancelli ormai chiusi e i fasti dei grandi saloni, c’è il volto umano di una complessa realtà lavorativa: centinaia di dipendenti, collaboratori e professionisti del settore dell’ospitalità che oggi si ritrovano a fare i conti con la fine di un capitolo fondamentale della loro vita.
Tra questi c’è Danilo Aversa, stimato operatore del mondo del turismo originario di Piano di Sorrento, che per anni ha prestato servizio all’interno della struttura abatese. Nelle scorse ore, Aversa ha voluto condividere pubblicamente un messaggio di addio che ha profondamente emozionato il web e la comunità locale.
Più di un posto di lavoro: il legame con i Polese
Nelle parole del professionista carottese non c’è solo il dispiacere per la perdita occupazionale, ma emerge con forza il lato più intimo e umano della gestione targata Polese. Un ambiente descritto non con i freddi termini di un’azienda, ma con il calore tipico di una casa.
Di seguito, il testo integrale della commovente lettera diffusa da Danilo Aversa:
“Oggi è difficile trovare le parole giuste. Sapere che si chiude un capitolo così importante della mia vita e della vita di tante persone lascia un grande senso di tristezza e di amarezza.
Per me La Sonrisa non è mai stata soltanto un luogo di lavoro. È stata una casa, un punto di riferimento, una famiglia. In tutti questi anni mi avete accolto con affetto sincero, facendomi sentire fin dal primo giorno uno di voi. Ed è proprio questo che vi ha sempre resi speciali: la vostra capacità di trattare ogni persona non come un semplice dipendente, ma come un membro della famiglia, con rispetto, umanità e calore.
Tra quelle mura non si sono celebrati soltanto matrimoni e feste, ma si sono costruiti rapporti veri, amicizie, ricordi ed emozioni che resteranno per sempre nel cuore di chi li ha vissuti. Anni fatti di sacrifici, impegno, sorrisi condivisi, momenti felici e anche difficili affrontati sempre insieme.”
L’eredità umana che nessuna chiusura può cancellare
Il rammarico per l’epilogo della vicenda giudiziaria e amministrativa che ha coinvolto la struttura si mescola, nella parte finale del messaggio, alla consapevolezza che i legami stretti in quegli anni sopravvivranno a qualsiasi sigillo.
Il ritratto che Danilo Aversa traccia de La Sonrisa si fonda su tre pilastri fondamentali:
Umanità e rispetto: La capacità della proprietà di annullare le distanze tra datori di lavoro e dipendenti.
Condivisione: La solidarietà tra colleghi nell’affrontare i sacrifici e la stanchezza tipici del settore della ristorazione e degli eventi.
Gratitudine: Il riconoscimento verso chi ha offerto fiducia e opportunità di crescita personale e professionale.
“Fa male pensare che tutto questo oggi si interrompa – conclude Aversa nel suo post –. Fa male soprattutto per le persone, per chi ha dedicato una parte della propria vita a questo luogo e per chi, come me, conserverà per sempre il ricordo di ciò che La Sonrisa ha rappresentato. Ma ci sono cose che nessuna chiusura potrà mai cancellare: l’affetto, la gratitudine e il legame umano che abbiamo costruito negli anni. Quello resterà vivo per sempre.
Grazie alla famiglia Polese per l’affetto, per la fiducia e per aver fatto sentire tante persone parte di qualcosa di speciale. Grazie a tutti coloro che hanno condiviso con me questo percorso. Porterò sempre con me il ricordo di questi anni meravigliosi, vissuti accanto a persone che hanno saputo farmi sentire uno di famiglia. Con immenso affetto.”
Una testimonianza sentita, che restituisce dignità e voce ai tanti lavoratori silenziosi che per anni hanno rappresentato il vero motore organizzativo di una delle strutture ricettive più famose d’Italia.

