Tre secoli di storia tra terremoti, fede e ricostruzioni sarà riedificata
|Lacco Ameno. Al via la demolizione della chiesa di San Giuseppe al Fango
C’è un silenzio particolare che accompagna le demolizioni: non è quello delle macerie, ma quello della memoria che si spezza. È il silenzio che oggi avvolge la chiesa di San Giuseppe al Fango, nel tratto di Via Borbonica al confine tra Lacco Ameno, Casamicciola Terme e Forio, mentre prendono avvio le operazioni di abbattimento previste dal piano post-sisma del terremoto del 21 agosto 2017.
Una demolizione necessaria, secondo le autorità, ma non per questo indolore. Perché San Giuseppe non è soltanto un edificio: è una storia lunga oltre 310 anni, intrecciata con quella di una comunità che, più volte, ha visto crollare le proprie certezze sotto il peso dei terremoti, per poi ricostruirle.
Fondata nel 1714, ricostruita più volte
La chiesa venne fondata nel 1714 dalla famiglia Verde di Forio, in un’area allora marginale e rurale, la località Fango. Nel corso dei secoli è stata demolita e riedificata più volte, seguendo il destino dell’isola d’Ischia, terra fragile e potentissima, segnata da eventi sismici ricorrenti.
Di quelle stratificazioni storiche oggi sopravvivono pochi ma significativi elementi:
il portale in pietra lavica del Settecento, severo e identitario, e l’altare in marmi policromi dell’Ottocento, testimonianza di una stagione artistica più tarda, quando la chiesa tornò ad essere luogo di aggregazione e culto.
Il sisma del 2017 e la nuova geografia urbana
Il terremoto del 21 agosto 2017 ha segnato un punto di non ritorno. L’edificio è rientrato tra quelli interessati dal piano di demolizioni e ricostruzioni, un progetto che non riguarda solo la sicurezza strutturale, ma che sta ridisegnando l’intero tessuto urbano di uno dei punti più delicati dell’isola.
A questo si aggiunge l’ordinanza di interdizione al traffico emanata dalla Polizia Municipale, che interessa il tratto stradale a cavallo tra Casamicciola Terme e l’altro versante verso Forio. Una misura necessaria per garantire la sicurezza durante i lavori, ma che incide profondamente sulla viabilità e sulla quotidianità dei residenti.
Tre ipotesi, una scelta complessa
Sul futuro dell’area si confrontano tre ipotesi progettuali differenti, tutte chiamate a rispondere a un equilibrio difficile: sicurezza, viabilità, memoria.
La demolizione della chiesa di San Giuseppe diventa così emblema di una ricostruzione che non è solo materiale, ma anche culturale e identitaria.
Quando le pietre raccontano
San Giuseppe al Fango non è stata una grande chiesa monumentale. È stata, però, una chiesa di confine, come di confine è il luogo in cui sorgeva: tra comuni, tra epoche, tra distruzione e rinascita.
Oggi, mentre le ruspe avanzano, resta la domanda che accompagna ogni ricostruzione post-sismica: come andare avanti senza cancellare ciò che siamo stati?
La risposta, forse, è tutta in quel portale di pietra lavica sopravvissuto ai secoli: non fermare il cambiamento, ma attraversarlo senza perdere la memoria.

