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Il paradosso della Costiera: se il mito della “Dolce Vita” soffoca i residenti

Che la Costiera Amalfitana sia un set naturale per le eccellenze del Made in Italy è un fatto incontrovertibile; che questo rappresenti un reale vantaggio per il territorio, invece, resta tutto da dimostrare. Il rischio concreto è che la Divina venga percepita non più come un luogo da vivere, ma come il palcoscenico artificiale di prodotti inarrivabili, accentuando la frattura tra l’evento d’élite e la quotidianità della comunità locale.

​La questione è cruciale: un territorio dal valore intrinseco così straordinario ha davvero bisogno di essere costantemente “lanciato” sul mercato, o necessita piuttosto di una tutela decisamente più rigorosa della media?

​Intendiamoci, la pubblicità e le produzioni cinematografiche non vanno demonizzate, dovrebbero però essere orientate da strategie di demarketing o di marketing responsabile: promuovere la sua bellezza in autunno o in inverno, incentivare il turismo attivo nella natura, o valorizzare l’agricoltura e la pesca sostenibili.

Al contrario, insistere sull’immaginario elitario della “Dolce Vita” e del jet-set, produce un impatto ambivalente e cortocircuitante, poiché finisce per attrarre contemporaneamente due tipologie di turismo opposte e spesso incompatibili.
​Da un lato troviamo le “mosche bianche” del turismo internazionale, disposte a spendere cifre astronomiche nell’esclusività di resort e yacht di lusso e che vengono a prescindere della pubblicità. Dall’altro, la risonanza globale di quegli stessi spot, amplificata dalle logiche virali di TikTok ed Instagram, genera una reazione a catena che attira folle oceaniche di turisti giornalieri e del fine settimana.
Mentre i primi restano isolati nelle loro bolle dorate, i secondi – nel tentativo di inseguire quel medesimo mito – finiscono inevitabilmente per mandare in blocco la viabilità, i parcheggi e la vivibilità dell’intero comprensorio.
​Il costo sociale dell’overtourism: la morsa sui residenti
​In questo scenario di totale congestione logistica, i residenti si trovano stretti in una morsa: da un lato i colossi dell’imprenditoria turistica – spesso slegati dal territorio e non residenti stabili – incassano i profitti maggiori, dall’altro la comunità locale che lavora nel settore, subisce i costi sociali di affitti insostenibili, carovita, servizi pubblici carenti, ritmi di lavoro estenuanti e trasporti costantemente paralizzati.
​Non si tratta solo della percezione di un disagio, ma proprio di una crisi strutturale certificata dai dati.
Secondo un focus della FILCAMS CGIL, in Italia oltre il 70% dei lavoratori del comparto turistico guadagna meno di 14.800euro l’anno, soglia che l’Istat definisce a rischio povertà, e al Sud questa realtà colpisce ben quattro lavoratori su cinque.
​A pagare il prezzo più alto sono le nuove generazioni, che dopo un percorso di studi costato sacrifici, si scontrano con il sottoimpiego e lo sfruttamento.
Per chi sceglie di non emigrare all’estero, l’unica alternativa di reddito residua è spesso quella di improvvisarsi host, trasformando un immobile di famiglia in una casa vacanza per intercettare le briciole del flusso turistico.
​Il verdetto delle urne e i primi segnali di cambiamento
​Questo malcontento, stratificatosi anno dopo anno, si è reso più visibile quest’anno, nelle ultime elezioni comunali, suonando come un severo campanello d’allarme per gli amministratori locali già alle prese con una forte disaffezione alle urne. Il verdetto della cabina elettorale è stato netto: due sindaci su tre non sono stati riconfermati, nel malcontento dei cittadini sulla gestione del territorio e sulla qualità della vita sacrificata sull’altare dei grandi numeri.

​Il vento, tuttavia, sta timidamente cambiando, nei giorni scorsi è giunta una proposta di Confcommercio sezione Amalfi: creare una tariffa ridotta sui parcheggi dell’intero comprensorio per i residenti di tutti i comuni. Una proposta che arriva dopo che sul tema era già emersa l’esigenza di agevolazioni e sconti per i residenti sui prodotti acquistati nel negozi di Amalfi.

Si tratta di un segnale inequivocabile del fatto che il mito del “benessere diffuso” generato dall’aumento del turismo, sta irrimediabilmente vacillando, spingendo la politica locale a dover finalmente pensare a forme di tutela per chi la Costiera la vive tutto l’anno.