Dalla Penisola Sorrentina alle avanguardie del Novecento: la straordinaria visione artistica di Alberto Della Ragione
di Lucio esposito
Esiste un filo invisibile che unisce la bellezza paesaggistica della costa campana alle più profonde e coraggiose tensioni artistiche del secolo scorso. Questo legame porta il nome di Alberto Della Ragione, ingegnere navale e mecenate visionario, le cui radici affondano a Piano di Sorrento, la cittadina della costiera che gli diede i natali nel 1892.
Pur avendo vissuto e operato intensamente lontano dalla sua terra d’origine – in particolare a Genova e in Toscana –, Della Ragione ha mantenuto l’impronta di quella sensibilità profonda e indipendente tipica delle sue origini peninsulari. Una sensibilità che lo ha guidato nel costruire una delle collezioni d’arte moderna più importanti e coerenti d’Italia, oggi protagonista di un eccezionale evento espositivo.
Una collezione coraggiosa contro il conformismo del Regime
L’avventura di Alberto Della Ragione come collezionista decolla ufficialmente dopo la Quadriennale di Roma del 1931. In un’epoca dominata dall’arte ufficiale e allineata alla cultura del regime fascista, l’ingegnere di Piano di Sorrento compie una scelta radicale: sostenere i giovani artisti e i linguaggi meno conformisti.
Il suo non è solo un atto di passione estetica, ma un vero e proprio supporto etico ed economico a pittori e scultori che cercavano strade espressive alternative. Questa sua coerenza e il coraggio delle sue scelte vengono premiati già nel 1941, consacrando la raccolta come un termometro perfetto delle trasformazioni culturali e delle inquietudini dell’arte italiana del Novecento.
“Vi do la mia vita”: il grande dono a Firenze
Il legame profondo tra Alberto Della Ragione e il bene pubblico si compie definitivamente nel secondo dopoguerra. Nel 1970, il collezionista decide di donare la sua intera raccolta alla città di Firenze, ferita pochi anni prima dall’alluvione del 1966, con l’intento di contribuire alla rinascita culturale e alla nascita delle collezioni civiche del Novecento.
Consegnando le chiavi della sua collezione, Della Ragione pronunciò una frase rimasta celebre: “Vi do la mia vita”. Un gesto civile che ha rinnovato la grande tradizione del mecenatismo d’altri tempi.
La mostra a Castelfiorentino: cento opere da Morandi a Vedova
Ai giorni nostri, quella straordinaria eredità torna a splendere in una grande mostra intitolata “Cento opere dalla Raccolta Alberto Della Ragione. Da Morandi a Vedova”. L’esposizione, nata dalla collaborazione tra il Museo Novecento di Firenze e il giovane CAMBIO Centro Culturale di Castelfiorentino (FI), permette di riscoprire lo sguardo originale del collezionista attraverso cento capolavori, molti dei quali raramente esposti al pubblico.
Il percorso espositivo attraversa generi e stili diversi, riunendo i più grandi maestri del secolo scorso:
Giorgio Morandi e le sue riflessioni intime sulla pittura;
I volumi espressivi di Marino Marini e le visioni di Mario Sironi;
L’impegno e la forza cromatica di Renato Guttuso;
Le tensioni astratte e sperimentali di Emilio Vedova.
Dalle sale della mostra emergono paesaggi intesi come spazi mentali, nature morte sospese, ma anche sezioni dedicate al Futurismo e al modo in cui l’arte ha interpretato il dramma delle guerre e la ricerca spirituale. Un viaggio straordinario che, partendo idealmente da quel primo sguardo nato a Piano di Sorrento, ha saputo catturare l’anima intera di un secolo.
📌 Informazioni Utili per la Visita
Dove: CAMBIO Centro Culturale – via Matteotti, Castelfiorentino (FI)
Quando: Fino al 20 settembre 2026
Orari: Dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00
Biglietti: Disponibili direttamente presso la struttura o i canali ufficiali
Maggiori informazioni: info@cambiocentroculturale.it
Se la storia dell’arte italiana della metà del Novecento ha potuto contare su una spinta di rinnovamento internazionale, lo si deve in gran parte alla lungimiranza di Alberto Della Ragione. Nato a Piano di Sorrento, quest’uomo apparentemente distante dal mondo accademico delle belle arti – era infatti un ingegnere navale di professione – divenne il più importante punto di riferimento economico, morale e intellettuale per un’intera generazione di artisti che decisero di non piegarsi all’estetica del regime fascista.
La nascita del Mecenate e l’incontro con i giovani ribelli
Negli anni Trenta, mentre l’arte ufficiale italiana era dominata dal rigido ritorno all’ordine e dal monumentalismo del gruppo Novecento (fortemente appoggiato dal Regime), Della Ragione scelse una strada diametralmente opposta. Liquidò gran parte delle opere d’arte “ufficiali” che aveva inizialmente acquistato per concentrarsi esclusivamente sulle nuove promesse.
La svolta decisiva avvenne alla fine del decennio, quando l’ingegnere entrò in contatto con l’ambiente milanese e, in particolare, con i giovanissimi fondatori della rivista e del movimento “Corrente di Vita Giovanile” (poi semplicemente Corrente), fondata nel 1938 da Ernesto Treccani.
Questo gruppo riuniva artisti poco più che ventenni – tra cui Renato Birolli, Aligi Sassu, Bruno Cassinari, Ennio Morlotti, Renato Guttuso, Giuseppe Migneco e lo scultore Giacomo Manzù – uniti dal rifiuto dell’arte di propaganda e dal desiderio di riallacciare i contatti con le avanguardie europee, in particolare con l’Espressionismo di Van Gogh e l’impegno civile del Guernica di Picasso.
Il sodalizio con Renato Birolli: un’amicizia fraterna
All’interno del gruppo di Corrente, il rapporto più profondo, viscerale e documentato Della Ragione lo strinse con Renato Birolli. L’artista veronese si trovava in quel periodo in una situazione di estrema vulnerabilità: le sue posizioni apertamente antifasciste lo avevano esposto a





