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Costa d’Amalfi: La Storia infinita dell’ex Ospedale San Michele di Pogerola.
Il “Giornale di Salerno” ed anche i principali giornali locali, hanno pubblicato la notizia che l’Asl Salerno ha deciso di compiere il passo finale e portare sul mercato gli immobili “dismessi” di sua proprietà presenti nella provincia salernitana.
Il direttore generale Gennaro Sosto, ha dato il via libera all’alienazione di decine tra fabbricati, terreni e appartamenti, provenienti dalle passate gestioni dell’Azienda sanitaria che, ritenuti cedibili dagli uffici, verranno a breve venduti con specifica procedura in asta immobiliare.
Si tratta di un percorso avviato a giugno dello scorso anno dall’ASL, per monetizzare gli immobili considerati non più funzionali, tra i quali anche il complesso dell’ex ospedale sanitario di San Michele di Pogerola nella frazione collinare di Amalfi.
Il fabbricato non avendo più una funzione sanitaria diretta, rappresenta attualmente solo un costo per per l’Asl Salerno, insostenibile non solo per quanto riguarda la manutenzione ma soprattutto per la necessaria messa in sicurezza.
La Regione Campania dovrà occuparsi dell’autorizzazione a procedere per la vendita, e di reinvestire i proventi in altre azioni utili alla sanità pubblica locale, come previsto dalla legge regionale in materia.
La notizia potrebbe annunciare un nuovo inizio per tutto il comprensorio amalfitano, tuttavia stupisce che ancora una volta, i cittadini ne vengano a conoscenza dai giornali piuttosto che da sindaci ed amministratori locali.

La vicenda la conoscono quasi tutti, perché si tratta di un monumentale fallimento sanitario, e di ingenti fondi regionali per lavori che dal 1980 si sono prolungati tra ritardi, sospensioni e rifinanziamenti, fino agli anni ’90.
L’edificio imponente e fuori scala, fu costruito su più livelli ed in posizione panoramica sulle colline, un sito suggestivo ma poco adatto ad un ospedale. La struttura venne ultimata con sale operatorie, reparti, impianti tecnologici e attrezzature mediche, nonostante nel frattempo il quadro normativo nazionale fosse cambiato, rendendo il progetto “insostenibile”, tanto che il nuovo ospedale non aprì mai le porte.
Lo scandalo di bandi di concorsi ed assunzione di dirigenti e personale sanitario, esplose grazie ad una commissione parlamentare d’inchiesta che parlò di “fabbrica di primari”, rendendo il San Michele uno dei casi più emblematici di spreco di denaro dei contribuenti: milioni spesi, zero servizi, ed un edificio oggetto di furti, vandalismi e degrado.
Tra le proposte di riconversione più accreditate, quella di struttura socio-assistenziale per anziani sembrava essere la più logica, ma non ha trovato mai concretezza, forse perché l’obbiettivo finale ha sempre mirato a quello turistico.
Eppure in Costiera è del tutto assente una struttura dedicata agli anziani, problematica che si è resa ancor più evidente durante l’emergenza pandemica, quando il caso del San Michele è tornato alla ribalta.
Molte famiglie residenti in Costa d’Amalfi sono costrette a spostarsi verso l’agro nocerino-sarnese o il capoluogo di Salerno, un’emergenza territoriale resa sempre più drammatica, dall’assoluta carenza di reperire badanti, e spesso dall’impossibilità di sostenerne i costi elevati.
Così la Costiera si svuota dei suoi anziani, i residenti calano, perche invecchiando sono costretti a vendere le loro case ai turisti e spostarsi verso città, che percepiscono più vivibili e sicure.
Paradossalmente pur essendo un territorio privilegiato, le amministrazioni locali non vogliono affrontare il tema della terza età, trincerarsi dietro microinterventi di facciata che, a fronte dell’aumento esponenziale della richiesta, rappresentano un’ipocrito tentativo di mascherare il carico assistenziale che grava per intero sulle famiglie.
Quasi un quarto della popolazione ha ormai superato i 65 anni ed entro il 2050 questa fascia toccherà il 35%, non a caso in tutti gli altri paesi europei si sta affermando un nuovo segmento residenziale: il “senior living”.
Un termine che indica i complessi residenziali destinati ad anziani autosufficienti o solo parzialmente autosufficienti, interessati a lasciare l’abitazione tradizionale, senza però rinunciare alla privacy.
Camere o mini-alloggi personalizzabili privi barriere architettoniche, in contesti ricchi di spazi comuni: sale lettura, giardini curati, terrazze panoramiche, fino ad arrivare a palestre, piscine, spa e servizi di ristorazione mirata.
Una sorta di condominio “di alta gamma” che assicura socialità, sicurezza e assistenza, con personale disponibile h24 che però supera l’immagine della casa di riposo come luogo dell’ultimo tratto di vita, promuovendo invece uno stile abitativo che somiglia più a un albergo, un rifugio di pace e svago.
Allora perché non trasformare il Fabbricato San Michele a Pogerola, in una piccola cittadella per “diversamente giovani”?
Per gli anziani del comprensorio ma anche un ritiro per artisti, letterati e musicisti in pensione, con vista mozzafiato, un’operazione incredibile di valorizzazione culturale, invece di milioni sprecati in inutili tunnel che non servono a nulla…