Poco rispetto per le celebrazioni religiose e scarsa partecipazione dei fedeli alla solennità più significativa dell'anno liturgico
|Amalfi, polemica dopo la processione del Corpus Domini. Alfieri: «Il turismo non può penalizzare la nostra fede». Don Pasquale: «Preoccupiamoci dei pochi fedeli»
Una processione che avrebbe dovuto rappresentare uno dei momenti più solenni dell’anno liturgico si è trasformata in un acceso dibattito sui social network. Al centro della discussione, il comportamento di tanti turisti durante il passaggio della processione del Corpus Domini nelle strade di Amalfi.
Numerosi commenti hanno evidenziato come diversi visitatori abbiano continuato a consumare cibi e bevande lungo il percorso del corteo religioso senza interrompere le proprie attività al passaggio del Santissimo Sacramento. Un atteggiamento che molti cittadini e fedeli hanno giudicato irrispettoso nei confronti della celebrazione.
Tra le voci più critiche quella di Alfieri, che interpreta il sentimento espresso da molti commentatori. «Il turismo non può arrivare a penalizzare l’espressione della nostra fede», osserva, sottolineando come la processione del Corpus Domini non rappresenti una semplice manifestazione tradizionale o folkloristica. «Ieri in processione non era una semplice statua. Era il Corpo di Cristo, il Dio vivente», afferma, definendo «avvilente» la scena di tanti turisti intenti a mangiare e bere durante il passaggio del Santissimo.
Il confronto si è spostato anche sul piano organizzativo. Alfieri richiama infatti quanto avviene durante le celebrazioni del Venerdì Santo, quando le attività commerciali vengono sospese lungo il percorso processionale. «Non si può pensare che la decisione di fermare le attività per il passaggio della processione risponda soltanto a esigenze scenografiche», sostiene, chiedendo misure che garantiscano «decoro, raccoglimento e rispetto» anche durante la solennità del Corpus Domini, considerata dalla tradizione cattolica una delle feste più importanti dell’anno.
E’ intervenuto sui social don Pasquale Avitabile, che propone una lettura diversa della vicenda. Secondo il sacerdote, concentrarsi sul comportamento dei turisti rischia di far perdere di vista una questione ben più profonda.
«Ho letto vari commenti sui social circa la processione del Corpus Domini, in modo particolare sul poco rispetto che ci sarebbe al passaggio del Santissimo da parte dei turisti. Sinceramente, però, la trovo una considerazione banale», afferma. Per don Pasquale Avitabile, infatti, la maggior parte dei visitatori appartiene probabilmente ad altre confessioni cristiane, ad altre religioni oppure non professa alcuna fede religiosa, e non può quindi essere chiamata a condividere il significato spirituale che l’Eucaristia riveste per i cattolici.
La vera domanda, secondo il sacerdote, è un’altra: «Abbiamo notato quanti pochi fedeli erano presenti sia alla Messa sia alla processione più importante dell’anno?». Una riflessione che sposta il dibattito dall’esterno all’interno della comunità ecclesiale. «Ci preoccupiamo dei turisti, ma dovremmo preoccuparci di noi cattolici, che abbiamo smesso di avere fede in quella che la Chiesa stessa definisce fonte e culmine della vita cristiana: l’Eucaristia».
Due posizioni che fotografano un tema sempre più attuale nelle località a forte vocazione turistica: da un lato la necessità di tutelare e valorizzare le tradizioni religiose e identitarie delle comunità locali; dall’altro la consapevolezza che la sfida più grande, per la Chiesa, riguarda oggi la partecipazione e il coinvolgimento dei propri fedeli.
Una discussione destinata probabilmente a proseguire, ben oltre il dibattito social, e che chiama in causa il delicato equilibrio tra accoglienza, rispetto delle tradizioni e vitalità della fede in una città che ogni anno accoglie milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.


