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Amalfi in festa per Sant’Andrea, si rinnova il miracolo: «Abbiamo la Manna!»

Amalfi in festa per Sant’Andrea, si rinnova il miracolo: «Abbiamo la Manna!»
Durante i Primi Vespri Pontificali, l’atteso annuncio alla comunità da parte di don Antonio Porpora. Il giubilo dei fedeli tra il suono delle campane e il canto del “Te Deum”. Presente all’evento anche Positanonews, accolto dal simpatico commento di don Nello Russo.

AMALFI – Un momento di profonda spiritualità, attesa e incontenibile gioia collettiva. Ieri sera, 26 giugno, la Cattedrale di Amalfi ha vibrato di un’emozione secolare che continua a unire indissolubilmente la comunità cittadina al suo amato Patrono, l’Apostolo Sant’Andrea.

Nel corso dei Primi Vespri Pontificali, che aprono solennemente la festa del Patrocinio, la trepidazione dei fedeli è stata sciolta dall’annuncio più atteso: «Abbiamo la Manna!».

Il rito nella Cripta e l’esultanza della Cattedrale
A pronunciare le parole cariche di commozione è stato don Antonio Porpora. Nel silenzio raccolto della Cripta del Duomo, il parroco si è chinato sotto l’altare che custodisce il Sepolcro dell’Apostolo e ha estratto l’ampolla contenente il prodigioso liquido.

Un rito che si ripete otto volte l’anno, ma che non smette mai di emozionare. Subito dopo l’estrazione, accompagnato dal festoso e liberatorio suono delle campane, don Porpora ha mostrato la Manna ai fedeli accorsi numerosi e all’arcivescovo don Orazio Soricelli. La Cattedrale è quindi esplosa in un moto di gratitudine corale, intonando il solenne canto del “Te Deum” per ringraziare Dio del segno di benevolenza appena ricevuto.

Il retroscena e l’ironia di don Nello Russo
A documentare e vivere in prima linea questo momento così intimo e sacro per la città c’erano anche gli inviati di Positanonews. Una presenza costante sul territorio che non è passata inosservata, tanto da suscitare un simpatico siparietto con don Nello Russo, sacerdote originario di Positano.

Incrociando i cronisti della testata prima del rito, e auspicando la buona riuscita del miracolo, don Nello si è lasciato andare a una battuta carica di affetto: “Speriamo che ci sia… evidentemente Positanonews porta bene!”. Un augurio che ha trovato, pochi istanti dopo, la sua felice conferma.

Le radici di una devozione secolare
La devozione degli amalfitani verso Sant’Andrea – il “Primo Chiamato” da Gesù – è storicamente e carnalmente legata al segno della Manna. Un prodigio che, tuttavia, non si manifestò da subito.

Come tramandato dagli scritti dello storico don Andrea Colavolpe, il liquido fu scoperto solo circa un secolo dopo la traslazione delle sacre reliquie da Costantinopoli ad Amalfi. Da quel momento, le cronache religiose riportano che la Manna è sempre scaturita ininterrottamente dal 1304, registrando un’unica, lunga e misteriosa interruzione durata oltre mezzo secolo, nel periodo compreso tra il 1530 e il 1586.

Il fascino di questo prodigio è racchiuso anche nell’etimologia stessa della parola. Il termine deriva dalla radice ebraica “Man Hu” (ovvero “che cos’è?”). È la stessa esclamazione di stupore che, secondo la Bibbia, gli Ebrei affamati e assetati nel deserto pronunciarono al loro risveglio, scoprendo il cibo inviato dal cielo: il segno tangibile della presenza e della protezione divina. La stessa protezione che, ancora oggi, Amalfi riconosce nel volto e nel nome del suo amato Sant’Andrea.

Gregorio di Tours racconta che nel giorno della festa di Sant’Andrea, dalla sua tomba esce una sostanza miracolosa che profuma l’ambiente. Questa manna, sotto forma di polvere o olio profumato, preannuncia l’abbondanza del raccolto dell’anno successivo: abbondante se l’effluvio è copioso, scarso se è esiguo. Si dice che in alcuni anni l’olio è così abbondante da riempire metà basilica. Questo fenomeno miracoloso ha luogo a Patrasso, in Acaia, dove Sant’Andrea fu crocifisso e morì per la sua fede.

Le reliquie di Sant’Andrea furono traslate da Patrasso a Costantinopoli nel 357, dove il miracolo della manna continuò a verificarsi. Questo fenomeno è stato documentato in diverse località dove le reliquie sono state custodite, inclusa la Basilica Vaticana a Roma. Ad Amalfi, il miracolo della manna fu scoperto solo dopo circa un secolo dalla traslazione delle reliquie da Costantinopoli.

Il 29 novembre 1304, nella cripta della cattedrale di Amalfi, un anziano pellegrino (secondo la leggenda, il Santo stesso sotto mentite spoglie) notò qualcosa di straordinario durante la Messa solenne della vigilia della festa di Sant’Andrea. Dopo la celebrazione, un chierico di nome Pierantonio Suraldi scoprì un vassoio d’argento coperto di bollicine liquide e gommose. Si gridò al miracolo, e Suraldi cominciò a ungere gli ammalati presenti, che ricevettero benefici miracolosi.

Dal 1304, la manna è scaturita regolarmente dal sepolcro dell’apostolo, con alcune interruzioni. Quando la manna è presente, si canta il “Te Deum” per ringraziare Dio; quando manca, si canta il “Parce Domine”. La manna viene raccolta durante le principali ricorrenze liturgiche secondo il calendario della Chiesa amalfitana. Esiste una cronistoria del prodigio iniziata nel 1908 dall’arcivescovo Antonio Maria Bonito, che riporta minuziosamente le cronache dei miracoli avvenuti.

Questa tradizione, dunque, è una testimonianza vivente della fede e della devozione verso Sant’Andrea, offrendo ai fedeli un segno tangibile della sua intercessione e della presenza divina.