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26 giugno: San Josemaría Escrivá, l’energico sacerdote che portò la santità negli uffici e nelle fabbriche

Ci sono date che segnano la nascita di correnti di pensiero capaci di scuotere le fondamenta di istituzioni millenarie. Il 26 giugno 1975 si spegneva a Roma, a causa di un improvviso attacco cardiaco, Josemaría Escrivá de Balaguer, il fondatore dell’Opus Dei. La sua eredità, suggellata dalla solenne canonizzazione avvenuta il 6 ottobre 2002 davanti a una folla oceanica di oltre 300 mila persone in Piazza San Pietro, rappresenta per la cronaca contemporanea la più grande scommessa vinta sulla “democratizzazione” della chiamata alla perfezione cristiana.

Dal seminario di Saragozza ai sobborghi di Madrid

Nato a Barbastro, in Spagna, il 9 gennaio 1902, Josemaría ricevette dai genitori una profonda e fervente educazione religiosa. Entrato in seminario a Logroño nel 1918 e trasferitosi poi a Saragozza per gli studi teologici, il giovane si distinse a tal punto per pietà e maturità spirituale da essere nominato superiore del seminario a soli vent’anni. Dimostrando una poliedricità non comune, affiancò agli studi ecclesiastici la facoltà di giurisprudenza.

Ordinato sacerdote il 28 marzo 1925, Escrivá si trasferì a Madrid per conseguire la laurea in diritto. Fu in quel periodo che il giovane prete si immerse nelle realtà più crude della capitale spagnola, prodigandosi con instancabile carità nel ministero apostolico tra i bambini abbandonati, i poveri e i malati terminali degli ospedali di periferia.

Il 2 ottobre 1928: la svolta che cambiò la Chiesa

Fu proprio a Madrid, il 2 ottobre 1928, che Escrivá fondò l’Opus Dei. L’obiettivo giornalistico e antropologico della struttura era del tutto innovativo per l’epoca: promuovere in tutte le classi sociali la ricerca della santità attraverso la santificazione del lavoro ordinario, vissuto “in mezzo al mondo” e senza la necessità di cambiare il proprio stato civile (celibi, coniugati o professionisti).

Durante i tragici anni della guerra civile spagnola (1936-1939), il Fondatore si prodigò con eroica dedizione ovunque ci fosse bisogno di conforto spirituale e materiale, sfidando i pericoli dei bombardamenti e delle persecuzioni ideologiche. Al termine del conflitto, dopo un periodo di consolidamento a Madrid, Escrivá scelse di trasferirsi stabilmente a Roma nel 1946, comprendendo la necessità di dare alla sua opera un respiro internazionale e centralizzato.

L’evoluzione giuridica e i viaggi transoceanici

Il dinamismo di Escrivá non si fermò alla formula iniziale. Nel 1943 diede inizio alla Società Sacerdotale della Santa Croce per consentire l’ordinazione di membri laici dell’Opus Dei e, nel 1950, ottenne dalla Santa Sede il permesso di associare anche i sacerdoti diocesani, che ricevevano così un supporto spirituale pur restando sotto la stretta dipendenza del proprio vescovo. Seguì poi l’approvazione dell’Associazione di Cooperatori, aperta persino ai non cattolici.

Fino agli ultimi istanti della sua vita, nonostante un fisico affaticato dalle fatiche e dai viaggi gravosi attraverso l’Europa e le Americhe, Josemaría Escrivá continuò a viaggiare per diffondere la sua catechesi. La sua scomparsa, cinquantuno anni fa, ha lasciato una struttura radicata in ogni continente, capace di dimostrare che la scrivania di un ufficio, il bancone di un negozio o il focolare domestico possono diventare altari altrettanto dignitosi di quelli di una cattedrale.