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“Un’eredità rubata ai cittadini”: Vico Equense si accampa in tenda per riavere il suo Pronto Soccorso

“Un’eredità rubata ai cittadini”: Vico Equense si accampa in tenda per riavere il suo Pronto Soccorso

Non un semplice gazebo, né un momentaneo palcoscenico per la polemica sterile. Giovedì prossimo, 7 maggio, prenderà vita a Vico Equense la “Tenda della Pace e della Dignità”. Una vera e propria “pietra d’inciampo” visiva e fisica, posizionata in un luogo che rappresenta una ferita aperta per l’intera comunità: il piazzale antistante l’ospedale cittadino, che da ben sei anni subisce la chiusura del Pronto Soccorso.

L’anima della mobilitazione: dalla strada alla sanità

Motore e anima di questa iniziativa è Salvatore Buonocore, un uomo che porta in dote trent’anni di militanza attiva e instancabile nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Formato alla scuola spirituale di don Oreste Benzi – il “prete dalla tonaca sporca” noto per la sua ricerca di Cristo tra gli ultimi e gli emarginati – Buonocore ha la cultura dell’accoglienza nel DNA. La sua storia parla attraverso opere tangibili, come il progetto della casa famiglia realizzato all’interno del Santuario di Pompei.
Per lui, la battaglia per il “De Luca & Rossano” trascende le logiche aziendali e i tecnicismi delle Asl. È un imperativo etico.

“Siamo tutti più poveri a Vico Equense senza il pronto soccorso”, dichiara Buonocore, spostando il dibattito pubblico sui binari della dottrina sociale e della dignità umana.

Un’eredità rubata: la storia del “De Luca & Rossano”

Il cuore della protesta poggia su basi storiche inconfutabili, recentemente riportate alla luce anche grazie al certosino contributo di don Pasquale Vanacore, storico dell’arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. L’ospedale di Vico Equense, infatti, non è una fredda “concessione” amministrativa, ma il frutto di un atto d’amore filantropico che vincola moralmente l’edificio al suo popolo.
La genesi della struttura risale al 1863, quando Serafina De Luca destinò il proprio patrimonio per creare un luogo capace di curare chi non aveva i mezzi per farlo. Questo seme di solidarietà fu poi consolidato nel 1872 dal testamento di Luigi Rossano. Quest’ultimo, in un atto fortemente simbolico, nominò il parroco di San Ciro come erede e custode dell’istituzione, a testimonianza di come la salute fosse vissuta come una missione intrinsecamente comunitaria.
Le lapidi affisse sulla facciata del vecchio edificio di via Caccioppoli, datate maggio 1922, parlano una lingua chiara: descrivono un luogo “dove la scienza e la beneficenza si sono alleate a sollievo dei poveri”. I promotori dell’iniziativa sottolineano che il passaggio della gestione alla sanità regionale, avvenuto nel 1973, non ha mai cancellato questo vincolo: la politica di oggi non sta gestendo solo dei reparti, ma un’eredità privata e morale che i cittadini sentono profondamente loro.

Il simbolo della Tenda e l’appello alla Chiesa

La “Tenda della Dignità” diventerà un appuntamento fisso per la cittadinanza. Sarà operativa per tutto il mese di maggio, ogni martedì, giovedì e sabato, dalle ore 9:30 alle 12:00.
La scelta della tenda è potentemente simbolica: richiama gli accampamenti dei profughi in fuga dai conflitti, ma in questo caso serve a denunciare una “guerra quotidiana” interna, vissuta sulla pelle di chi vede calpestato il proprio diritto costituzionale alla cura e all’emergenza.