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In un’intervista esclusiva a RTCI, l’archeologo Umberto Pappalardo e il presidente dell’Associazione Italiani in Tunisia, Donato Ladik, raccontano il legame millenario tra le due sponde del Mediterraneo attraverso l’arte musiva e l’impegno culturale.

di lucio esposito 

TUNISI – Esiste un filo invisibile, fatto di tessere colorate e radici comuni, che unisce indissolubilmente l’Italia e la Tunisia. Questo legame è stato il cuore del recente incontro radiofonico su RTCI, che ha visto come protagonisti l’archeologo di fama internazionale Umberto Pappalardo e Donato Ladik, figura di riferimento per la comunità italiana in Tunisia e presidente dell’Associazione Italiani in Tunisia (AIT).

“Le più belle mosaici di Tunisia”: un’opera tra arte e tecnologia

Al centro della discussione, la presentazione del nuovo volume di Pappalardo, «Les plus beaux mosaïques de Tunisie». L’opera, nata dalla collaborazione con il celebre fotografo tunisino Salah Jaber, non è solo un libro d’arte, ma un tributo al patrimonio tunisino.

“Il Museo del Bardo è per il mosaico ciò che il Museo di Napoli è per la pittura pompeiana: il più importante al mondo,” ha spiegato il professor Pappalardo [05:36]. L’archeologo ha illustrato come la ricchezza della Tunisia romana, “granaio di Roma”, abbia permesso ai proprietari terrieri dell’epoca di investire fortune immense nella decorazione delle proprie ville, creando capolavori che ancora oggi ci lasciano senza fiato [06:14].

Una delle peculiarità del libro risiede nella tecnica fotografica utilizzata da Jaber: grazie all’uso di telescopi e strutture mobili, i mosaici sono stati fotografati frontalmente, evitando le distorsioni prospettiche tipiche degli scatti obliqui, restituendo così la piena leggibilità dei dettagli [07:35].

Il mosaico: da tappeto a simbolo di status

Pappalardo ha affascinato gli ascoltatori spiegando l’origine pratica del mosaico: “Ha sostituito i vecchi tappeti perché la pietra colorata garantiva l’impermeabilizzazione del terreno” [14:44]. Ma oltre alla funzione, c’era il prestigio. I ricchi tunisini dell’epoca, profondamente romanizzati, amavano ritrarre divinità come Poseidone o omaggiare la letteratura di Virgilio per dimostrare la loro appartenenza alla cultura dell’Impero [10:36].

Sul tema della conservazione, il professore ha lanciato un messaggio controcorrente: i mosaici possono essere calpestati (con suole lisce, che aiutano a compattare le tessere), ma richiedono una manutenzione quotidiana e costante, più che grandi restauri accademici sporadici [16:07].

Hammamet e la comunità italiana: un ponte vivente

Donato Ladik, residente in Tunisia da dodici anni e ormai “tunisino d’adozione”, ha sottolineato il ruolo fondamentale della comunità italiana di Hammamet, che oggi conta circa 8.000 residenti [03:13]. “Il nostro compito come associazione è creare un rapporto diretto tra le persone, andando oltre i formalismi istituzionali,” ha affermato Ladik [13:54].

L’AIT non si occupa solo di cultura, ma anche di cooperazione sportiva e sociale, promuovendo l’immagine della Tunisia all’estero attraverso gemellaggi e iniziative che coinvolgono le nuove generazioni. Ladik, che è anche poeta, ha evidenziato come l’arte e la bellezza siano strumenti di pace e comprensione reciproca [18:57].

Un invito al sogno

L’intervista si è conclusa con l’annuncio della presentazione del libro presso il Centro Internazionale della Cultura di Hammamet (Villa Sebastian), un luogo simbolo della memoria storica. Alla domanda su quale messaggio volesse lasciare ai giovani, il professor Pappalardo ha risposto con semplicità: “Mantenere la capacità di sognare dinanzi alle opere d’arte” [19:35].

In un’epoca di sfide globali, il dialogo tra Pappalardo e Ladik ricorda che la cultura non è solo un retaggio del passato, ma un cantiere aperto dove Italia e Tunisia continuano a costruire, tessera dopo tessera, un futuro comune.


Per approfondire: È possibile guardare l’intervista integrale su YouTube: Tunisie mosaïque con Donato Ladik e Umberto Pappalardo.

Generico maggio 2026