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di lucio esposito

Massa Lubrense, 29 maggio 2026 – Si è aperta questa mattina, presso la suggestiva Sala delle Sirene a Largo Vescovado, la prestigiosa giornata di studi intitolata “La pittura di paesaggio tra Costiera Amalfitana, Penisola Sorrentina e Capri. Dal Grand Tour alla Scuola di Resina”. Un evento di alto profilo, curato dall’esperto critico d’arte Angelo Di Modica, che ha chiamato a raccolta studiosi, accademici e appassionati per una riflessione profonda sul legame indissolubile tra l’arte e la trasformazione del nostro territorio.

Un appuntamento nel segno della cultura

Nonostante i disagi legati allo sciopero dei trasporti, la sala si è rapidamente popolata, accogliendo tra gli altri gli studenti dell’Istituto “F. Grandi” di Sorrento, segno tangibile di un interesse vivo e intergenerazionale. La giornata segna un momento di ripartenza significativa per l’Archeoclub di Massa Lubrense, che ha da poco rinnovato il proprio direttivo e si prepara a dialogare con la nuova amministrazione comunale, presente per dare il proprio sostegno all’iniziativa.

“Questa giornata nasce sotto il segno dell’arte e dell’auspicio di una nuova sinergia”, hanno sottolineato gli organizzatori, ricordando che il 2026 è un anno cruciale per l’Archeoclub, che festeggia i 50 anni dalla sua fondazione, un traguardo storico che verrà celebrato il prossimo 28 agosto.

Il Paesaggio: Memoria, Bellezza e “Malefatte”

Il cuore della discussione è il paesaggio non solo come oggetto estetico, ma come documento storico. “Il paesaggio ci racconta la storia di un luogo, le cose ben fatte e le malefatte”, è emerso dal dibattito. L’evento è arricchito da un allestimento speciale che documenta la metamorfosi dei nostri luoghi, ponendo l’accento anche sulle ferite inferte al territorio, come la distruzione della mitica Valle dei Mulini, un tempo musa ispiratrice di grandi artisti stranieri e oggi simbolo di un patrimonio naturale sacrificato.

A fare da corollario alla giornata, la ricerca incessante di Renato Esposito, che quotidianamente scava negli archivi di musei internazionali e case d’asta per riportare alla luce testimonianze artistiche di inestimabile valore, ricostruendo l’iconografia di una terra che ha incantato il mondo.

Progetti futuri: la “Motovela della Cultura”

Oltre alla pittura, l’attenzione dell’Archeoclub rimane alta anche sul fronte della legalità e della promozione del territorio. È atteso per il fine settimana il passaggio a Punta Campanella della “Motovela della Cultura e della Legalità”, l’imbarcazione donata dalla Procura di Trapani all’Archeoclub d’Italia. Un momento simbolico che vedrà la comunità accogliere l’imbarcazione in mare, un gesto di saluto che unirà la passione per la storia a quella per la tutela del bene comune.

Una giornata di approfondimenti

Il programma prosegue intenso fino al pomeriggio, con sessioni che spaziano dalla Scuola di Posillipo all’immagine di Capri tra archeologia e pittura, con interventi di relatori di prestigio come Stefano Causa, Fabio Mangone, Elena Cera, Luca Di Franco, Ada Patrizia Fiorillo e Marco Alfano.

Massa Lubrense si conferma ancora una volta custode di una memoria visiva che va tutelata, studiata e tramandata, dimostrando che l’arte è lo strumento più potente per comprendere chi siamo stati e, soprattutto, chi vogliamo tornare a essere.

Generico maggio 2026Generico maggio 2026

MASSA LUBRENSE – La suggestiva cornice della Sala delle Sirene a Massa Lubrense ha ospitato, in occasione della Giornata di Studi dedicata alla pittura di paesaggio, un intervento di grande spessore culturale curato da Renato Esposito. Studioso indipendente e figura di riferimento per la divulgazione storica e artistica attraverso i canali digitali, Esposito ha offerto una riflessione originale e profonda sul legame indissolubile tra l’arte, il territorio e il ruolo, spesso sottaciuto, della componente femminile.

Il “Motore Immobile” dell’arte

Il cuore dell’intervento di Esposito si è concentrato sulla tesi centrale del suo ultimo progetto, intitolato “L’isola e donna”: l’idea che le donne siano state il vero “motore immobile” dello sviluppo artistico, economico e turistico non solo di Capri, ma dell’intera Penisola Sorrentina.

«Dietro agli uomini che apparentemente gestivano ogni aspetto della vita pubblica, c’erano donne che organizzavano il lavoro e le famiglie», ha spiegato Esposito durante il colloquio a margine del convegno. Questa centralità non si limitava alla gestione domestica, ma si traduceva in una vera e propria attività economica. Esposito ha citato, in particolare, la figura delle modelle capresi, vere professioniste che, con il loro lavoro per i pittori del Grand Tour, hanno contribuito a esportare l’immagine dell’isola nel mondo. Un esempio emblematico è quello di Rosina Ferraro, che sposò il pittore americano Randolph Rogers, portando un pezzetto di storia caprese fino ai vertici della società statunitense.

La riscoperta della storia: il caso del sarcofago di Crispina e Lucilla

L’analisi di Esposito si è intrecciata con l’attualità museale, toccando il tema del ritorno del sarcofago di Crispina e Lucilla alla Certosa di San Giacomo a Capri. Una battaglia di civiltà, portata avanti per decenni insieme a intellettuali del calibro di Scarafia e Guidobaldi, che ha visto finalmente il rientro del reperto dopo anni di oblio su un terrazzo privato.

«Pensare che la storia di questo sarcofago passi dal sacrario di una chiesa al terrazzo di un bed & breakfast è incredibile», ha commentato lo studioso, ricordando come le vicende delle imperatrici Crispina e Lucilla – tragicamente accomunate dal destino segnato da Commodo – abbiano trovato una narrazione moderna anche nella cultura pop, citando il legame con Il Gladiatore. La presenza del sarcofago in un’area di necropoli romana, accanto alla chiesa di San Costanzo, è per Esposito un monito sull’importanza di salvaguardare il patrimonio diffuso.

Una sfida per il futuro: la valorizzazione del territorio

L’incontro è stato anche l’occasione per un confronto con il direttore del Museo Correale di Sorrento, Fabio Mangone, sulla necessità di invertire la rotta nel turismo locale. Il dato è emblematico: a fronte di migliaia di visitatori che affollano quotidianamente la Piazzetta di Capri, le presenze museali in luoghi come la Certosa restano numericamente distanti dal potenziale reale.

La giornata di studi a Massa Lubrense si conferma dunque non solo un momento di riflessione accademica, ma una necessaria chiamata all’azione. L’invito di Renato Esposito è chiaro: guardare al passato – alle “Sirene” che hanno ispirato pittori e poeti – per riscoprire un’identità che deve tornare a essere protagonista anche del turismo contemporaneo. La “Terra delle Sirene” ha ancora molto da raccontare, a patto di saper guardare oltre la superficie e valorizzare quel tesoro nascosto nelle pieghe della sua storia millenaria.

MASSA LUBRENSE – La “Giornata di Studi” dedicata al paesaggio tra la Costiera Amalfitana, la Penisola Sorrentina e Capri ha trovato in Fabio Mangone, direttore del Museo Correale di Sorrento e docente di Storia dell’Architettura presso l’Università Federico II di Napoli, una voce autorevole e originale.

Lontano dai riflettori della semplice esposizione museale, Mangone ha offerto al pubblico un’analisi inedita: il legame profondo, quasi viscerale, che unisce la pittura di paesaggio del XIX secolo alle radici della moderna tutela del territorio.

Il paesaggio come atto di difesa

Durante il colloquio a margine dell’incontro, il direttore ha chiarito subito l’impostazione del suo intervento, che si distacca dalla celebrazione della ricca collezione pittorica custodita al Correale – fondata sulla passione dei fratelli fondatori – per addentrarsi in una riflessione storiografica: «Vengo qui da studioso per parlare di una cosa molto specifica: che rapporto c’è nell’Ottocento tra la pittura di paesaggio e le prime iniziative di tutela messe in atto per proteggere il territorio dall’avanzata della modernità e dell’industrializzazione».

Secondo Mangone, non è un caso che la pittura sia stata la madre nobile della tutela. Il termine stesso “paesaggio”, come lo utilizziamo oggi, deriva direttamente dalla “pittura di paese”. In questo senso, gli artisti non sono stati solo meri osservatori estetici, ma i primi “sentinelle” del paesaggio: fissando su tela la bellezza di un luogo, ne hanno sancito il valore culturale, rendendo necessario, e poi naturale, il bisogno di proteggerlo.

L’eredità di Roberto Pane

Il riferimento a Roberto Pane, il grande architetto e critico che amò profondamente Sorrento, non è casuale. Occupando la cattedra che fu dello stesso Pane alla Federico II, Mangone ne porta avanti l’eredità intellettuale: «Sorrento è stata molto amata da Pane», ha ricordato il Direttore, sottolineando come la lettura del paesaggio oggi debba essere non solo un esercizio di memoria storica, ma un rigoroso percorso di analisi architettonica.

La riflessione di Mangone si inserisce in un dibattito attualissimo, in cui la tecnologia – come le immagini satellitari che oggi ci permettono di monitorare le trasformazioni del suolo in pochi anni – deve dialogare con la sensibilità critica dell’esperto. La sfida che il Museo Correale intende lanciare è chiara: il paesaggio non è un fondale immobile, ma un organismo vivente che va protetto attraverso la conoscenza.

Oltre il museo: una missione di consapevolezza

Per Mangone, il museo non deve essere un luogo isolato, ma un centro propulsore di coscienza civile. La sua partecipazione alla giornata di studi di Massa Lubrense conferma la volontà del Museo Correale di porsi come punto di riferimento non solo per la conservazione delle opere, ma per la tutela attiva del territorio che quelle opere hanno, per secoli, contribuito a definire.

L’appuntamento è dunque con la storia che si fa presente, guidati dalla consapevolezza che, come insegnava l’arte di Posillipo e come sottolinea Mangone, ogni pennellata è stata, in fondo, un atto di resistenza contro il tempo che passa.

MASSA LUBRENSE – C’è un luogo, incastonato tra la Penisola Sorrentina e l’orizzonte, che ha regalato al mondo intero l’immagine più iconica e seducente di Capri. Non è un belvedere tra i tanti, ma un punto geografico preciso: la Valle dei Pini a Montecorbo. Oggi, una mostra dedicata a questo luogo magico ci restituisce non solo la memoria storico-artistica di uno scorcio straordinario, ma anche la speranza di un recupero fisico e naturale di quello che fu il “set” privilegiato dei più grandi pittori europei tra il Settecento e l’inizio del Novecento.

Un laboratorio di bellezza a cielo aperto

Per decenni, tra la fine del XVIII secolo e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la Valle dei Pini è stata meta di pellegrinaggio per artisti italiani e stranieri. Qui, immersi nel profumo dei pini marittimi e sospesi tra cielo e mare, i pittori del Grand Tour e, successivamente, i maestri della Scuola di Posillipo, si riunivano per ritrarre Capri.

«Possiamo affermare che l’immagine di Capri che è stata esportata nel mondo è nata proprio qui», spiegano i curatori della mostra. Il percorso espositivo, che raccoglie oltre 170 opere tra tele, stampe, incisioni e fotografie, testimonia come questo luogo non fosse solo uno spunto panoramico, ma una vera fucina di stile. Dai “macchiaioli” napoletani come i fratelli Gigante, alle nobili famiglie di artisti come i Carelli, fino ai maestri stranieri che giungevano a Napoli in carrozza per completare la propria formazione classica: tutti si sono lasciati incantare da questa “cornice di chiome” affacciata sul mare.

Non solo pittura: un progetto di rinascita

L’esposizione non vuole essere un mero esercizio di nostalgia, ma il primo passo di un processo di recupero territoriale. Grazie a un accordo con la Coldiretti e alla sensibilità dei proprietari, è in atto un piano per il ripristino della vegetazione originale: ripiantare i pini per restituire al paesaggio quella fisionomia che i viaggiatori dell’Ottocento immortalavano nei loro acquerelli.

La mostra, divisa in tredici pannelli cronologici e geografici, è un viaggio nell’evoluzione del gusto: dalle tele romantiche si passa alle tecniche più rapide come il gouache (fondamentale per la divulgazione veloce delle immagini), fino all’avvento della fotografia e delle prime cartoline illustrate, che hanno definitivamente consacrato Capri come meta del desiderio globale.

Un invito alla scoperta

L’iniziativa, parte del progetto “Omaggio alla Bellezza” promosso dall’amministrazione comunale di Massa Lubrense con la collaborazione fondamentale dell’Archeoclub, è un successo che guarda già al futuro. L’obiettivo è quello di far tornare la Valle dei Pini un luogo frequentato dagli artisti, un punto di riferimento culturale che sappia unire la conservazione della memoria alla promozione di un turismo consapevole e rispettoso.

La mostra rimane un’occasione imperdibile per scoprire come un angolo di terra, oggi in parte nascosto, sia stato il motore immobile del mito di Capri. Un invito a visitarla, prenotando attraverso l’Archeoclub, per riscoprire quegli angoli di Massa Lubrense dove la storia dell’arte ha incontrato, per la prima volta, la perfezione del paesaggio.

Ecco una sintesi giornalistica che approfondisce il legame tra la Valle dei Pini, l’arte e la costruzione del mito di Capri, basandosi sulle testimonianze storiche e letterarie fornite.

MASSA LUBRENSE – Esiste un luogo, oggi silenzioso e in parte dimenticato, che per oltre un secolo ha rappresentato il punto di osservazione privilegiato da cui è nata l’immagine di Capri diffusa in tutto il mondo: è la Valle dei Pini a Montecorbo. Da questo ombroso pianoro, situato alle falde del Monte Corbo, la silhouette di Capri – con gli inconfondibili Faraglioni – si staglia contro l’orizzonte in una visione che ha incantato generazioni di artisti.

Un laboratorio artistico internazionale

La riscoperta di questo sito, oggi al centro di una prestigiosa mostra documentaria, rivela un passato di straordinaria vivacità culturale. Tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento, la Valle dei Pini fu la meta prediletta del Grand Tour e, successivamente, della Scuola di Posillipo.

Il percorso espositivo – che raccoglie oltre 150 opere tra tele, incisioni, acquerelli e fotografie – testimonia una partecipazione artistica vastissima: 27 italiani, 42 stranieri (tra cui i danesi Aagard e Rasmussen, i tedeschi Achenbach e Allers, e i britannici Towne e Greene) e numerosi autori rimasti anonimi. Le loro opere non furono solo espressione estetica, ma veri e propri “oggetti di esportazione” del mito di Capri. Tecniche come il gouache, rapido ed economico, permisero a queste visioni di viaggiare velocemente in Europa, trasformando l’isola in un’icona pop ante litteram, finita persino su scatole di pasticcini e specchiere.

L’occhio di Rinaldo e la memoria di Tasso

A dare voce a questo luogo incantato nel 1933 fu Silvio Salvatore Gargiulo, il grande erudito sorrentino che, con lo pseudonimo di “Rinaldo”, descriveva Montecorbo come un groviglio di pietra calcarea e natura rigogliosa. Nelle sue cronache per la rivista Minerva Sorrentina, Gargiulo tratteggiava la Valle dei Pini non solo come un paradiso terrestre, ma come un luogo intriso di letteratura.

È qui che si intreccia il ricordo di Torquato Tasso. La villa Sersale, che domina il panorama dalla sommità di Montecorbo, fu infatti il rifugio dove il poeta, fuggito dalla clausura di Ferrara, cercò conforto tra le braccia della sorella Cornelia. La bellezza del paesaggio sorrentino, che ispirò le atmosfere pastorali del Tasso, si fonde così con la pittura di Giacinto Gigante, che proprio in quei luoghi (dove ancora oggi si ricorda il secolare carrubo di “Don Giacinto”) immortalò gli aspetti più puri del territorio.

Dalla cartolina al paesaggio protetto

Come sottolinea Giovanni Fanelli, i fotografi dell’Ottocento (da Rive a Sommer) hanno “sublimato” questa veduta, rendendo Capri un’apparizione poetica, a volte velata, a volte nitida, sempre sospesa tra sogno e realtà. L’installazione di un telegrafo sulla collina, agli albori del Novecento, segnò l’inizio della militarizzazione di una zona che era stata, fino ad allora, puramente contemplativa.

Oggi, il recupero di questa memoria non è solo un atto di giustizia storica, ma un invito a guardare al territorio con occhi nuovi. La Valle dei Pini non è stata soltanto uno scenario per pittori; è stata la culla di un’identità visiva che ha reso Capri “vicina e lontana” per il mondo intero. Riscoprirla oggi significa comprendere che, dietro ogni icona turistica, si nasconde sempre un lembo di terra reale, curato dalla mano dell’uomo e celebrato dal pennello di chi, in quel paesaggio, ha saputo vedere l’eternità.

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