Logo
Costa d’Amalfi: si apre la stagione, e ad elezioni imminenti, il dibattito si surriscalda sul tema vivibilità ed economia del turismo.
Come sempre il mese di maggio è il banco di prova dell’estate, ma quest’anno il picco di presenze mordi e fuggi si è scontrato con quello delle coscienze, amplificato dall’avvicinarsi del voto comunale nei tre centri più grandi del comprensorio amalfitano.
Picchi di turismo “fuori controllo“, in aumento in misura inversamente proporzionale a quello dell’inverno demografico in Costa d’Amalfi, sollecitano un punto di domanda sulle eventuali responsabilità amministrative, in relazione alla sicurezza di residenti e turisti, in attesa che vengano formulati dal governo centrale, poteri e strumenti straordinari per i sindaci dei comuni turistici.
Resta da chiarire tuttavia, quali sono gli obiettivi che gli amministratori intendono perseguire grazie a questi nuovi strumenti, questione oggettivamente scomoda, che si preferisce lasciare in sospeso.
Tra gli obbiettivi più scomodi, c’è che va chiarito una volta per tutte che il turismo di massa non va accettato per forza dai cittadini residenti, ai quali andrebbe anche spiegato bene, quali sono i rischi a medio e lungo termine legati a questo tipo di economia, perché non è scontato che tutti ne siano consapevoli.
Le statistiche ufficiali, proprio in questi giorni, riportano che tra i comuni più ricchi nel Mezzogiorno, Positano (€37.857) guida la classifica regionale insieme con Capri (€34.617) e Sorrento (€29.958), e non può certo stupire che tali risultati stiano presentando anche un conto salato in termini ambientali e di vivibilità.
È sotto gli occhi di tutti l’avvenuta trasformazione, a Positano come anche in tutti gli altri comuni della costa, tuttavia ci si può avvalere anche della cruda descrizione offerta di recente da un autorevole cittadino positanese, che il turismo lo conosce bene in quanto comproprietario di due importanti strutture alberghiere, il dottor Mario Attanasio.
Nel suo blog, fotografa, dal di dentro, la vita dei cittadini della “città verticale”, ridotta a lavoro continuo” dove “non esiste più una vita normale delle famiglie, i giovani non sanno dove giocare, tutti gli spazi di cui una volta noi godevamo, ora sono sfruttati ai fini turistici. Non ci sono più spiagge libere né piazzali dove poter giocare, a pallone o ad altro, per non parlare della banchina, dove noi andavamo a fare I tuffi o a pescare e che adesso è invasa da circa 8-10.000 passeggeri al giorno. Le mamme non possono portare in giro le carrozzine perché i marciapiedi sono occupati da sedie o tavoli da pranzo, e anche se potessero, il traffico infernale renderebbe insalubre queste passeggiate”.
Fa da contraltare, il rammarico espresso dal post della galleristaMaria Mucciolo,sugli allarmismi del picco di turismo del ponte del primo maggio, in cui a suo parere, la descrizione dei luoghi come costantemente invivibili, ignora la naturale fluttuazione dei flussi turistici, in favore di una narrazione distorta e potenzialmente dannosa per l’economia”  perché “Positano non è un fermo immagine”.
Per la Mucciolo, che pur non positanese vive intensamente il turismo del luogo, grazie alla sua prestigiosa galleria d’arte attiva nel cuore del borgo, il traffico e l’affluenza sarebbero da considerare solo eccezionali, quindi i giorni di festa non andrebbero elevati ad unica verità” , per non influenzare, ed allontanare, chi invece potrebbe “vivere questo luogo per quello che è davvero”.
Due visioni e due facce della stessa medaglia, quella dei residenti “autoctoni” e quella di tutti gli “altri“.
Da un lato c’è l’invivibilita subita dalla comunità residente, che ormai considera il territorio come un luogo di lavoro, in cui non ritrova più un altra possibile identità.
Dall’altro ci sono gli ospiti, ai quali va offerto un contesto emozionale fatto di relazioni identitarie, panorami mozzafiato, acqua cristallina, e glamour “Dolce Vita” da godere dalle terrazze di alberghi di lusso, preparazioni di chef stellati e tour sulla strada più bella del mondo.
E questa sì che rappresenta la realtà dell’immaginario, raccontata ma oggi solo raramente episodica, dato che i “picchi” invadono quasi ogni periodo con un andamento costante a partire da Pasqua, in tutti i festivi, nel weekend, per poi diventare stabili nei mesi centrali dell’estate.
Il rischio di cui parla la Mucciolo, quello di allontanare proprio i visitatori più illuminati, esiste davvero, insieme però a quello di proporre una narrazione che, alterando fortemente le aspettative, genera spesso anche una controproducente delusione, nel momento in cui il turista, non quello mordi e fuggi ma quello che programma più giorni di vacanza, altamente spendente, riscontra una realtà completamente diversa da quella attesa.
Interrogarsi quindi sulla vivibilità, in particolare sulla qualitàlavorativa(QWL), è tutt’altro che sbagliato, lo si può e lo si deve fare proprio per difendere quel turismo “illuminato”, l’unico a risultare compatibile alla morfologia di questo eccezionale territorio ed alla sua comunità.
Del resto ci sono tutte le condizioni favorevoli per farlo:se non adesso, quando?