Il granchio blu, una specie aliena e pericolosa che invade l'ecosistema del Mediterraneo mettendo a rischio la biodiversità e l'industria ittica locale.
|Appello ai pescatori: lasciate in pace l’Octopus. Una benedizione per i nostri mari.
I pescatori sono avvisati: lasciate stare Octopus, che a dispetto del suo nome, si rivela tutt’altro che Vulgaris, è un mollusco che possiede 500milioni di neuroni, pari a quelli del cane, distribuiti tra cervello e tentacoli, ed è in grado di attaccare i granchi blu bloccandone le chele, rompendone il carapace con il becco.
Chi lo avrebbe detto che proprio lui, fosse il principale predatore del granchio blu (Callinectes sapidus) che, dall’estate 2022 è stato segnalato anche sulle coste del Tirreno, dopo quelle dell’Adriatico?
Originario delle coste atlantiche, dagli Stati Uniti al Sud America, è una specie aliena che sta minacciando l’ecosistema del Mediterraneo, dove è giunto trasportato nell’acqua di zavorra delle navi.
Il suo impatto ambientale è forte perché è molto vorace e mangia qualunque cosa, dai piccoli pesci e molluschi, ai crostacei oltre a vegetali acquatici, inoltre l’aumento della temperatura delle nostre acque, gli permette di proliferare e riprodursi.
Insieme allo squalo blu, alle anguille e ai branzini striati, il polpo è uno tra i principali predatori del granchio blu perché rispetto alle altre specie ne divora molti di più.
Lo hanno compreso molto bene in Emilia-Romagna dove hanno avviato il progetto Octo-Blu, promosso dalla Università di Bologna, che consiste nell’introduzione dei polpi, allevati e poi introdotti nell’ecosistema insieme a “case” artificiali, dato che il loro fondale sabbioso, a differenza del nostro, non offre alcun anfratto roccioso nel quale possano rifugiarsi.
L’idea è di Oliviero Mordenti, professore del dipartimento di scienze mediche veterinarie dell’ateneo bolognese, consapevole che una femmina di polpo da 3chili, riesce a mangiare ogni giorno granchi pari al 10% del suo peso.
Il progetto mira ad un controllo biologico dell’infestazione, molto aggressiva verso la biodiversità e l’industria ittica locale di cozze, vongole e novellame.
Per fortuna il mare della Campania possiede un habitat favorevole per questi affascinanti ed utili animali marini, che però devono raggiungere una dimensione minima per sviluppare gli organi sessuali e potersi riprodurre.
Pescarli prematuramente significa quindi, sottrarre alla specie giovani riproduttori, mettendone a rischio la sopravvivenza.
L’elevata domanda di prodotto ittico, finisce spesso per alimentare attività di pesca illegale, che non risparmia nemmeno le aree protette dalla pesca di esemplari sottotaglia.
L’anno scorso un gruppo di ambientalisti napoletani ha liberato ben 35 polpi, riscattati da diverse pescherie della città e poi liberati nelle acque dell’Area Marina Protetta della Gaiola.
Senza arrivare a tanto, in quanto cittadini e consumatori, dovremmo cercare almeno di non comprare in pescheria polpi sottotaglia, così da scoraggiarne la pesca e preservare il nostro mare da questo dannoso ospite.
Dal post Facebook di “Eroi con la coda”









