Il caso riaccende l’allarme sul sovraffollamento turistico in Costiera Amalfitana: lavorare non può significare esporsi a rischi quotidiani tra traffico e infrastrutture al limite
|Amalfi, autista fuori pericolo dopo l’incidente: resta l’emergenza sicurezza sulle strade della Costiera
Nel tardo pomeriggio di ieri, 1° maggio ad Amalfi, un autista della SITA in servizio è rimasto gravemente ferito nei pressi del parcheggio degli autobus, dopo essere stato investito e schiacciato tra un’auto e un bus durante una manovra. L’uomo è stato soccorso dal 118 e trasferito in ospedale con l’elisoccorso, anche a causa del traffico intenso che rallentava i collegamenti su strada.
Stamattina un aggiornamento: l’autista coinvolto nel grave incidente è fuori pericolo. Una notizia che porta sollievo dopo ore di apprensione, ma che non attenua la portata di quanto accaduto. Perché, al di là dell’esito fortunatamente non fatale, resta una domanda scomoda: è accettabile rischiare la vita mentre si lavora, semplicemente per le condizioni in cui si è costretti a operare?
L’episodio riaccende i riflettori su una criticità ormai strutturale lungo la Costiera Amalfitana: il sovraffollamento. Strade strette, traffico congestionato, flussi turistici fuori scala rispetto alla capacità del territorio. Un mix che trasforma ogni turno di lavoro, soprattutto per autisti e operatori del trasporto, in una prova ad alto rischio.
Non si tratta di un caso isolato né di una fatalità imprevedibile. Gli incidenti, le manovre difficili, le situazioni di pericolo sono diventati elementi quasi ordinari nella quotidianità di chi guida mezzi pubblici o privati lungo queste arterie. E se oggi si parla di Amalfi, domani potrebbe essere Positano, Ravello o qualsiasi altra località simbolo del turismo internazionale.
Il punto centrale resta uno: la sicurezza sul lavoro. Non può essere subordinata alle esigenze del turismo di massa né sacrificata sull’altare dell’economia stagionale. Uscire per lavorare non dovrebbe mai significare esporsi a rischi evitabili, tanto più quando questi derivano da problemi noti e mai davvero risolti.
Serve una riflessione seria, che coinvolga istituzioni, enti locali e operatori del settore. Dalla gestione dei flussi turistici alla regolamentazione del traffico, fino al potenziamento dei servizi e delle infrastrutture: le soluzioni esistono, ma richiedono volontà politica e una visione di lungo periodo.
Intanto, resta l’amarezza per un episodio che poteva avere conseguenze ben più gravi. E la consapevolezza che, senza interventi concreti, il rischio che si ripeta è tutt’altro che remoto.


