28 maggio: Sant’Emilio, il fanciullo martire sbarcato dalla Roma di Nerone ai cuori della Sardegna
Ci sono pagine di storia che la storiografia ufficiale fatica a decifrare a causa della scarsità di documenti, ma che la memoria popolare riesce a conservare intatte, tramandandole di generazione in generazione come un tesoro prezioso. È il caso di Emilio – che il Martirologio Romano celebra oggi, 28 maggio – la cui figura si sovrappone e si identifica storicamente con quel San Gemiliano che in Sardegna, e in particolare nella cittadina di Sestu, muove ancora oggi una devozione oceanica.
La cronaca del sangue: l’incendio di Roma e la caccia ai cristiani
Per comprendere il contesto del martirio di Emilio bisogna fare un salto all’indietro fino al drammatico anno 64 d.C. L’imperatore Nerone, stretto d’assedio dal malcontento popolare dopo il devastante incendio che aveva ridotto in cenere gran parte della capitale dell’Impero, individuò nei Cristiani il perfetto capro espiatorio.
Fu l’inizio di una caccia all’uomo senza precedenti per ferocia. Secondo le ricostruzioni e le supposizioni storiche, Emilio subì il martirio proprio in questo clima di terrore, il 28 maggio, quando era ancora in età fanciullesca. Un ragazzo spezzato sul nascere dalla macchina da guerra imperiale, la cui colpa era solo quella di aver abbracciato la nuova fede.
I versi della tradizione: l’identikit del Santo in lingua sarda
Se le notizie scritte sono scarse, a colmare il vuoto ci pensa la tradizione orale sarda, che attraverso i suoi canti sacri descrive con precisione cinematografica le origini e le tappe del martirio del Santo:
«In su tempus de Neroni, nascis de babbu paganu, de patria cagliaritanu, gentili de professioni…»(Al tempo di Nerone, nacque da padre pagano, cagliaritano di patria, nobile di professione…)
I versi popolari non si fermano qui e tracciano una linea teologica e biografica straordinaria: attribuiscono a San Pietro in persona l’amministrazione del battesimo e l’ordinazione sacerdotale del giovane («Santu Pedru ti ha battiau e ordinau sacerdoti»), per poi passare al momento drammatico dell’arresto e della condanna ordita dal magistrato imperiale: «Felis impiu Presidenti impresonat a Millanu… Ti fulminat a s’istanti una sentenzia de morti» (L’empio presidente Felice imprigiona Emiliano… Ti fulmina all’istante una sentenza di morte).
L’Editoriale: Una fede che supera i confini del calendario
Se il Martirologio Romano fissa la memoria liturgica di Emilio al 28 maggio, la geografia della fede risponde con dinamiche proprie. A Sestu, epicentro del culto del Santo, la grandiosa festa civile e religiosa non attende la fine del mese, ma esplode tradizionalmente la terza domenica di maggio, attirando pellegrini da tutta l’isola. Questo dimostra come la figura di questo fanciullo martire non sia un freddo nome confinato in un vecchio elenco di santi, ma un’entità viva, capace di unire la memoria della grande storia romana all’identità più pura della terra sarda.


