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18 maggio: Papa Giovanni I, il pontefice stritolato dalla geopolitica tra Bisanzio e i Goti

Ci sono momenti in cui la storia si decide lungo i corridoi dei palazzi del potere, e altri in cui si consuma nelle celle di una prigione. La vicenda di Papa Giovanni I, che ricordiamo oggi a 1500 anni esatti dal suo tragico epilogo, appartiene a quest’ultima categoria. Eletto al soglio pontificio il 13 agosto 523 succedendo a Ormisda, questo colto intellettuale originario della Tuscia si trovò a gestire la crisi più nera nei rapporti tra l’Occidente barbarico e l’Oriente imperiale.

L’identikit: il Papa astronomo amico dei filosofi

Le fonti storiche, a partire dal Liber Pontificalis, sono spesso avare di dettagli a causa della sovrapposizione di nomi nell’epistolario del VI secolo. Tuttavia, gli storici concordano su un’affascinante ipotesi: Giovanni sarebbe il celebre diacono amico del filosofo Severino Boezio.
Certamente era un uomo con lo sguardo rivolto a Oriente. Fu lui, infatti, ad adottare a Roma, su consiglio del monaco Dionigi il Piccolo, il computo pasquale alessandrino, chiudendo anni di accese controversie. Un Papa che amava l’ordine, la cultura e il restauro: prima che la grande politica lo travolgesse, restaurò le basiliche dei martiri Nereo e Achilleo e dei Santi Felice e Adautto, abbellendo la Capitale grazie ai fondi inviati dall’imperatore Giustino I.

L’ultimatum di Teodorico: una missione impossibile

La tempesta perfetta si scatenò nel 525. L’imperatore d’Oriente, Giustino I, decise di rimettere in vigore leggi severissime contro gli eretici, colpendo duramente gli ariani. A Ravenna, il re goto Teodorico – egli stesso ariano e ormai anziano e paranoico – vide la mossa come una minaccia diretta al suo regno.
Convocò il Papa a Ravenna e gli impose un diktat senza precedenti:

L’ordine del Re: Giovanni avrebbe dovuto guidare una delegazione ufficiale a Costantinopoli per costringere l’imperatore a fermare le persecuzioni contro gli ariani. Giovanni, terrorizzato dalle possibili ritorsioni di Teodorico contro i cattolici occidentali in caso di rifiuto, accettò l’incarico.

Il trionfo a Costantinopoli e la Pasqua a Santa Sofia

Era la prima volta nella storia che un Vescovo di Roma metteva piede nella capitale dell’Impero d’Oriente. L’accoglienza fu oceanica. L’imperatore Giustino I si prosternò letteralmente davanti al vicario di Pietro.
La cronaca di quei giorni descrive eventi straordinari:

  • La Pasqua del 526: Giovanni celebrò le funzioni nella grandiosa basilica di Santa Sofia seguendo il rito romano.
  • La Corona: Il Papa procedette alla solenne reincoronazione dell’imperatore.
  • Il compromesso: La delegazione ottenne ampie concessioni da Bisanzio, tranne una: i decreti imperiali non avrebbero permesso agli ariani convertiti al cattolicesimo di tornare alla loro vecchia fede.

Il tragico rientro: la gelosia del tiranno

Il successo personale di Giovanni fu la sua condanna. Al rientro a Ravenna, ad attendere il Papa non ci furono gli onori, ma l’ostilità di Teodorico. Accecato dalla gelosia per l’accoglienza trionfale tributata al pontefice a Costantinopoli e sospettando un asse politico tra Roma e Bisanzio, il re goto fece trattenere Giovanni in uno stato di quasi prigionia.
Fisicamente provato dai duri trattamenti e dalle fatiche del viaggio, Papa Giovanni I si spense a Ravenna il 18 maggio 526.