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17 maggio: l’ultimo addio che apre i cieli. La Chiesa celebra l’Ascensione di Gesù

Si sono consumati quaranta giorni di attesa, verifiche e istruzioni a porte chiuse. Gesù, dopo la risurrezione, non ha lasciato subito la terra; vi è rimasto il tempo necessario per riorganizzare le fila dei suoi discepoli, scossi dal trauma della crocifissione. Le cronache di quelle settimane parlano di prove inconfutabili, di un insegnamento fitto sul governo della futura Chiesa, sull’amministrazione dei Sacramenti e sulla via per la salvezza delle anime. Poi, il momento del congedo.

Il banchetto d’addio e la promessa del “Consolatore”

L’atto finale è iniziato attorno a una tavola. Durante l’ultimo banchetto a Gerusalemme, Gesù ha aperto definitivamente la mente dei suoi, mostrando come le Sacre Scritture avessero previsto ogni singolo dettaglio della sua passione, morte e risurrezione. Ha conferito il potere di rimettere i peccati e ha tracciato la linea editoriale della loro missione: predicare il Vangelo a tutte le genti.
Ma il fulcro del discorso è stato un paradosso diplomatico e spirituale:

«Bisogna che me ne vada, perché se io non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore».

L’evento sul monte: la nube e il richiamo dell’Angelo

Finita l’istruzione, il corteo si è incamminato verso il monte dell’Ascensione. Giunti alla vetta, dopo la benedizione solenne alla Madre, alle pie donne e ai discepoli, l’evento: Gesù, per virtù propria, si è sollevato verso l’alto, finché una nube lo ha sottratto alla vista dei presenti.
Mentre l’undici apostoli restavano immobili, con le braccia tese e lo sguardo fisso nel vuoto, la cronaca registra l’apparizione di una figura celeste:

  • Il messaggio: «O uomini di Galilea, che state a guardare in cielo? Quello stesso Gesù che fu tolto a voi, ritornerà nella stessa gloria con cui salì».

L’Editoriale: Una patria che si conquista combattendo

Oggi la Chiesa non celebra una perdita, ma un promemoria d’identità. Il cielo è la vera patria del cristiano, non questa terra segnata dalle miserie. Tuttavia, l’accesso a questa patria non è gratuito né permette pigrizie. Le cronache dello spirito parlano chiaro: il cielo si conquista con il combattimento quotidiano contro le proprie passioni, la carne e le inclinazioni al male.
Nei momenti di buio fitto, l’invito della Chiesa è quello di alzare le mani verso colui che è Re, Salvatore, Avvocato e Mediatore, l’unica luce capace di rischiarare le tenebre umane.