16 maggio: Sant’Ubaldo, il coraggio della pace che piegò il Barbarossa
Ci sono città che portano la storia incisa nelle pietre e nell’anima dei propri cittadini. Gubbio è una di queste. Ma nel XII secolo, la splendida città umbra era un teatro di guerriglia urbana: fazioni contro fazioni, casati contro casati, e un sangue fraterno che scorreva troppo spesso sulle strade. In questo clima infuocato si staglia la figura di Ubaldo, un uomo che ha saputo trasformare l’autorità episcopale in uno strumento di autentica difesa popolare.
Dal desiderio di solitudine al governo di una città inquieta
Nato intorno al 1085 e rimasto orfano in tenera età, Ubaldo crebbe sotto l’ala di uno zio molto religioso. A quindici anni sognava l’eremo, la vita solitaria, ma i piani della sua famiglia – e della Storia – erano diversi. Ostacolato dallo zio, entrò tra i canonici di San Secondo, venne ordinato sacerdote nel 1114 e si dedicò alla riforma della Chiesa, formandosi nel rigore del monastero di Fonte Avellana, sulle orme di San Pier Damiani.
La svolta arrivò nel 1129: Papa Onorio II lo rispedì a Gubbio con un mandato preciso: indossare la mitra di vescovo e governare una diocesi sull’orlo del baratro sociale.
Il corpo come scudo: la rissa sedata dal sacrificio
Ubaldo non era un vescovo da palazzo. Quando le sommosse di piazza rischiavano di distruggere la città, lui scendeva in strada. Durante una delle più violente risse cittadine, il vescovo si gettò letteralmente in mezzo ai contendenti, supplicandoli di fermarsi.
La cronaca di quel giorno è drammatica:
Il punto di svolta: Travolto dalla folla inferocita, Ubaldo fu lasciato malconcio e ferito sul terreno. Fu proprio la vista del loro pastore a terra, ferito dalla loro stessa insensatezza, a congelare l’ira degli eugubini. Il pentimento collettivo fu tale che da quel giorno gli animi si calmarono, inaugurando oltre trent’anni di stabilità.
Come Leone con Attila: il faccia a faccia con il Barbarossa
Il capolavoro diplomatico di Ubaldo si compì tuttavia fuori dalle mura cittadine. Quando l’imperatore Federico Barbarossa minacciò di radere al suolo Gubbio, Ubaldo non cercò alleanze militari. Replicando lo storico gesto di Papa Leone Magno con Attila, il vescovo andò incontro all’imperatore d’Austria e Germania.
Armato solo della sua fede e della sua dignità, parlò al sovrano. Il Barbarossa, colpito da un coraggio così cristallino, mutò i suoi piani di guerra e risparmiò la città.
Ubaldo si spense il 16 maggio 1160. Trent’anni dopo, nel 1190, l’abbraccio del suo popolo si trasformò in culto ufficiale con la canonizzazione e la proclamazione a patrono eterno di Gubbio.


