Il fuoco che illumina la notte, l’ingresso nella Chiesa di una donna adulta; la celebrazione guidata da don Antonio conquista anche i più piccoli
|Una notte di luce e rinascita: Amalfi celebra la Veglia Pasquale con il battesimo di una donna americana, Kim Holmes
Una luce diversa, più profonda, ha avvolto Amalfi nella notte della Veglia Pasquale. Non solo il chiarore del fuoco nuovo o delle candele accese, ma quello, più silenzioso e potente, di una scelta di vita: quella di un’adulta che, dopo un lungo cammino interiore, ha deciso di rinascere nella fede, trovando proprio qui, tra queste pietre antiche e questo mare, la sua casa spirituale.

Ai piedi della scalinata della cattedrale, la comunità si è raccolta come un unico corpo, stretta in un abbraccio che sapeva di accoglienza autentica. Il rito si è aperto con l’accensione del fuoco nuovo, fiamma viva che ha spezzato il buio della sera e acceso il Cero Pasquale. Da quella luce, lentamente, si è propagata un’onda luminosa tra i fedeli, mentre la chiesa, inizialmente immersa nell’ombra, si riempiva di volti, di attese, di speranza.
E proprio quest’anno, l’annuncio della Pasqua ha avuto un suono diverso, forse ancora più toccante: non il rintocco solenne delle campane, silenziate dai lavori di restauro del campanile, ma il tintinnio gioioso delle campanelline nell’atrio della cattedrale. Un suono semplice, quasi fragile, ma capace di diventare vita nelle mani dei più piccoli, protagonisti inconsapevoli di una tradizione che si rinnova. L’assenza si è fatta occasione, il silenzio si è trasformato in festa.

Nel cuore della celebrazione, la Liturgia della Parola ha guidato l’assemblea in un viaggio antico e sempre nuovo, tra le pagine della salvezza, mentre i canti e le voci dei giovani rendevano tutto più vicino, più umano, più condiviso.
Ma è stato nella Liturgia Battesimale che la notte ha raggiunto la sua intensità più grande. Kim Holmes, giunta dall’America ma ormai legata profondamente ad Amalfi, ha compiuto il passo più importante del suo cammino: ha ricevuto il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia, scegliendo il nome di Anna. Non è stato solo un rito, ma una rinascita. Accanto a lei, la madrina Lina Acampora e il padrino Ciro De Vita, e intorno, un’intera comunità che si è fatta famiglia.


In quel momento, nessuno è rimasto spettatore. Gli sguardi, le lacrime trattenute, i sorrisi: tutto parlava di partecipazione vera. Amalfi ha accolto Anna come una sorella, stringendola in un abbraccio collettivo che andava oltre i gesti e le parole. Era come se ciascuno si sentisse, in qualche modo, parte di quella rinascita.
Merito anche di don Antonio Porpora, capace di guidare la celebrazione con semplicità e profondità, rendendola accessibile a tutti, soprattutto ai più piccoli, senza mai perdere il senso del mistero. La sua voce ha accompagnato la comunità in un’esperienza che non è stata solo rito, ma vita condivisa.
La notte si è chiusa con l’Eucaristia, nel segno di una gioia piena, concreta, fatta di volti e relazioni. Una gioia che non si esaurisce, ma resta.
Perché questa Veglia non è stata solo bella. È stata vera. È stata il racconto di una comunità che sa accogliere, di una fede che sa attendere, e di una rinascita che, quando arriva, illumina tutti.


