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Soldi, Instagram e la famiglia: così la Dda ha incastrato il boss Roberto Mazzarella a Vietri sul Mare

Soldi, Instagram e la famiglia: così la Dda ha incastrato il boss Roberto Mazzarella a Vietri sul Mare

Alla fine, a tradire uno dei latitanti più pericolosi della camorra, non sono state le soffiate o gli errori clamorosi, ma le abitudini. L’amore per la famiglia, la traccia indelebile del denaro e la vanità dei social network. È racchiuso in questo trinomio il segreto del clamoroso arresto di Roberto Mazzarella, il 47enne capoclan dell’omonima consorteria criminale partenopea, scovato all’alba di sabato scorso in una sfarzosa villa a Vietri sul Mare.

Un’operazione chirurgica, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli sotto la guida ferma del procuratore capo Nicola Gratteri, che ha messo fine alla fuga del boss incrociando i metodi tradizionali dell’antimafia con le più moderne tecniche di indagine digitale.

La trappola perfetta in tre mosse

Come sono arrivati i Carabinieri a bussare alla porta di quel resort di lusso nella “Divina”? Gli investigatori hanno stretto il cerchio attorno a Mazzarella unendo tre tessere fondamentali di un puzzle complesso:

  • Il metodo Falcone, “Follow the money”: Il primo campanello d’allarme è suonato seguendo il denaro. La Dda monitorava da tempo alcuni conti correnti ritenuti sospetti, riconducibili all’entourage del latitante. Negli ultimi giorni, questi conti avevano registrato una serie di prelievi anomali. Tracciando i movimenti di contante, gli inquirenti hanno puntato i radar direttamente sulla Costiera Amalfitana.

  • L’indizio fatale su Instagram: Mentre il denaro parlava indicando la zona, i social network hanno fornito l’indirizzo esatto. I militari dell’Arma hanno setacciato, minuto per minuto, i profili social dei familiari del capoclan. Proprio nelle ore in cui si registravano i flussi di denaro, da una storia o un post pubblicato su Instagram è emerso un dettaglio visivo fatale. Un particolare architettonico, uno scorcio, che ha ricondotto inequivocabilmente gli analisti alla lussuosa villa vietrese.

  • Il profilo psicologico: La terza mossa è stata dettata dall’esperienza. Gli uomini della Dda conoscevano il “tallone d’Achille” di Mazzarella: l’incapacità di sopportare a lungo la lontananza dalla moglie e dai figli. Quando le tracce finanziarie e quelle digitali si sono incrociate, gli inquirenti hanno avuto la certezza che il boss fosse lì, con la sua famiglia. E il blitz è scattato senza indugio.

I “pizzini” e la pista della Costiera Amalfitana

Il colpo inferto alla leadership della camorra è di quelli che lasciano il segno, ma il lavoro degli inquirenti è tutt’altro che concluso. L’arresto ha infatti aperto nuovi e interessanti filoni di indagine.

In primo luogo, l’attenzione è massima sui manoscritti e i “pizzini” rinvenuti all’interno dell’alloggio di lusso, che potrebbero svelare la contabilità recente del clan e le direttive impartite durante la latitanza.

Ma c’è una seconda ipotesi investigativa che la Procura sta battendo con grande energia: la “pista della Divina”. L’idea è che la Costiera Amalfitana non sia stata una meta casuale, ma un vero e proprio buen retiro abituale per il capoclan. Si sospetta che Mazzarella, muovendosi da solo o con i suoi cari, abbia alloggiato nel recente passato in altre strutture ricettive esclusive del litorale.

Per questo motivo, le forze dell’ordine stanno passando al setaccio i registri degli accessi di resort e hotel di lusso da Positano fino a Vietri sul Mare. L’obiettivo è incrociare le registrazioni degli ospiti con i dati presenti sui documenti falsi trovati nella villa di Vietri al momento dell’arresto. Se l’intuizione dovesse rivelarsi corretta, gli inquirenti potrebbero presto smascherare l’intera rete di fiancheggiatori e prestanome che ha garantito al boss una latitanza a cinque stelle.