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Piano Paesaggistico Regionale, il caso Cascone apre il fronte politico: confronto tardivo o presa di coscienza?

La nota inviata dal Presidente della IV Commissione Consiliare Permanente della Regione Campania, Luca Cascone, sul Piano Paesaggistico Regionale (PPR), più che un semplice passaggio tecnico, apre oggi una questione fortemente politica.
Cascone scrive all’Assessore regionale all’Urbanistica, alla Direzione Generale competente, all’ANCI Campania e perfino ai colleghi consiglieri regionali della stessa Commissione, chiedendo l’attivazione di un “confronto istituzionale strutturato” con i territori e riconoscendo apertamente che il percorso fin qui seguito non ha garantito un adeguato livello di condivisione preventiva con i Comuni.
Parole importanti, soprattutto quando si legge che “i documenti tecnici di approfondimento non possono considerarsi sostitutivi di un confronto diretto e preventivo” e che serve “un confronto puntuale e operativo sui contenuti della disciplina di Piano, da sviluppare proprio in questa fase di definizione”.
Una posizione che molti sindaci, soprattutto nei territori della Costiera Amalfitana, sostengono da mesi.
Ma proprio qui nasce la contraddizione politica.
Cascone non è un osservatore esterno né un esponente di opposizione. È stato per anni uno degli uomini più vicini al Presidente Vincenzo De Luca, delegato ai trasporti e oggi resta Presidente della Commissione consiliare competente su urbanistica, lavori pubblici e trasporti. Una figura centrale, dunque, dentro la macchina decisionale regionale.
Ed è inevitabile chiedersi: perché questa presa di posizione arriva solo ora?
I tavoli tecnici si sono già svolti, gli atti preparatori del Piano sono stati avviati da tempo e le preoccupazioni dei Comuni erano già note. Se oggi si riconosce che è mancato un vero confronto preventivo con i territori, allora quella battaglia andava combattuta prima, quando le scelte potevano essere corrette con maggiore efficacia.
Il fatto stesso che Cascone senta il bisogno di scrivere non soltanto all’Assessore, ma anche agli altri consiglieri regionali della sua stessa Commissione, lascia emergere un dato politico evidente: sembra quasi la necessità di costruire un consenso interno che fino ad oggi non si è formato.
E questo alimenta una sensazione precisa: quella di una posizione in parte isolata.
Come se il Presidente della Commissione, pur restando nella maggioranza, non avesse trovato un reale sostegno politico da parte degli altri consiglieri regionali sul metodo da seguire per il Piano Paesaggistico.
Non si tratta di un attacco personale, ma di una riflessione istituzionale.
Se persino chi è stato ed è parte centrale della governance regionale oggi riconosce che serve un cambio di metodo, significa che il problema sollevato dai Comuni non era una polemica strumentale, ma una questione reale di democrazia amministrativa.
I territori chiedono da tempo una cosa semplice: non subire decisioni già prese, ma partecipare prima alla costruzione delle regole.
La nota di Cascone, sotto questo profilo, è importante. Ma arriva tardi.
E proprio questo ritardo rischia di trasformare una giusta richiesta di confronto in una presa di distanza politica che, più che rafforzare il percorso, ne evidenzia tutte le fragilità.