Maiori, ancora indignazione per i fischi alla processione della Madonna da turisti ebrei, ma se lo avessimo fatto noi in Israele? VIDEO
Amarezza, incredulità e un profondo senso di indignazione. È questo il clima che si respira a Maiori all’indomani di un episodio del tutto inedito per la comunità costiera, andato in scena durante una delle ricorrenze religiose più intime e sentite del territorio: la processione della Madonna della Libera, svoltasi in occasione del Lunedì in Albis.
A distanza di giorni, l’eco dell’episodio verificatosi durante la solenne processione della Madonna della Libera non accenna a spegnersi. Le vie di Maiori, solitamente teatro di devozione e raccoglimento in occasione di questa sentita festività, sono diventate il palcoscenico di un fuori programma che ha lasciato la comunità locale amareggiata e profondamente indignata.
La dinamica dei fatti Secondo quanto riportato dalle testimonianze, il solenne passaggio del corteo religioso è stato disturbato dal comportamento di un gruppo di turisti, identificati come cittadini di fede ebraica, che avrebbero fischiato o comunque manifestato atteggiamenti irrispettosi durante il rito. Un gesto che ha interrotto la sacralità del momento, urtando la sensibilità dei fedeli e dei tanti cittadini che partecipavano alla processione, uno degli appuntamenti più intimi e radicati della tradizione maiorese.
Abbiamo letto l’amico Gerardo Russomando che invece dice che nei nostri riti dovremmo togliere i riferimenti a ebrei e giudei come assassini di Gesù, dovremmo pure non parlare di genocidio a Gaza forse , fermo restando che i riferimenti che spingono ad odio vanno sicuramenti tolti in qualche modo , visto che Cristo e il Vangelo sono basati sull’amore.
Il dibattito e la provocazione: “E se lo avessimo fatto noi in Israele?” Più che l’episodio in sé, è il significato di quella che è stata percepita come una mancanza di rispetto ad aver innescato un acceso dibattito, che dalle piazze del paese si è rapidamente spostato sui social network.
Tra i commenti dei cittadini, emerge un interrogativo ricorrente, una riflessione che suona come una forte provocazione ma che fotografa perfettamente il sentimento diffuso in queste ore: “Se un gruppo di turisti italiani avesse fatto la stessa cosa, disturbando o deridendo una cerimonia religiosa in Israele o un rito sacro di un’altra confessione, cosa sarebbe successo?”.
La domanda punta il dito contro un tema universale: la reciprocità del rispetto. La libertà di viaggiare e scoprire nuove culture deve inevitabilmente viaggiare di pari passo con la sensibilità verso i luoghi che si visitano e, soprattutto, verso i sentimenti intimi delle comunità ospitanti.
L’appello al rispetto reciproco Nessuno in Costiera Amalfitana, terra da sempre votata all’accoglienza cosmopolita, vuole trasformare l’accaduto in uno scontro religioso o culturale. Tuttavia, l’episodio di Maiori apre una riflessione necessaria sul “turismo consapevole”.
Che si tratti di una chiesa, di una sinagoga, di una moschea o di una processione in strada, i momenti di preghiera e le tradizioni popolari rappresentano l’anima di un popolo. L’auspicio della cittadinanza è che episodi del genere non si ripetano, ricordando a chiunque arrivi in visita che il vero viaggio passa innanzitutto per il rispetto della sacralità altrui.
Mentre il corteo religioso, accompagnato dalla devozione dei fedeli, sfilava solennemente lungo il centralissimo Corso Reginna, la spiritualità del momento è stata bruscamente interrotta da un comportamento inaspettato. Dall’alto dei balconi di una nota struttura alberghiera si sono levati fischi, urla e cori di scherno indirizzati proprio verso la statua e i partecipanti alla processione.
Il racconto: “Un comportamento profondamente irrispettoso”
A sollevare il caso, portandolo all’attenzione dell’opinione pubblica, è stato Salvatore Di Martino, uno dei portatori della statua della Vergine, che ha affidato ai social network un resoconto lucido e amareggiato di quegli istanti.
“Nella serata di oggi, a Maiori, ho partecipato alla processione della Madonna della Libera, in qualità di portatore. All’altezza di una struttura alberghiera situata alla fine del corso Reginna, alcuni clienti di fede ebraica, per lo più ragazzi, si sono affacciati e hanno iniziato a fischiare la processione.”
Secondo la testimonianza, l’episodio di disturbo si sarebbe protratto per alcuni interminabili minuti, accompagnato da frasi concitate e incomprensibili rivolte alla folla. La situazione è rientrata e il corteo ha potuto riprendere la sua marcia in serenità solo grazie al tempestivo intervento dello staff dell’hotel, che ha richiamato all’ordine i propri ospiti.
I precedenti e il paradosso della sicurezza
L’accaduto ha generato un’immediata levata di scudi sui social network, trasformando lo sfogo di Di Martino in un vero e proprio caso cittadino. “Si dice ‘paese che vai, usanza che trovi’ e non è una frase fatta”, ha chiosato il portatore, sottolineando come il rispetto per i luoghi visitati debba essere la regola aurea di ogni viaggiatore.
Tra i numerosi commenti dei cittadini indignati, emerge inoltre un dettaglio inquietante: secondo alcuni residenti, non si tratterebbe di un caso isolato. Atteggiamenti di simile irriverenza si sarebbero registrati già nei giorni precedenti, in concomitanza con i riti della Via Crucis.
A rendere la vicenda ancora più stridente è il paradosso legato alla sicurezza: la struttura alberghiera in questione, proprio per tutelare il gruppo di turisti stranieri che vi alloggia, è attualmente presidiata in modo costante dalle Forze dell’Ordine, schierate per garantire un’accoglienza sicura e serena a chi, dal canto suo, ha mostrato scarsa sensibilità per la cultura ospitante.
Intanto comunque ci sono state le scuse dell’organizzazione
Video di Costa d’Amalfi tv

