Ischia, Piazza Majo ancora ferma: la ricostruzione post‑sisma ingabbiata tra burocrazia e varianti
A Casamicciola Terme il ripristino dell’area demolita parte quasi nove anni dopo il terremoto del 2017. Approvata l’ennesima perizia di variante, con meno lavori e tempi ancora dilatati
A quasi nove anni dal terremoto che nel 2017 colpì duramente l’isola d’Ischia, la ricostruzione pubblica continua a procedere a rilento, mostrando tutte le fragilità di un sistema ancora intrappolato tra ordinanze straordinarie, passaggi amministrativi complessi e continue rimodulazioni progettuali.
L’ultimo esempio arriva da Casamicciola Terme, uno dei comuni più colpiti dal sisma. Con una determinazione approvata il 10 aprile 2026, il Comune ha dato il via libera a una perizia di variante per i lavori di ripristino dell’area di sedime di via Spezieria – Piazza Majo, liberata dopo la demolizione di edifici gravemente danneggiati. Un atto formalmente corretto, che però certifica come l’intervento entri finalmente nel vivo solo ora, a distanza di molti mesi dalla conclusione delle demolizioni e a quasi un decennio dall’evento sismico.
Dalle macerie al vuoto urbano
Il percorso amministrativo parte nell’aprile 2024, con l’approvazione del Piano delle demolizioni pubbliche previsto dall’Ordinanza speciale n. 8 del Commissario straordinario per la ricostruzione di Ischia. Nel corso dello stesso anno vengono approvati i progetti ed affidati i lavori di demolizione degli immobili di Piazza Majo e via Spezieria.
Le demolizioni si concludono nella primavera del 2025. Ma anziché segnare l’inizio immediato della riqualificazione, aprono una lunga fase di stallo: l’area resta per mesi una superficie disigillata, polverosa, priva di una sistemazione stabile, con evidenti ripercussioni su decoro urbano, sicurezza e vita quotidiana.
È lo stesso Comune, nel maggio 2025, a segnalare i rischi per la salute pubblica, soprattutto in vista dell’estate. Eppure, l’urgenza viene formalmente riconosciuta solo due mesi dopo, con un’ordinanza sindacale contingibile e urgente firmata a luglio.
I fondi arrivano ma non servono a ricostruire, i lavori rallentano
Nel frattempo si susseguono richieste di integrazioni, pareri e soprattutto la ricerca delle risorse economiche necessarie ad un intervento che di fatto non ricostruisce. I finanziamenti vengono chiesti formalmente alla Struttura commissariale a fine giugno 2025, ma la svolta arriva solo ad agosto, quando una nuova ordinanza del Commissario istituisce un fondo nazionale da 3 milioni di euro destinato alla rigenerazione urbana delle aree demolite sull’isola.
È a quel punto che l’amministrazione sceglie di ripensare l’intervento, rallentando le opere di ripristino temporaneo per puntare direttamente a una configurazione definitiva della piazza. Una decisione motivata dall’esigenza di evitare duplicazioni e sprechi di risorse pubbliche, ma che di fatto prolunga ulteriormente i tempi, lasciando l’area in una condizione di incompiutezza prolungata.
Una variante che ridimensiona l’intervento
La perizia di variante approvata ad aprile 2026 introduce una riduzione delle lavorazioni previste rispetto al progetto originario, con un taglio di circa l’8% dell’importo dell’affidamento. Il valore complessivo dell’intervento resta invariato, poco meno di 300 mila euro, ma le opere effettivamente realizzate saranno inferiori a quelle inizialmente programmate.
Dal punto di vista contabile si tratta di economie di bilancio. Dal punto di vista sostanziale, il provvedimento racconta una progettazione costretta ad adattarsi a un contesto che cambia nel tempo, tra nuove norme, nuovi fondi e nuove priorità, spesso rincorse più che governate.
Un caso locale che riflette un problema nazionale
Piazza Majo diventa così un caso emblematico delle difficoltà della ricostruzione pubblica in Italia, soprattutto nei contesti di emergenza gestiti attraverso commissariamenti straordinari. A fronte di strumenti normativi pensati per accelerare, il risultato è spesso un allungamento dei tempi, con cantieri che procedono per fasi discontinue e spazi urbani che restano sospesi per anni.
Per i cittadini di Casamicciola, la perizia di aprile rappresenta l’ennesimo passo formale in avanti. Ma la sensazione diffusa è che la ricostruzione, più che un processo lineare, continui ad apparire come una somma di atti amministrativi, ciascuno legittimo, ma incapace da solo di restituire rapidamente normalità ai territori colpiti.
La domanda, oggi, travalica il perimetro della piazza: quanto tempo serve ancora, in Italia, perché un luogo liberato dalle macerie torni davvero a vivere?

