Funivia del Faito, un anno dopo il disastro. La Procura svela i numeri dell’inchiesta: “Un’indagine monumentale e impervia”
Il tempo non ha scalfito il dolore, né cancellato le immagini di quel drammatico pomeriggio di primavera. È passato esattamente un anno dal 17 aprile 2025, giorno in cui la cabina numero 2 della funivia del Monte Faito si staccò improvvisamente, precipitando nel vuoto e stroncando quattro vite umane. Una quinta persona rimase gravemente ferita. Oggi, mentre Castellammare di Stabia e Vico Equense si fermano nel dolore e nel ricordo, il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, ha deciso di squarciare il velo di riserbo che avvolgeva l’inchiesta, rivelando i contorni di un’indagine che lui stesso definisce “monumentale”.
Un’indagine estrema in uno scenario “impervio”
Le difficoltà incontrate dagli inquirenti, supportati dal pool di magistrati, dal Commissariato di Pubblica Sicurezza e dalla Squadra Mobile di Napoli, non sono state solo di natura giuridica, ma soprattutto logistica e ambientale.
Lo scenario del disastro si è presentato da subito come proibitivo. La cabina incidentata era rimasta in bilico su un costone quasi verticale, aggrappata ai tronchi di alcuni alberi, sospesa a 40 metri dalla sede stradale e a 200 metri dal piano di campagna. Setacciare e mettere in sicurezza un’area impervia di circa 10 ettari, inghiottita da una fitta vegetazione montano-mediterranea, ha richiesto uno sforzo senza precedenti. L’obiettivo primario era recuperare reperti microscopici ma decisivi, come le “boccole delle teste fuse” dell’ancoraggio del cavo traente.
I numeri di un’operazione titanica
Per comprendere la portata storica e la complessità di questa inchiesta, la Procura ha diffuso cifre che descrivono un dispiegamento di forze raramente visto in ambito giudiziario:
26 indagati: 25 persone fisiche e l’ente gestore, la società EAV.
158 ispezioni sui luoghi: interventi complessi condotti dai Vigili del Fuoco, che hanno visto la rotazione di ben 1.370 uomini.
150 giorni di rilievi: la Polizia Scientifica ha lavorato ininterrottamente per catalogare 44 reperti cruciali.
5 mesi per il recupero: da agosto a dicembre 2025, le operazioni si sono concentrate sul recupero fisico della cabina e del carrello, conclusosi solo il 18 dicembre scorso.
Il sollevamento dei rottami, pesanti in totale circa 1.600 kg, ha richiesto la creazione di apposite “linee vita” di sicurezza e il supporto logistico dell’Esercito Italiano, con l’impiego massiccio di elicotteri. Attualmente, i reperti sono “congelati” e custoditi in due siti militari – lo Spolettificio di Torre Annunziata e il Polo Tecnico di Nola – dove vengono minuziosamente smontati e analizzati.
L’attesa per la perizia decisiva
Sul fronte investigativo tradizionale, la Procura sta ultimando l’analisi dei telefoni cellulari sequestrati agli indagati. Ma il vero snodo dell’inchiesta, il tassello che dovrà spiegare il “perché” della tragedia, si sta giocando nell’aula dell’incidente probatorio.
Dopo un iter travagliato – sette udienze e la sostituzione in corsa di un perito – il traguardo sembra vicino: il deposito della perizia tecnica definitiva è atteso per l’estate. La Procura ha optato per l’incidente probatorio con una chiara strategia: cristallizzare la prova scientifica in questa fase eviterà di dover ripetere le lunghe perizie durante l’eventuale processo, garantendo, come sottolinea il Procuratore Fragliasso, “una sensibile riduzione dei tempi”.
Il prossimo appuntamento in aula è fissato per il 7 maggio 2026. I parenti delle vittime, e un territorio ancora sotto shock, attendono risposte chiare su una tragedia che ha segnato per sempre la storia della Costiera.


