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CAG Penisola Sorrentina: vent’anni di ginnastica, talenti d’oro e un’odissea chiamata “palestra”. Vent’anni di storia, una scia infinita di successi e una determinazione che non conosce ostacoli. Il CAG Penisola Sorrentina rappresenta, da due decenni, un fiore all’occhiello dello sport locale, una fucina di talenti che ha saputo portare il nome del nostro territorio sui podi più prestigiosi. Eppure, dietro le medaglie e i sorrisi delle atlete, si cela una realtà amara: quella di una scuola costantemente in bilico, privata di una struttura propria e abbandonata a se stessa dalle istituzioni. Abbiamo incontrato Rossana De Martino, direttrice tecnica e anima pulsante del CAG. Il suo lavoro, insieme a quello di tutto lo staff, è un impegno costante che va ben oltre la tecnica sportiva. Si tratta di costruire il carattere, di educare alla disciplina e al sacrificio. Valori che traspaiono chiaramente dagli occhi di Giorgia Sessa e Marianna Di Palma, due delle atlete di punta del centro. Le abbiamo incontrate proprio a ridosso di un appuntamento cruciale: tra una decina di giorni saranno in gara. Il clima durante gli allenamenti è elettrico, fatto di concentrazione assoluta, ma soprattutto di una passione viscerale che permette loro di superare ogni difficoltà. Il punto dolente, che anche Positanonews denuncia da anni con forza e rammarico, resta la questione logistica. Il CAG Penisola Sorrentina, nonostante il prestigio raggiunto, non dispone di una palestra propria. La scuola è costretta a “fare i bagagli” e ad appoggiarsi, con tutte le limitazioni del caso, alla palestra dell’Istituto Publio Virgilio Marone. È una soluzione precaria, che costringe tecnici e allieve a incastrare orari e spazi, in una continua corsa contro il tempo che penalizza la crescita della disciplina sul territorio. È inaccettabile che, in un territorio ricco di potenzialità come la Penisola Sorrentina, una realtà sportiva capace di formare centinaia di atleti debba operare come una “ospite” nelle strutture di appoggio. La politica continua a voltarsi dall’altra parte, ignorando le legittime richieste di chi, con sacrificio personale ed economico, tiene vive discipline sportive nobili. Per ora in bocca al lupo a Giorgia, a Marianna che continueranno ad allenarsi con il cuore, pronte a sfidare le avversarie in gara tra dieci giorni. Ma resta l’amaro in bocca per una comunità che non riesce a dare una vera “casa” a chi porta alto il suo onore.