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14 aprile: Santa Liduina, la “patrona dei pattinatori” che sfidò il dolore per 38 anni.

La storia di Liduina (1380-1433) inizia con un incidente banale quanto tragico. È il 1395 e una ragazzina di quindici anni sta pattinando sul ghiaccio con le amiche. Una caduta violenta le rompe una costola, un infortunio che oggi tratteremmo con un breve ricovero, ma che nel Medioevo diede il via a una catena di infermità inarrestabili. Da quel momento, Liduina non si alzerà più dal letto, iniziando un calvario fisico che sarebbe durato quasi quarant’anni.

Un caso clinico ante-litteram: la prima diagnosi di Sclerosi Multipla

Per la medicina moderna, il caso di Liduina è di un interesse straordinario. Molti neurologi contemporanei ritengono infatti che la giovane sia stata la prima persona nella storia di cui si abbiano notizie documentate a mostrare i sintomi della sclerosi multipla.

Una lettera ufficiale del 12 settembre 1421, redatta dagli scabini (i magistrati locali) del suo borgo, descriveva il suo corpo come un vero e proprio “relitto”. Eppure, in questo stato di fragilità estrema, Liduina non si chiuse nel risentimento. Al contrario, si immerse nella corrente spirituale della Devotio Moderna, seguendo le orme di giganti come Geert Groote e Tommaso da Kempis (l’autore dell’Imitazione di Cristo).

L’offerta del dolore e il culto popolare

Liduina scelse di eguagliare la passione di Cristo attraverso la propria, offrendo le sue sofferenze per la conversione dei peccatori. Nonostante l’immobilità e le accuse di anoressia (legata alla sua quasi totale incapacità di nutrirsi), la sua fama di mistica superò i confini dell’Olanda. Subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1433, Schiedam divenne meta di pellegrinaggio. Vennero costruite cappelle e scritti resoconti dettagliati della sua vita, portando a un culto approvato ufficialmente nel 1650 e confermato da Leone XIII nel 1890.

Da Huysmans ai giorni nostri

La figura di Liduina ha affascinato anche la letteratura moderna. Nel 1901, il celebre scrittore francese Joris-Karl Huysmans le dedicò una biografia che è considerata un capolavoro di agiografia e analisi psicologica, contribuendo a far conoscere la sua storia in tutta Europa. Oggi, il Martirologio Romano la celebra come la vergine che “sopportò con pazienza per tutta la vita le infermità del corpo, confidando solo in Dio”.