Stasera su Rai 1: Lino Guanciale è Mario Tobino ne “Le libere donne”
Debutta questa sera, martedì 10 marzo alle 21:30 su Rai 1, una delle produzioni più attese della stagione: “Le libere donne”. Diretta da Michele Soavi, la serie ci porta nel cuore della Lucca del 1942, tra le mura dell’ospedale psichiatrico di Maggiano, per raccontare una storia dove il confine tra follia e desiderio di libertà si fa sottilissimo.
Il “Poeta-Psichiatra” di Lino Guanciale
Al centro della narrazione troviamo Lino Guanciale nei panni di Mario Tobino, figura storica realmente esistita. Tobino, psichiatra e poeta appena rientrato dal fronte libico, si ritrova a operare in un sistema manicomiale rigido, dove la “cura” è spesso solo sinonimo di segregazione e contenimento.
“Il mio Tobino è un uomo dalle imperfezioni affascinanti,” ha dichiarato Guanciale, “un medico illuminato che combatte per restituire dignità e ascolto a chi è stato messo ai margini della società.”
Tra mistero e resistenza: la trama
La storia prende il via con un gesto dirompente: Margherita Lenzi (interpretata da Grace Kicaj) irrompe nuda sul sagrato del Duomo di Lucca durante la messa di Natale. Internata dal marito, il potente avvocato Filippo Lenzi (Paolo Briguglia), Margherita diventa il caso che scuote la coscienza di Tobino. Il medico sospetta che dietro la presunta “follia” della donna si nascondano violenze domestiche e un disperato grido di aiuto.
Ma la sfida di Tobino non è solo medica. La serie intreccia il dramma umano con la grande Storia:
La lotta politica: Il ritorno di Paola Levi Olivetti (Gaia Messerklinger), antico amore di Mario e ora staffetta partigiana ebrea, trascina lo psichiatra nel pericolo della clandestinità contro il regime nazifascista.
Un cast d’eccezione: Notevole il debutto in un ruolo drammatico di Fabrizio Biggio, che arricchisce un cast che vede anche la presenza di Francesca Cavallin.
Una produzione legata al territorio
Ambientata e girata interamente a Lucca, con la collaborazione della Fondazione Mario Tobino, la serie è liberamente tratta dal capolavoro autobiografico del 1953, “Le libere donne di Magliano”. La regia di Soavi promette un’atmosfera suggestiva, quasi sospesa, capace di restituire la magia e il dolore di quegli “anni bui”.

