“Sarebbero ancora vivi con un ospedale in Costiera?”: il grido d’allarme di Christian De Iuliis
“Sarebbero ancora vivi con un ospedale in Costiera?”: il grido d’allarme di Christian De Iuliis
Christian De Iuliis, architetto di Minori, ci ha da sempre abituati alla sua brillante creatività. Dalla geniale intuizione dello “spiaggismo” fino alle amare ironie dell'”assessorato del nulla”, la sua voce ha spesso raccontato i paradossi del nostro territorio con acume e sarcasmo. Ma nella prima puntata della nuova stagione del suo format “Super Telecostiera”, l’ironia ha lasciato il posto a un dolore lucido e a una rabbia profonda.
Il tema affrontato è di quelli che non ammettono sconti: la sanità in Costiera Amalfitana, o meglio, la mala sanità. Al centro della riflessione c’è una mancanza strutturale che continua a mietere vittime: l’assenza di un vero ospedale in uno dei territori più complessi e visitati al mondo, dove il presidio di Castiglione di Ravello finisce per ridursi, nei casi critici, a un semplice punto di stazionamento.
Per denunciare questa grave lacuna, De Iuliis ha scelto di raccontare due storie recenti, due tragedie assurde accomunate da un finale in cui i protagonisti hanno perso la loro personale partita a scacchi contro la morte.
Il paradosso di Salerno: al buio nella città delle luci
La prima storia è balzata agli onori della cronaca locale e riguarda il calvario di un giovane uomo di Amalfi. Colpito da un malore, ha dovuto affrontare una vera e propria odissea logistica prima di poter sperare di essere salvato. Trasportato in elisoccorso da Scala verso l’Ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno, si è scontrato con una realtà che ha dell’incredibile: la pista di atterraggio del nosocomio era priva di illuminazione.
Un paradosso atroce e inaccettabile, come fa notare De Iuliis, per una città diventata celebre in tutto il mondo per l’opulenza delle sue “Luci d’Artista”. Dopo due giorni di agonia in seguito a questo tragico e ritardato soccorso, l’uomo si è spento.
Il dramma silenzioso di Minori: soccorsi senza medico
La seconda storia è forse ancora più dolorosa perché consumata nel totale silenzio dei media. Non è apparsa su nessun giornale locale, ma non per questo è un dettaglio meno grave. Riguarda un cittadino di Minori, un amico di De Iuliis, colpito da un malore improvviso mentre si trovava all’interno del suo locale.
All’arrivo dei soccorsi, l’amara scoperta: l’ambulanza del 118 intervenuta sul posto era sprovvista del medico a bordo. Anche lui non ce l’ha fatta, in una tragedia passata sottotraccia che solleva interrogativi pesantissimi sull’adeguatezza della rete di emergenza territoriale.
Un interrogativo che non può essere ignorato
Davanti a queste due vite spezzate, la domanda che Christian De Iuliis pone a se stesso e a tutti noi è un macigno: se avessimo avuto un ospedale vero, strutturato e attrezzato in Costiera Amalfitana, queste persone si sarebbero salvate?
La mancanza di una struttura ospedaliera adeguata in costa d’Amalfi non è più solo un disagio logistico, ma una vera e propria vergogna che costa vite umane e che non può più restare sottaciuta.
L’appello finale dell’architetto di Minori è un invito all’azione civile: condividere, parlare, denunciare. “Vi chiedo di condividere questo video. Di fare con me, almeno virtualmente, rumore”. Perché il silenzio, in questi casi, è complice.
De Iuliis si fa riprendere con il dipinto sulla destra che è un celebre affresco intitolato “La Morte che gioca a scacchi” (in svedese Döden spelar schack).
È stato realizzato dal pittore medievale svedese Albertus Pictor. Risale al periodo compreso tra il 1480 e il 1490. L’affresco originale si trova all’interno della chiesa di Täby, nei pressi di Stoccolma, in Svezia.
Una particolarità molto affascinante di quest’opera è la sua forte influenza sulla storia del cinema: il dipinto, infatti, ha fornito l’ispirazione visiva e tematica al celebre regista Ingmar Bergman per il suo film capolavoro “Il settimo sigillo”. Proprio come nell’affresco, nel film il protagonista Antonius gioca una partita a scacchi contro la Morte, cercando di prendere tempo e ingannarla per poter salvare la vita di una compagnia di attori. Ma a noi in Costiera amalfitana non è dato neanche il tempo e le condizioni per poter giocare alla pari con la morte





