Aspettando l'8 Marzo, ricordiamo le grandi donne del passato, icone d'indipendenza.
|Ritratti e Autoritratti: Trotula de’ Ruggiero e la sua “scandalosa” medicina che parla di sterilità e d’impotenza maschile, di controllo delle nascite e di piacere femminile.
La festa dell’8 marzo ancora non esisteva, ma le grandi donne sì e tra queste Trotula de’ Ruggiero è una delle più significative dell’età medievale: è la prima donna ginecologa della storia.
Lei, di una delle più antiche famiglie longobarde giunte a Salerno, compie regolari studi di medicina e diventa la prima donna a cui viene riconosciuta la dignità e lo status di medico, Magistra, il prestigiosissimo titolo della scuola della città.
La cosa più sorprendente è che Trotula non solo studiò, ma scrisse ogni cosa in modo metodico ed organizzato, per tramandare le sue conoscenze cliniche attraverso la scrittura.
Vissuta attorno al 1100, si forma nell’ambito della Schola Medica Salernitana, centro scientifico all’avanguardia, frequentato già dal IX secolo da studiosi di origine greca, araba, ebraica e latina, aperto per antica consuetudine anche all’istruzione femminile.
Dal clima salubre e piacevole, la città era nel Mediterraneo, un ricco centro di traffici commerciali e la fama della sua scuola dall’impostazione assolutamente laica, aveva incoraggiato vere e proprie migrazioni sanitarie.

Tra le donne della scuola, le mulieressalirnitane, è l’unica che si dedica alla scrittura, producendo tre grandi trattati che circolarono fino a tutto il XIV secolo,rendendola la massima autorità in materia di medicina femminile: il De passionibus mulierum ante, in et post partum, chiamato anche Trotula major, il De ornatu mulierum, conosciuto come Trotula minor, e il De curis mulierum.
Il Maior in particolare, rappresenta il primo esempio di medicina di genere, per l’attenzione che Trotula pone al corpo delle donne, del quale i medici maschi, avevano scarsa conoscenza, sia fisiologicamente che per le cure, troppo spesso disastrose con pazienti che morivano di parto per infezioni ed emorragie o riportavano lesioni permanenti, ed è quella realtà a spingerla ad attuare la sua grande rivoluzione.

Sa di essere una donna privilegiata, e da questa consapevolezza parte per mettersi a servizio delle meno fortunate, con la precisa missione di elevare il corpo delle donne e le loro esperienze,ad oggetto di studio scientifico, per una sanatrix al servizio delle levatrici, che acquisirono finalmente la giusta dignità.
Fondatrice degli studi di ginecologia ed ostetricia, parla di mestruazioni, di cicli irregolari, di metodi contraccettivi, di benessere della donna sposata e di quella celibe, di parto e allattamento, di svezzamento e cura dell’infante.
Arriva a parlare anche di sterilità e di malattie femminili non trascurando di trattarequelle maschili, riconoscendo che la sterilità della coppia non può essere imputata esclusivamente alla moglie.
Sul temaTrotula è diretta fin quasi a rasentare lo scandalo: “Se l’impossibilità al concepimento accade per difetto degli spiriti, l’uomo non desidererà congiungersi e non potrà avere l’erezione del pene” ma con grande senso professionale conclude, “Assisteremo questi uomini”.
Capì con secoli di anticipo che l’igiene è fondamentale per prevenire molte malattie, consigliando le donne su come e quando farsi il bagno e su come lavarsi denti e capelli, un’attenzione che deriva dalle sue origini longobarde, popolo che ne faceva un vero e proprio culto.
La sua è la visione di una scienziata che conosce tutto dell’animo e della fisiologia femminile, e nel De’ ornatu mulierum, riunisce tutte le conoscenze sulla cura della bellezza della donna apprese dalle tradizioni delle diverse culture, alla competenza straordinaria delle erbe officinali,coltivate nei giardini rigogliosi della città.
È il primo trattato di cosmesidella cultura occidentale, secondo quella che era la concezione medica medievale, che considerava la bellezza il segno di un corpo sano in armonia con sé stesso e con l’universo.
Anche in questo testo “minore” emerge un approccio fatto di dialogo e di fiducia con le pazienti, puntando sulla prevenzione e sull’anamnesi accurata prima di intraprendere una cura, piuttosto che l’eccessivo e spesso frettoloso ricorso alla chirurgia, con cui allora si fronteggiavano molte delle patologie femminili.










