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Ritratti e Autoritratti: Artemisia Gentileschi ed il il suo viso dipinto, da Christie’s a New York, all’asta per a quasi 6milioni di dollari nella 2026.

La Giornata Internazionale della Donna è l’occasione perfetta, per celebrare i progressi economici, politici e sociali delle donne ed evidenziare i passi ancora da compiere verso la parità di genere.
Non è solo una data sul calendario ma anche un momento per riscoprire le figure femminili che hanno cambiato il mondo, trasformando sfide in opportunità: atlete, scienziate, politiche, artiste e protagoniste in ogni campo e, per la sua storia, la sua forza ed il suo genio, Artemisia Gentileschi è tra le più celebri e significative.

Figlia del pittore Orazio Gentileschi, Artemisia dimostra fin da bambina un talento straordinario, superando ben presto lo stile paterno.
Nel 1611, a soli 18 anni, subisce violenza da un pittore e collega del padre, e nonostante le norme sociali suggerissero il silenzio, lo denuncia affrontando un processo doloroso ed umiliante, subendo anche la tortura, quella cosiddetta della “sibilla”, ai pollici. Dopo il processo, conclusosi con la condanna parziale del suo violentatore, Artemisia si trasferisce a Firenze, diventando la prima donna ad essere ammessa all’Accademia del Disegno.
A Firenze, Artemisia trasforma la sua rabbia e il suo dolore in arte, producendo la sua opera più celebre, Giuditta che decapita Oloferne.
Una scena biblica cruenta ma che per l’autrice rappresenta la cruda e personale interpretazione della vendetta, infatti alcuni riconoscono la stessa Artemisia nel volto di Giuditta e il suo stupratore in quello di Oloferne.
Artemisia nonostante vittima, seppe gestirsi con intelligenza e scaltrezza, riuscendo a diventare un’icona di indipendenza.
Nelle sue numerose opere, si contano ritratti, in verità spesso ritenuti più come autoritratti, a partire dal celebre Autoritratto come Allegoria della Pittura, dove l’artista inusualmente non appare musa passiva, piuttosto nella sua qualità di artista, attiva, forte e muscolosa, nell’atto di padroneggiare la sua arte.

Uscita definitivamente dall’ombra del padre Orazio, inizia la sua carriera autonoma, costruendosi una propria immagine pubblica, come ben testimoniato dal quadro in cui giovanissima si autoritrae, vestendo le sembianze di Santa Caterina d’Alessandria del 1613, che è proprio quello battuto all’asta da Christie’s a New York quest’anno.

Artemisia si raffigura nelle sembianze di una martire colta, nobile e determinata, ma la palma, la corona e la ruota spezzata, nonostante il loro forte simbolismo religioso non esprimono la stessa forza sprigionata dal suo sguardo diretto, risoluto e consapevole.
Il suo è un volto laico, e sta solo prestando la sua immagine, al sacro, e lo fa nello spirito professionale di soddisfare l’incarico conferitole dalla committenza, circostanza confermata dall’analisi tecnica, che ha rivelato l’aggiunta degli attributi della santa, della posa e dell’acconciatura, solo in un momento successivo.

Un processo tecnico-imprenditoriale finalizzato a voler quasi “brevettare” il proprio volto: una strategia molto moderna!

L’autoritratto per Artemisia è un manifesto di indipendenza e consapevolezza femminile, voglia di affermazione del suo spazio, cosa che le riesce pienamente, ancora molto bene: a distanza di secoli, entra nel mercato internazionale, il 4 febbraio 2026, con una vendita record di 5,69 milioni di dollari a New York da Christie’s, la più grande casa d’aste al mondo. 

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