Il racconto di Sigismpondo Nastri
|Ricordi di Alfonso Gatto a 50 anni dalla scomparsa
50 anni fa moriva il poeta Alfonso Gatto. In un bellissimo racconto Sigismondo Nastri ricorda il rapporto dell’artista con la Costiera Amalfitana. Nastri intreccia ricordi personali, incontri occasionali e riflessioni letterarie per restituire il ritratto umano e poetico di Gatto, oltre al forte legame che lo univa a questi luoghi.
Nel suo racconto, Sigismondo Nastri ricorda innanzitutto il convegno organizzato poco dopo la morte del poeta, avvenuta l’8 marzo 1976 in seguito a un incidente stradale nei pressi di Orbetello. L’iniziativa fu promossa dal giovane studioso Francesco D’Episcopo insieme a Pietro Borraro e si svolse tra Salerno, Maiori e Amalfi. Gli atti di quell’importante incontro di studio furono poi raccolti nel volume Stratigrafia di un poeta pubblicato nel 1980.
Nastri racconta che in quegli anni faceva parte del consiglio di amministrazione dell’Azienda di soggiorno e turismo di Amalfi e fu incaricato di intervenire durante la sessione ospitata nel palazzo municipale per ricordare i legami tra Gatto e la Costiera.
Nel racconto emerge anche il primo incontro ideale tra Nastri e il poeta: quando era ancora studente ad Amalfi e, sfogliando un’antologia scolastica, lesse la poesia “Ai monti di Trento”. Colpito dalla forza dei versi, soprattutto quelli dedicati alla madre, iniziò a cercare e acquistare i libri di Gatto, leggendo con passione la sua poesia.
Successivamente Nastri scoprì anche il Gatto giornalista, che collaborava con il settimanale Epoca. Proprio tra le risposte ai lettori trovò una suggestiva descrizione di Erchie, rievocata dal poeta come un luogo quasi incantato: una piccola insenatura silenziosa, con spiaggia di ghiaia bianca, agrumeti e una modesta osteria dove lui e gli amici mangiavano aguglie fritte e bevevano vino sulla riva del mare, immersi nella spensieratezza della giovinezza.
Nastri ricorda poi di aver incontrato Gatto diverse volte in Costiera, soprattutto a Minori e ad Amalfi, in compagnia di artisti e amici come il pittore Mario Carotenuto. Tuttavia, il loro primo vero colloquio avvenne nell’estate del 1967, quando il poeta lo invitò nella sua casa di Conca dei Marini.
Durante quel pomeriggio, racconta Nastri, Gatto lesse con attenzione le sue poesie dattiloscritte, commentandole una per una e dividendo i testi tra quelli da conservare e quelli da scartare. Da quella selezione sarebbe nato qualche anno dopo il volumetto poetico Acquamorta. L’incontro si svolse tra conversazioni sul paesaggio della Costiera, il mare, gli ulivi e l’orizzonte, elementi che il poeta amava profondamente e che spesso entravano nei suoi versi.
Nel racconto Nastri sottolinea infatti come il legame tra Alfonso Gatto e la Costiera Amalfitana emerga chiaramente nella sua poesia, in particolare nelle Rime di viaggio per la terra dipinta, dove il poeta descrive la strada che da Vietri conduce ad Amalfi e i paesaggi di luoghi come Cetara, Atrani e Furore, restituendone la luce, i profumi e la vita quotidiana.
Il racconto di Nastri diventa così non solo una memoria personale, ma anche un omaggio alla capacità di Gatto di trasformare la Costiera in poesia. Attraverso i suoi versi e i suoi ricordi, il poeta ha consegnato un’immagine intensa e suggestiva di questi luoghi, che – come ricorda Nastri – devono essere custoditi e trasmessi alle nuove generazioni affinché non si perda la memoria della loro bellezza e della loro storia.

