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Presidio a Napoli davanti al consolato USA: sostegno all’operazione “Epic Fury”.

Oggi 8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, tutti noi occidentali dovremmo celebrare il coraggio delle donne iraniane che negli ultimi decenni, hanno subito una repressione terribile, perseguitate non solo in quanto partecipanti al movimento di protesta ma soprattutto in quanto donne in un sistema feroce di subordinazione di genere, legale e sociale.

Sono state tantissime a rendersi protagoniste eroicamente, bruciando l’hijab per sfidare il regime, dopo la morte di Mahsa Amini, curda di Saqqez, massacrata dalla cosiddetta “polizia morale” perché non indossava correttamente il velo come prescrive la legge islamica.
L’uccisione della giovane diede il via nel 2022, alla protesta femminile in tutte le piazze, al grido di “Donna, Vita, Libertà”.

Dieci giorni fa la notizia della morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, simbolo di repressione dell’Iran, era stata festeggiata anche a Napoli, dove la sera di sabato 28 febbraio in Piazza Bellini, tanti iraniani si sono radunati spontaneamente, per lasciarsi alle spalle decenni di paura e sperare in un futuro diverso.

Consapevoli che adesso per l’Iran è un momento cruciale, si sono nuovamente riuniti nuovamente due giorni fa, questa volta con un presidio organizzato, all’esterno del Consolato generale Usa, in piazza della Repubblica, sul lungomare di Napoli.
Ragazze e ragazzi della piccola comunità iraniano-partenopea, molti dei quali iscritti alle università Federico II, Luigi Vanvitelli e Parthenope, hanno sventolato le bandiere iraniane, statunitensi ed israeliane, inneggiando striscioni a Reza Pahlavi e Donald Trump e slogan: “Make Iran great again“, “Iran revolution for freedom” e “Viva lo scià“.

Annunciato nei giorni scorsi, questo nuovo “raduno di solidarietà dei patrioti iraniani di Napoli” si è svolto, anche questa volta, in modo pacifico, sulle note dell’inno nazionale iraniano e delle canzoni tradizionali di festa, con dolcetti e bandierine con su scritto “l’unica scelta per l’Iran è Reza Pahlavi“.

Una studentessa, in Italia da due anni alla facoltà di Economia e commercio dell’Università Parthenope, ha spiegato che pur essendo molto preoccupati per tutti i loro familiari, sono molto felici, perché “La guerra è spaventosa, ma la dittatura fa più paura. Questo governo ha ucciso 50mila persone in due giorni“.

Oggi però dedichiamo un ricordo particolare all’attivista iraniana, Narges Mohammadi, ingegnere, giornalista e attivista, vicepresidente del Centro dei Difensori dei Diritti Umani, arrestata più volte, imprigionata e frustata 154 volte per aver fondato e gestito “un movimento per i diritti umani”.
Rilasciata nel 2020, è stata rispedita in prigione nel 2021, per scontare 13 anni di carcere e dopo un complesso intervento chirurgico alla gamba destra, quest’anno è stata condannata ad ulteriori 7 anni di reclusione.

Generico marzo 2026