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POMPEI – Un ponte di cultura, storia e archeologia ha unito oggi le sponde del Mediterraneo. Presso la Biblioteca del Parco Archeologico di Pompei, si è tenuto un incontro di eccezionale rilievo scientifico che ha visto protagonista il Professor Nejib Ben Lazreg, illustre archeologo ed ex membro dell’Institut National du Patrimoine (INP) della Tunisia, accompagnato dal Professor Umberto Pappalardo.

Al centro della conferenza, introdotta dai saluti del Direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel, la presentazione di una scoperta straordinaria: un mosaico romano rinvenuto nell’antica città di Leptis Minus (l’odierna Lemta), che ritrae la nascita di Elena e dei Dioscuri.

Una scoperta tra sfide e rinascita

Il mosaico, descritto dal Professor Ben Lazreg, decorava originariamente l’angolo di una sala di rappresentanza di una prestigiosa domus romana. La sua storia recente è stata tuttavia travagliata: “Il sito è stato purtroppo oggetto di saccheggi da parte di clandestini ed è attualmente ricoperto da un uliveto”, ha spiegato l’archeologo.

Nonostante le pesanti incrostazioni calcaree e i danni del tempo, il paziente lavoro di pulizia e restauro ha permesso di riportare alla luce scene di inestimabile valore artistico. La scoperta, avvenuta tecnicamente nel 2006, ha richiesto anni di studi e interpretazioni prima di essere presentata ufficialmente in questa sede prestigiosa.

Leptis Minus: La “piccola” grande città alleata di Roma

Nonostante il nome suggerisca dimensioni ridotte (Minus), Leptis fu un centro nevralgico per l’economia dell’Africa Proconsolare. “Fu una città libera che scelse di schierarsi con Roma contro Cartagine, godendo così di una lunga stagione di prosperità”, ha sottolineato Ben Lazreg.

Era un porto commerciale celebre per l’esportazione di olio d’oliva e garum (la salsa di pesce di cui anche Pompei era ghiotta). Le rotte commerciali del suo porto sono attestate dal ritrovamento di anfore con il sigillo della città in tutto il Mediterraneo occidentale, dalla Spagna alla Francia, fino al celebre Monte Testaccio a Roma.

L’identità africana alla fine dell’Impero

Un aspetto affascinante emerso durante l’intervista riguarda il “timbro” culturale locale. Sebbene l’élite di Leptis Minus aspirasse alla cittadinanza romana, tra il IV e il V secolo d.C. — l’epoca di Sant’Agostino — emerse una forte rivendicazione di “africanità”. “Mentre Roma entrava in crisi, l’Africa del Nord riaffermava con orgoglio la propria identità culturale e artistica”, ha spiegato il professore.

Una collaborazione internazionale

L’evento segna un ulteriore passo nel rafforzamento dei rapporti tra Italia e Tunisia. Come ricordato dal Professor Pappalardo, l’archeologia non è solo studio del passato, ma un “dinamismo culturale” capace di far rivivere storie millenarie e di unire i popoli attraverso la bellezza.

Con il sostegno della Comunità Europea e nuovi stanziamenti destinati alla tutela del patrimonio in Tunisia, la collaborazione tra Pompei e i siti nordafricani promette di svelare ancora molti segreti sepolti sotto le sabbie del tempo.Generico marzo 2026Generico marzo 2026Generico marzo 2026

Nejib Ben Lazreg e Umberto Pappalardo – 26 febbraio 2026

Introduzione: Un ponte tra Pompei e la Tunisia

La conferenza del Professor Nejib Ben Lazreg, introdotta dal Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e dal Professor Umberto Pappalardo, non è stata solo una presentazione accademica, ma un atto di diplomazia culturale. Il legame tra Pompei e la Tunisia è profondo, radicato in una storia comune di commerci, arte e vita quotidiana romana. Al centro della discussione, il mosaico della “Nascita di Elena e dei Dioscuri”, rinvenuto a Leptis Minus, emerge come una testimonianza cruciale di questo legame.

Leptis Minus: Storia di una metropoli commerciale

Contrariamente a quanto il nome “Minus” potrebbe suggerire (termine usato in antichità per distinguerla dalla più grande Leptis Magna in Libia), la città tunisina di Leptis Minus (l’odierna Lemta) fu un centro di primaria importanza.

  • L’alleanza con Roma: Come spiegato dal Prof. Ben Lazreg, la città godette di uno status privilegiato per aver scelto di schierarsi con Roma durante le guerre puniche. Questa scelta le garantì lo status di “civitas libera”, permettendole una fioritura economica senza precedenti.

  • Il motore economico: La ricchezza della città derivava dal suo porto, da cui partivano carichi di olio d’oliva e, soprattutto, di garum, la celebre salsa di pesce. L’importanza di questo commercio è documentata dal ritrovamento di anfore marchiate “Leptiminus” in tutto il bacino del Mediterraneo, fino al Monte Testaccio a Roma.

Il Ritrovamento: Una sfida contro il tempo e l’incuria

Il mosaico presentato è stato scoperto in circostanze complesse. Rinvenuto originariamente nell’angolo di una sala di rappresentanza di una ricca domus romana, il reperto ha dovuto affrontare gravi minacce:

  1. I saccheggi: Il sito è stato storicamente bersaglio di scavi clandestini e tombaroli.

  2. L’agricoltura: L’area è attualmente occupata da un uliveto, il che rende difficile la tutela sistematica dell’intero complesso edilizio.

  3. Il restauro: Ben Lazreg ha descritto le enormi difficoltà tecniche nel ripulire il mosaico dalle spesse incrostazioni calcaree che ne celavano i colori e i dettagli.

Analisi Iconografica: La Nascita di Elena e dei Dioscuri

Il tema del mosaico è un unicum nel panorama della produzione africana. Esso raffigura il mito di Leda e il Cigno, ma con un focus specifico sulla nascita di Elena e dei gemelli Castore e Polluce. L’opera si distingue per una qualità esecutiva raffinata che riflette il gusto delle élite locali, le quali desideravano mostrare la propria erudizione mitologica e la propria adesione ai canoni estetici imperiali. Tuttavia, come notato dal professore, pur nel rigore della romanizzazione, traspare una “tocco africano” nella scelta cromatica e in alcuni dettagli stilistici.

Il Significato Culturale: L’orgoglio africano nel Tardo Impero

Uno dei punti più stimolanti della conferenza riguarda l’inquadramento cronologico del mosaico, attribuibile all’epoca di Sant’Agostino (IV-V secolo d.C.). In questo periodo, mentre Roma iniziava a mostrare i segni della crisi, l’Africa Proconsolare viveva un momento di grande consapevolezza culturale. Le élite tunisine non erano più solo “copie” dei cittadini romani, ma rivendicavano con orgoglio la propria identità. “Mentre Roma andava in crisi, l’Africa del Nord rimontava”, afferma Ben Lazreg, evidenziando come l’arte musiva diventasse uno strumento per affermare la propria centralità nel Mediterraneo tardo-antico.

Conclusione: Il valore dell’archeologia oggi

L’intervento di Ben Lazreg a Pompei sottolinea la necessità di una visione globale dell’archeologia. Il mosaico di Leptis Minus non è solo un bell’oggetto da museo, ma un documento storico che parla di alleanze politiche, rotte commerciali e identità culturali in evoluzione. La collaborazione tra istituzioni italiane e tunisine, supportata anche da fondi internazionali, rimane la via maestra per preservare questo patrimonio comune e continuare a “far risorgere” la storia dalle biblioteche e dagli scavi.


Riferimento video:Nejib Ben Lazreg e Umberto Pappalardo – 26 febbraio 2026

vedi articolo correlato  https://www.positanonews.it/2026/02/pompei-e-tunisia-il-mosaico-di-leptis-minus-svela-i-legami-millenari-del-mediterraneo/3825141/