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La notizia della morte dell’Ayatollah, scatena l’entusiasmo di ragazze e ragazzi iraniani, che a Napoli hanno festeggiato in Piazza Bellini.

L’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei, simbolo di repressione e di potere assoluto nella Repubblica islamica, ha scatenato un’ondata di esultanza non solo in Iran, ma anche in molte città italiane che ospitano giovani e giovanissimi iraniani, arrivati in Europa per studiare e sfuggire alla repressione del regime.

Quelle ore sono state complicate per tanti turisti nostri bloccati a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, a causa della chiusura degli spazi aerei, ma nelle stesse ore, sabato sera a Napoli, si sono radunavano in Piazza Bellini tanti iraniani, per sventolare le loro bandiere tricolori con il leone ed il sole, simbolo della Persia libera ante ’79.
Abbracci e lacrime per ricordare i tanti amici e parenti persi durante la lunga repressione di quel feroce regime, che adesso sperano di potersi lasciare alle spalle decenni di paura, di internet bloccato e di tutte le atrocità che hanno segnato duramente il loro paese, e ricominciare finalmente a sperare in un futuro diverso.

Sono le donne le più entusiaste perché sono loro ad aver subito la repressione peggiore: perseguitate non solo in quanto partecipanti al movimento di protesta ma colpite anche in quanto donne, da un sistema fondato sulla subordinazione di genere, legale e sociale.
Le nuove generazioni di donne iraniane infatti, sono state le protagoniste di una rivolta fondamentale negli anni scorsi, iniziata dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022, quando eroicamente, hanno bruciato l’hijab e sfidato il regime.
Mahsa Amini, curda di Saqqez, fu massacrata di botte in un furgone della cosiddetta “polizia morale” che l’aveva arrestata perché non indossava correttamente il velo come prescrive la legge islamica.
L’uccisione della giovane fu la scintilla di una protesta epocale delle donne iraniane in tutte le piazze, al grido Jîn, Jîyan, Azadî, “Donna, Vita, Libertà”, con slogan contro il regime e hijab sventolato come bandiera o dato impavidamente al fuoco.

Questi giovani iraniani in Italia, perlopiù sono studenti, e sono consapevoli che adesso per l’Iran si aprirà una partita cruciale per il futuro, con nuovi equilibri ancora tutti da capire, ma per loro adesso è  solo il momento di scendere in piazza e festeggiare: “Oggi è il giorno più bello della nostra vita. È finita la peggiore dittatura del mondo”.

Le manifestazioni di gioia collettiva non si sono viste solo a Napoli ma anche in altri grandi centri, Genova in primis, dove si sono moltiplicate senza che nessuno le avesse organizzate formalmente, ma solo con il passa parola spontaneo in chat di WhatsApp e gruppi Telegram.