La Ferrari “Amalfi” parla campano: l’eccellenza della Valle Caudina e il lento risveglio dell’auto al Sud
La Ferrari “Amalfi” parla campano: l’eccellenza della Valle Caudina e il lento risveglio dell’auto al Sud
Il tributo di Maranello alla Campania non si limita al fascino del nome scelto per la sua ultima creazione. Dietro la scocca della nuova Ferrari “Amalfi”, destinata a celebrare le bellezze di una regione sempre più protagonista del turismo globale, si nasconde un solido legame industriale. La casa automobilistica ha infatti commissionato a un polo di aziende situate nella Valle Caudina – a cavallo tra le province di Avellino e Benevento – la verniciatura e lo stampaggio di specifiche componenti in plastica.
L’eccellenza silenziosa della Valle Caudina
Si tratta di elementi interni, invisibili dall’esterno e non a diretto contatto con i passeggeri, in parte già testati su vetture precedenti del Cavallino. Come da prassi per tutelare i propri segreti industriali, Ferrari non ha divulgato i nomi dei fornitori. Tuttavia, l’arrivo di questa prestigiosa commessa ha acceso i riflettori su un distretto manifatturiero di assoluto rilievo.
Con 318 imprese attive nella meccanica di precisione, nell’aeronautica e nell’automotive, l’area caudina garantisce lavoro a oltre 3.000 persone. Numeri che rappresentano un quarto dell’intera forza lavoro del territorio, delineando una vocazione industriale le cui percentuali si avvicinano sorprendentemente a quelle della rinomata Emilia-Romagna.
Stellantis e la lenta “inversione a U” del Mezzogiorno
L’asse Maranello-Campania rappresenta un’iniezione di fiducia per un comparto, quello della componentistica meridionale, che sta attraversando una fase complessa. I sindacati continuano a monitorare con preoccupazione le mosse di Stellantis, sottolineando criticità evidenti come l’azzeramento del premio di produzione per i dipendenti nel 2025.
Nonostante le difficoltà e i recenti stop annunciati per gli stabilimenti di Modena e Cassino, si intravedono spiragli di ripresa occupazionale, favoriti in parte dal riposizionamento strategico sulle motorizzazioni ibride rispetto alla trazione puramente elettrica. Le 456 aziende della filiera campana, dopo anni di drastici ridimensionamenti, sono tornate a generare alcune centinaia di nuovi posti di lavoro.
La mappa del rilancio: da Pomigliano all’Abruzzo
I segnali di vitalità non riguardano solo i 400 giovani assunti a Torino per lanciare la 500 Hybrid, ma si estendono a macchia d’olio in diversi poli produttivi del Sud:
Pratola Serra (Avellino): L’hub irpino sta integrando un centinaio di trasfertisti stabili provenienti da altre sedi. L’obiettivo è incrementare la produzione di motori diesel per i veicoli commerciali, puntando a 550mila unità nel 2026 (100mila in più rispetto all’anno scorso).
Melfi (Potenza): Lo stabilimento lucano respira grazie all’introduzione di un secondo turno lavorativo dedicato alla nuova Jeep Compass, mossa che sta riducendo il ricorso alla Cassa Integrazione.
Val di Sangro (Abruzzo): Ritmi in crescita per le linee del furgone Ducato. Da febbraio, la produzione è passata da 640 a 820 mezzi al giorno.
Termoli (Campobasso): I motori si riaccendono con l’avvio della produzione dei propulsori Firefly Euro7 e dei nuovi cambi e-DCT destinati alle vetture ibride.
Pomigliano d’Arco (Napoli): Confermati gli investimenti per due nuovi modelli attesi nel 2028. Nel frattempo, lo stabilimento continua a spingere grazie al successo inossidabile della “Pandina”.
A confermare la bontà di questa timida ripartenza ci sono i dati commerciali. Nel mese di gennaio, il marchio Fiat ha messo a segno in Europa (Regno Unito incluso) un balzo in avanti del 24,6%, immatricolando 6.000 veicoli in più rispetto allo stesso mese del 2025. A trainare le vendite è proprio la Pandina prodotta in Campania, che con 14.122 unità si è piazzata tra i cinque modelli più acquistati nel continente nel primo mese dell’anno.


