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Arte. Ricordando Elio Waschimps …

Articolo di Maurizio Vitiello – Ricordando Elio Waschimps …

A settembre del 2022 ci lasciava Elio Waschimps …

Si spense nella sua casa napoletana, a 90 anni.

Uomo discreto e artista validissimo, anzi straordinario, fu capace di interpretare le problematiche e le inquietudini del nostro tempo logorato con sguardo coerente, congruo, quasi duro.

Il grande storico dell’arte Ferdinando Bologna scrisse su di lui, tra l’altro, quanto segue; “… con il coraggio di mantenersi solitario sulla breccia per portare avanti un discorso individuale che in definitiva è anche esso sperimentale, ma nel senso che fa del ripensamento intuitivamente critico della grande pittura del passato un mezzo per affrontare in termini ‘pittorici’ i problemi del presente.”

È stato pittore di livello internazionale.

Aveva la capacità di memorizzare il passato e intraprendere ipotesi si strade future con un ventaglio interpretativo di spessore e di forte densità emotiva.

I suoi lavori, da museo, erano sintesi interessanti di una ricerca filosoficamente attenta alle gravità dell’esistenza e al divenire caotico.

La sua produzione eccellente, per felice resa pittorica, determinava puntualità espressive e sagome dannate sulle tele, quasi ectoplasmi dei quali si fatica a distinguere il soma, energie disgraziate, che prendono vita oltre il soggetto ritratto e s’alimentano di un’aurea di soffocante mistero.

Osservando la serie “Giochi di bambine” lo si può legare a frazioni di Edvard Munch.

La nascente adolescenza di quella bambina seduta sul letto, capelli come serpenti, e la grande macchia scura che le incornicia le spalle ci porta a considerare nessuna ombra rassicurante, piuttosto il fantasma della trasformazione che incombe sul suo corpo vulnerabile, che, ingenuamente, la bambina protegge con le mani.

Le bambine di Waschimps hanno volti deformati da smorfie di paura più che di gioco con i capelli lunghi biondi, che ci ricordano la Maddalena stravolta di Masaccio e l’urlo del norvegese Edvard Munch.

Anche le influenze degli affreschi di Pompei, Ercolano, Oplontis, misurate dal tempo, e le urla strozzate dell’irlandese Francis Bacon s’incuneano in una pittura d’impatto.

Il precario bilanciamento tra armonia e perdizione, tra autenticità e inferno, rende particolare la pittura dell’artista.

Varie le serie, tra cui quella singolare di Marat, che ci ricordano momenti topici di vicende esistenziali.