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Amalfi: Don Antonio Porpora e la corale della Cattedrale – 50 anni di musica in un “Allleluia”

Amalfi si prepara a vivere una Pasqua dal sapore particolarmente intenso e carico di significato in cattedrale. Al termine della Messa Pontificale della prossima domenica, don Antonio Porpora tornerà a dirigere la Schola Cantorum della Cattedrale — oggi Corale Cantate Domino Aloysiana — nell’“Alleluia” del Messia di Haendel, rievocando un momento che ha segnato l’inizio di un lungo cammino artistico e umano.

Era infatti domenica 10 aprile 1976 quando, appena sedicenne, accettò con coraggio la responsabilità di dirigere per la prima volta la Schola. Una scelta che, all’epoca, poteva apparire fuori dall’ordinario per un ragazzo così giovane, ma che si rivelò decisiva. Quel gesto, compiuto senza esitazione, ha rappresentato l’inizio di una vita spesa nella musica, nella bellezza e nel servizio alla comunità.

A distanza di cinquant’anni, quell’esperienza viene ricordata non solo come un traguardo personale, ma come il simbolo di una visione: credere nel valore del coraggio come antidoto alla mediocrità e come motore di crescita. Una convinzione che ha accompagnato il maestro lungo tutta la sua attività, portandolo a costruire, insieme a tanti collaboratori e amici, un patrimonio musicale e umano profondamente radicato nella città.

Il concerto pasquale sarà anche un’occasione per rendere omaggio a chi ha condiviso questo percorso. Tra questi, l’organista Enzo Alfieri, al suo fianco dal 1980, e don Antonio Porpora, collaboratore dal 1998 e suo successore dal 2005. Un pensiero particolare sarà rivolto anche a coloro che non ci sono più, ma le cui voci continuano a risuonare nella memoria di chi ha avuto il privilegio di cantare insieme, “per lodare il Signore con arte”.

Non mancherà, infine, uno sguardo interiore: una gratitudine silenziosa ma profonda per la passione e l’impegno profusi negli anni, con l’obiettivo di rendere la Cattedrale di Amalfi un luogo ancora più ricco di bellezza. Una bellezza che non è solo estetica, ma che nasce dall’incontro tra persone, dalla dedizione e dalla capacità di trasformare l’arte in dono.

Perché Amalfi, come ricorda il maestro, è chiamata a risplendere. E potrà farlo davvero solo attraverso la bellezza delle persone che la abitano e la vivono, rendendola capace di emozionare chiunque vi giunga, da ogni parte d’Italia e del mondo.