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10 Marzo 2020: Il silenzio assordante della Costiera e quel primo giorno di Lockdown fra Sorrento e Positano

Esattamente sei anni fa, l’Italia si svegliava in un mondo nuovo, immobile e sospeso. Era il 10 marzo 2020, il primo giorno del lockdown nazionale annunciato la sera precedente, quel lunedì 9 marzo, dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il discorso “Io resto a casa”. Ma mentre il Paese si chiudeva dentro, per chi fa informazione, le strade diventavano l’unico ufficio possibile.

In giro tra Positano e Sorrento: Cronache di un deserto
Mentre le serrande si abbassavano e il timore dell’ignoto prendeva il sopravvento, io mi ritrovavo a percorrere le curve della Statale 163 Amalfitana e della Penisola Sorrentina. Da Positano a Sorrento, quegli scenari solitamente brulicanti di turisti e vita si erano trasformati in un set cinematografico a cielo aperto, privo di attori.

Accoglievamo anche i giornalisti di tutto il mondo per inchieste come quella sull’ospedale di Pogerola ad Amalfi

Amalfi inchiesta Ospedale Pogerola , Sorrento Pasqua con l’esercito, gli ospedali. Il 2020 col Covid di Positanonews

Documentare quei momenti non era solo un dovere professionale, ma una necessità civile. Ricordo la sensazione di essere un “osservatore solitario” in una terra bellissima e ferita:

Le piazze vuote: Il suono dei miei passi che rimbombava tra i vicoli di Positano.

I posti di blocco: Il controllo costante e quella sensazione di surrealtà nel mostrare l’autocertificazione.

La natura che si riprendeva i suoi spazi: Un mare cristallino come non lo vedevamo da decenni, proprio mentre noi non potevamo toccarlo.

La tecnologia che accorciava le distanze: Il TG Positanonews
Ogni sera, dopo ore trasmesse in diretta tra le strade deserte, l’appuntamento fisso era il TG Positanonews. Grazie alla collaborazione instancabile della redazione e all’uso di strumenti allora quasi pionieristici per molti come Streamyard, riuscivamo a rompere l’isolamento.

Eravamo collegati con tutto il mondo: dai residenti bloccati in casa ai tanti cittadini della Penisola all’estero, preoccupati per le loro famiglie. Quelle dirette non erano solo informazione; erano un filo invisibile che teneva unita una comunità sparsa per il globo, un modo per dire “non siamo soli” nonostante i confini chiusi.

Ricordiamo a Positano la Madonna Nera esposta ovunque, i canti dal balcone, Piazza Tasso deserta a Sorrento a Pasqua, il Miserere dei carottesi  che risuonava nei palazzi a Piano che spezzava il silenzio in Costiera e Penisola.

Da una paura all’altra: Dal virus alla guerra
Oggi, 10 marzo 2026, guardiamo a quelle immagini con una strana nostalgia mista a sollievo. Abbiamo superato la pandemia, ma la serenità che sognavamo allora sembra ancora scivolarci tra le dita.

“Allora avevamo paura di un nemico invisibile che ci obbligava al silenzio; oggi viviamo nel rumore assordante dei conflitti che minacciano l’Europa e il mondo.”

Le paure sono cambiate: non più il contagio, ma la guerra, l’instabilità geopolitica e l’incertezza sul futuro globale. Eppure, proprio quella resilienza imparata tra le strade vuote di Sorrento e le dirette streaming di sei anni fa ci ricorda che l’unico modo per affrontare la tempesta è restare lucidi, informati e, soprattutto, uniti.