Sgominata la “banda della marmotta”: 5 arresti dopo il raid di Agerola. Asse criminale tra Vesuviano e Puglia
Fine dell’incubo. È stata smantellata la batteria di rapinatori che, nelle ultime settimane, aveva trasformato le notti della provincia napoletana in un vero e proprio fronte di guerra, sventrando bancomat a colpi di esplosivo.
Un’imponente operazione congiunta, scattata nelle scorse ore, ha portato all’arresto di cinque persone, ritenute responsabili della scia di assalti che ha seminato il panico tra Agerola e Casavatore. Le indagini hanno svelato l’esistenza di una vera e propria joint venture criminale: una banda “mista” composta da basisti e manovalanza dell’area vesuviana e da “specialisti” in trasferta provenienti dalla Puglia.
Il blitz e i nomi
L’operazione è stata condotta in sinergia dalla Squadra Mobile di Napoli, supportata dai colleghi di Caserta, e dai Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Castello di Cisterna, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata. Gli investigatori hanno individuato il covo del gruppo nell’area vesuviana, stringendo le manette ai polsi di G.M. (residente a San Gennaro Vesuviano), G.N. (di San Giuseppe Vesuviano), M.R. (di Cerignola), G.S (di Modugno) e I.C. (di Bari). Per tutti l’accusa è di furto aggravato in concorso, a cui si aggiungono le denunce per ricettazione e detenzione illegale di materiale esplodente senza le prescritte misure di sicurezza.
L’errore fatale ad Agerola
A segnare il destino del sodalizio criminale è stato l’ultimo colpo, messo a segno pochi giorni fa ad Agerola ai danni della Banca di Credito Popolare. Gli elementi raccolti dagli inquirenti subito dopo il raid, e durante la successiva fuga dei malviventi in direzione della Costiera Amalfitana, si sono rivelati determinanti per chiudere il cerchio attorno alla banda.
La tecnica della “marmotta”
Il modus operandi era sempre lo stesso, una firma inconfondibile che ha devastato anche uno sportello a Casavatore proprio nella giornata di ieri: la tecnica della “marmotta”. I malviventi inserivano una pala di ferro imbottita di esplosivo (spesso polvere pirica artigianale) direttamente nella fessura di erogazione delle banconote. La successiva deflagrazione sventrava la cassa blindata, permettendo al commando di arraffare il contante e dileguarsi in pochi minuti, lasciandosi alle spalle danni ingenti e residenti terrorizzati dal boato.





