Linguaggio poetico e riflessione sulla parola “declinata al femminile”: al centro Anna Picchi, madre di Giorgio Caproni. Cresce la partecipazione e si anima il dibattito.
|Salerno: Si chiamerà Futura, sala gremita per il secondo incontro dedicato alle figure femminili
Sala gremita e pubblico partecipe per il nuovo appuntamento del ciclo “Si chiamerà Futura”, il percorso culturale dedicato alle figure femminili simbolo della condizione della donna, declinate in ambito linguistico e letterario. L’iniziativa, curata da Roberto Lombardi e organizzata da Rosa Maria Vitola, coordinatrice delle politiche di genere della FNP CISL Salerno, si conferma un appuntamento capace di coniugare approfondimento culturale e partecipazione attiva.
A testimoniare l’attenzione verso il progetto anche il sostegno della FNP CISL Campania, rappresentata da Rita Liguori, Claudia Lanzillo e Adriano Varriale. Un ringraziamento particolare è stato rivolto al segretario generale della FNP CISL Salerno, Alfonso Carrano, e alla segretaria generale della UST CISL Salerno, Marilina Cortazzi, oltre a tutte le persone che seguono con crescente interesse il ciclo di incontri.
Il secondo appuntamento ha posto al centro il linguaggio poetico: la parola declinata al femminile, messa a confronto con la parola “maschile” della filosofia, della logica e del ragionamento. Due i segnali emersi con chiarezza: l’aumento delle presenze e la volontà, al termine dell’incontro, di proseguire il confronto tra domande, osservazioni e riflessioni condivise.

Tra i temi affrontati, la metafora come strumento di creatività e di pensiero, capace di stimolare nuove prospettive, e la poesia come spazio privilegiato di esplorazione dell’identità e della memoria. Fulcro dell’incontro una raccolta poetica di Giorgio Caproni, dedicata alla madre, Anna Picchi.
Particolarmente intensa la lettura di Ad portam inferi, poesia in cui la figura di Annina si trova al cospetto dell’aldilà, davanti a rivelazioni estreme e definitive. Avvolta «dalla nebbia del suo domani», la donna non si lascia sopraffare dall’angoscia personale, ma si preoccupa del futuro dei suoi cari – il figlio, il marito – mentre l’ombra della guerra incombe, insinuandosi nelle necessità quotidiane più semplici.
Un incontro che ha saputo coniugare emozione e approfondimento, confermando “Si chiamerà Futura” come uno spazio di riflessione collettiva sulla parola, sulla memoria e sul ruolo delle donne nella costruzione del presente e del futuro.

