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Positano, la “Montagna Spaccata” e quella ferita mai rimarginata: mezzo secolo di fragilità sulla via per Nocelle

Positano, la “Montagna Spaccata” e quella ferita mai rimarginata: mezzo secolo di fragilità sulla via per Nocelle

Se il semaforo di Via Monsignor Saverio Cinque è l’emergenza visibile, la vera criticità affonda le radici nella storia stessa di quella strada, in un toponimo che suona già come un avvertimento: “Montagna Spaccata”.

Non è un nome di fantasia. Quell’arteria fondamentale, che si inerpica fino a Nocelle e Montepertuso, non esisteva così come la vediamo oggi. Oltre cinquant’anni fa, lì c’era solo roccia impervia. Per dare a Positano e alle sue frazioni alte una via di comunicazione moderna, si dovette agire con forza: la montagna fu letteralmente “spaccata”, fatta brillare con l’esplosivo per ricavare la carreggiata dal nulla.

Un’opera necessaria, certo, ma che ha lasciato una cicatrice aperta. Dopo le esplosioni e la realizzazione del tracciato, quella parete rocciosa violentata non ha mai ricevuto una bonifica profonda e definitiva, capace di “curare” le fratture della pietra. La strada è rimasta così, sospesa tra la bellezza del panorama e la fragilità del costone.

Oggi, quella mancanza si fa sentire. La zona resta storicamente soggetta al pericolo di caduta massi e smottamenti, una minaccia che si amplifica drammaticamente ad ogni ondata di maltempo. Quando piove, la “Montagna Spaccata” ricorda a tutti la sua natura instabile, rendendo il passaggio non solo difficile, ma potenzialmente rischioso.

Parlare di sicurezza, dunque, significa guardare oltre il semaforo alternato: significa prendere atto che quella strada, nata dalla dinamite mezzo secolo fa, ha bisogno di un’attenzione strutturale costante. Perché tra il passaggio di centinaia di van turistici e il diritto alla mobilità dei residenti, c’è di mezzo la tenuta di un versante che non può essere lasciata al caso.